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Spese pazze, ci risiamo

“Sprechi per 15mila euro”: Corte dei conti boccia le spese del gruppo Misto. Calenda denuncia la gestione di Scarabeo

C'è anche una scrivania di lusso pagata 4mila euro tra le spese che i giudici contabili hanno contestato al gruppo Misto, come denunciato oggi in Consiglio regionale dall'assessore Filomena Calenda, unica superstite dell'organismo di cui era componente anche Massimiliano Scarabeo. Contestate spese per circa 15mila euro, la gran parte per i contratti al personale. Una 'bomba' innescata dall'ex leghista nel pieno della campagna per le comunali di Isernia, città tra i più importanti bacini elettorali dei due.

Ha tenuto il colpo in canna per sette lunghi mesi. Poi, ritenendo propizio il momento, complice, forse, anche la campagna elettorale di Isernia, ha puntato il fucile contro l’ex consigliere regionale Massimiliano Scarabeo. E ha fatto fuoco.

E’ stata più vivace del solito l’odierna seduta di Consiglio regionale dove l’assessore Filomena Calenda ha denunciato l’ex collega del gruppo Misto per delle spese sconsiderate fatte dall’allora capogruppo Massimiliano Scarabeo coi soldi pubblici. Denaro che oggi la Corte dei Conti vuole indietro.

Ci sono quasi 10mila euro di spese per i contratti di collaborazione al personale, gli affitti per due immobili a Venafro e infine una lussuosa libreria pagata 4mila euro. Ecco come sono stati spesi dal gruppo Misto in Consiglio regionale i 14.596 euro di soldi pubblici che i giudici della Corte dei Conti contestano chiedendone la restituzione. A chi? Allo stesso gruppo Misto.

Questa strana creatura in cui confluiscono gli indecisi della politica è attualmente un gruppo monocellulare, composto, cioè, dalla sola assessora regionale Filomena Calenda (che vi ha aderito il 21 gennaio 2020 dopo aver lasciato la Lega, ndr). In questo stesso raggruppamento era confluito anche Massimiliano Scarabeo, il politico venafrano eletto alle Regionali del 2018 in Forza Italia e passato – un po’ a sorpresa e diventando capogruppo – al Misto nel primo giorno in cui l’assise regionale si è insediata. Scarabeo era subentrato come consigliere supplente a Nicola Cavaliere che, nel frattempo, era stato promosso da Toma come assessore.

L’esperienza di Massimiliano Scarabeo, come qualcuno ricorderà, è terminata il 21 aprile del 2020, quando l’Aula ha votato la cancellazione della surroga: gli assessori sono tornati a fare anche i consiglieri e tutti i primi dei non eletti sono stati estromessi.

Per uno strano scherzo del destino esattamente un anno dopo – il 20 aprile 2021 – la Corte dei Conti ha bocciato il rendiconto del gruppo Misto dichiarandolo “non regolare per il periodo della XII legislatura dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020″. Parliamo di un periodo nel quale il Misto ha usufruito complessivamente di circa 62mila euro (di cui 6mila per spese di funzionamento e 56mila per il personale).

Non se n’era saputo nulla fino a quando questa mattina (7 settembre), in Aula l’assessore Calenda ha annunciato l’esito della pronuncia dei giudici contabili. E’ “un fatto molto grave“, ha commentato la titolare della delega alle Politiche Sociali citando la delibera numero 23/2021 dello scorso marzo.

La Sezione di controllo della Corte dei Conti che “ha accertato e contestato spese effettuate nel periodo precedente alla mia gestione. Somme che sono quindi oggetto di restituzione”.

Calenda ha illustrato in dettaglio tutte le spese contestate: 9.815 euro erogati per prestazioni occasionali, 61 euro per il pagamento del canone di locazione di immobili a Venafro dal 20 al 30 aprile 2020, 549 euro come pagamento anticipato del canone di locazione di immobili sempre a Venafro per trimestre maggio-luglio 2020, 4mila euro per l’acquisto di una libreria, 145 euro corrispondenti all’importo dell’estratto conto finale per estinzione del precedente conto corrente del Gruppo non riversato sul nuovo conto corrente.

L’assessora non ha dubbi: i 15mila contestati al gruppo devono essere restituiti da Massimiliano Scarabeo in persona, e non dal Misto a cui lei appartiene.

Oltre a definire “censurabile” il comportamento di Massimiliano Scarabeo, l’ex esponente della Lega ha chiesto all’Ufficio di Presidenza di avviare “un’azione di recupero di quelle somme nei confronti del consigliere regionale e non del Gruppo” e di attivarsi “per mettere in atto le operazioni più idonee perché le risorse contestate dalla Corte dei Conti siano rapidamente restituite”.

Operazione tecnicamente impossibile: è il gruppo semmai che dovrà restituire i soldi e non il singolo componente. Per di più non si tratterà, eventualmente, neppure di una formale restituzione di denaro quanto di una sorta di trattenuta sul budget che sarà stanziato per il gruppo Misto l’anno prossimo.

La deliberazione della Corte dei Conti riporta improvvisamente alla mente le spese pazze e le inchieste  giudiziarie che in passato hanno portato anche alla condanna di alcuni nomi eccellenti della politica regionale, accusati di aver speso i soldi pubblici per pagare pranzi, viaggi, regali e le suppellettili più disparate.

Certo, questa volta la somma è più ridotta – 10mila euro ad esempio sono serviti a pagare i contratti ai dipendenti del Gruppo Misto – ma le spese non sono meno opinabili. Balzano subito agli occhi ad esempio i 4mila euro per la libreria “in legno naturale con ripiani di cristallo” e, scrivono i giudici, “scrivania con cassetti”: chi ha ordinato l’acquisto (ad una ditta di Sora che a detta dell’assessore Calenda non si occupa di arredi per uffici) forse poteva sceglierne anche una più economica soprattutto in un periodo in cui (il 2020) la crisi economica provocata dalla pandemia avrebbe potuto indurre ad una maggiore morigeratezza nell’impiego dei fondi assegnati ai gruppi consiliari.

La Sezione di controllo spezza una lancia a favore di Filomena Calenda sostenendo che “non solo non ha partecipato in alcun modo all’ideazione dell’acquisto, ma ha sostanzialmente e radicalmente rifiutato di prendere in carico i beni acquistati, che si sono pertanto rivelati del tutto inutili e fonte di spreco delle risorse pubbliche”. Lasciati “da giugno 2020 in qualche deposito regionale”, tali beni non possono essere impiegati: “La Regione rende già disponibili ai singoli gruppi apposite stanze complete di mobili e accessori di lavoro“.

I giudici, poi, mettono in dubbio anche la bontà del lavoro svolto dai collaboratori assunti da Scarabeo nel Misto: sette proposte di legge regionale da essi elaborate “risultano, in realtà, presentate – con medesimi numero e titolo – da altri consiglieri regionali in periodi ampiamente precedenti”.

Per la Corte dei Conti il gruppo Misto dovrà dunque restituire le somme contestate. E per Filomena Calenda l’esborso toccherebbe a Massimiliano Scarabeo che ovviamente non è dello stesso avviso. Tanto da definirla “smemorina” e “novella Robin Hood”.

Per l’imprenditore venafrano, che dopo la sua uscita a maggio del 2020 ha restituito al gruppo una serie di documenti (come attestato da un verbale che ci mostra), spetta alla stessa ex leghista la restituzione delle somme: “Ha dimenticato di citare se stessa. Ha dimenticato ad esempio di leggere (o forse chi ha scritto ha dimenticato di scrivere) che mobili da ufficio di proprietà del Gruppo Misto sono dalla consigliera lasciati a giacere in un qualche deposito della Regione perché Ella ha “radicalmente rifiutato di prendere in carico i beni acquistati che si sono rivelati pertanto del tutto inutili e fonte di spreco delle risorse pubbliche”. La Consigliera Calenda non vuole i mobili comprati da altri!

Dimentica anche di leggere che non è stato possibile – per il Gruppo Misto – versare l’assegno bancario di cui lei stessa riferisce poiché lei non ha saputo correttamente effettuare la girata dello stesso, rendendolo così non ricevibile dalla banca. Da oggi a queste incombenze di segreteria ci penseranno i due soggetti assunti (uno a tempo indeterminato) e di cui la consigliera ha omesso di comunicare i contratti”.

Cosa succederà ora? L’aria che tira tra i due è ad alta tensione, complice probabilmente anche la campagna elettorale per le Amministrative di Isernia. Calenda e Scarabeo sono su due fronti opposti seppur nell’ambito dello stesso centrodestra: lei sta con Melogli (candidata nella lista dell’Udc), lui appoggia Tedeschi con Fratelli d’Italia. Non è escluso che la ‘guerra’ elettorale abbia indotto l’assessora a sganciare la bomba contro l’avversario proprio ora.

Di sicuro l’assessora era a conoscenza dell’esame delle spese del Gruppo Misto già da un po’: l’11 marzo è stata ascoltata dalla competente Sezione di controllo. Le irregolarità contestate e ufficializzate lo scorso aprile non sono state una sorpresa.

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