Quantcast

Ricostruzione post-sisma 2018, priorità a prime case e attività. Toma ammette: “I fondi sono pochi”

Il commissario e presidente ha emanato ha approvato il piano di riparazione/ricostruzione di immobili privati e pubblici e programmazione delle risorse stanziate per il post terremoto in Basso Molise

Qualcosa si muove finalmente per la ricostruzione post sisma in seguito ai terremoti a cavallo di Ferragosto 2018 in Basso Molise. Il presidente della Regione Molise, nonché Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma 2018 Donato Toma, ha fatto sapere di aver emanato il decreto numero 4/2021 con il quale ha approvato il piano di riparazione/ricostruzione di immobili privati e pubblici e programmazione delle risorse stanziate.

In sostanza è stata decisa la ripartizione con l’80% per cento dei fondi che verrà utilizzato per gli edifici privati da ristrutturare mentre il 20% andrà per gli edifici pubblici. La priorità andrà alle prime case. Il presidente e commissario mette però le mani avanti sottolineando come i fondi a disposizione siano attualmente insufficienti.

È noto infatti che il Governo ha stanziato per ora 39 milioni di euro per la ricostruzione post sisma del Molise ma dal fabbisogno emerso nei vari comuni colpiti dalle scosse servirebbero almeno 52 milioni, suddivisi in 42 milioni per gli edifici privati (333 da rimettere in sesto) e 10 milioni per gli edifici pubblici (50 cui mettere mano).

“C’è la necessità – dice oggi Toma – di procedere alla distribuzione delle risorse disponibili in base a un piano ragionato sulla base dei Principi dettati dalla costituzione e dal decreto legge 32/2019, decreto che detta le disposizioni relative agli eventi sismici che hanno interessato i comuni della provincia di Campobasso nel 2018”.

I paesi compresi nel cosiddetto cratere sismico sono 21: Acquaviva Collecroce, Campomarino, Castelbottaccio, Castelmauro, Guardialfiera, Guglionesi, Larino, Lupara, Montecilfone, Montefalcone del Sannio, Montemitro, Montorio nei Frentani, Morrone del Sannio, Palata, Portocannone, Rotello, San Felice del Molise, San Giacomo degli Schiavoni, San Martino in Pensilis, Santa Croce di Magliano, Tavenna.

“Le risorse saranno destinate, prioritariamente e prevalentemente – prosegue il presidente/commissario – alla riparazione/ricostruzione delle abitazioni principali, prevedendo, altresì, che parte dei fondi stanziati vengano destinati alla ricostruzione pubblica, ivi compresi gli edifici ecclesiastici che, oltre a rappresentare un importante patrimonio culturale, hanno un rilievo sociale altrettanto non trascurabile.

Pertanto, allo stato dell’arte e salvo successivi aggiustamenti, sarà effettuata una ripartizione delle risorse disponibili tra pubblico e privato nella misura del 20% per il primo e del 80% per il secondo, tenendo conto dell’entità dei danni subiti da ciascun settore, della essenzialità di taluni sevizi e della necessità di assicurare, prioritariamente, la ricostruzione delle abitazioni principali, per consentire il rientro dei residenti nelle proprie abitazioni”.

Inoltre Toma ha emanato l’ordinanza numero 2 del 28 settembre 2021, che “rappresenta il primo passo per l’avvio della ricostruzione degli immobili danneggiati a seguito degli eventi sismici del 16 agosto 2018, siti nei territori dei Comuni della Provincia di Campobasso. L’Ordinanza stabilisce le procedure per l’attuazione di interventi su edifici destinati ad abitazione principale, ovvero ad attività produttive – se presenti in edifici residenziali – che hanno riportato danni lievi.

L’obiettivo perseguito è quello di consentire, in tempi brevi, il rapido rientro dei residenti nelle proprie abitazioni, nonché la riapertura delle attività commerciali, avviando, in tal modo, un percorso di ricostituzione del tessuto sociale ed economico nelle aree colpite dal sisma.

Pur nelle difficoltà della esiguità di fondi a disposizione si tratta però di un primo passo verso quella ricostruzione che dopo oltre 3 anni è rimasta quasi del tutto ferma, dando luogo a un senso di frustrazione e rassegnazione fra le persone dei paesi colpiti.

Post sisma, dopo tre anni poco o nulla è stato fatto per ricostruire. Continua lo spreco di fondi pubblici