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Reparto di Medicina, la testimonianza: “Vivo a Bologna ma le eccellenze ci sono anche qui. Andrebbero valorizzate”

La lettera di ringraziamento agli operatori sanitari del reparto: "Leggo e sento spesso parlare della malasanità del San Timoteo e vorrei, attraverso questa esperienza diretta, mettere sotto i riflettori ciò che invece funziona, per contribuire in qualche modo a far riacquisire la fiducia dei cittadini nella sanità locale e ricordare alle istituzioni che le eccellenze sono presenti anche nel “nostro” territorio, che andrebbero quindi valorizzate e dotate di strutture idonee"

Della malasanità le cronache locali – anche le nostre – sono piene ma non mancano, e vogliamo sottolinearle, le esperienze di buona sanità che tradotto, il più delle volte, significa buoni professionisti. Il signor Maurizio Mancini, molisano di origine ma residente in Emilia-Romagna da 3 decenni, con una lettera ci dà il la di per parlare proprio di questo, nello specifico riferito al personale del reparto di Medicina Interna dell’ospedale termolese. Ospedale, come gli altri della regione, funestato da tagli e da una drastica riduzione del personale che ne compromettono la piena e migliore possibile operatività. Ma a compensare tutto ciò c’è la umanità, unita alla professionalità, di medici e personale sanitario.

Queste le parole dell’uomo che, nonostante la recente perdita della madre, ci tiene a raccontare la sua esperienza.

“Vivo a Bologna da circa trent’anni, città indiscussa per la qualità dei servizi sanitari e per le eccellenze delle strutture ospedaliere. Quest’anno ho ricoverato mia madre, purtroppo scomparsa pochi giorni fa, presso il reparto di medicina interna dell’ospedale San Timoteo di Termoli, e ho potuto tastare con mano che le eccellenze sono presenti anche nella cittadina molisana. Non essendo medico non posso certamente giudicare se l’iter terapeutico sia stato il più indicato al caso, ma l’evidenza della professionalità si è dimostrata nelle attenzioni e nel lavoro cooperativo di tutto il personale medico ed infermieristico.

Mi sento di ringraziare i dottori Del Vescovo, Patavino, Morelli, Toma e tutti gli altri medici dello staff del primario dott. Nicola Milano, che hanno dimostrato, con il loro operato, di aver cura del malato, instaurando un rapporto chiaro e costante con la famiglia, informandoci delle azioni terapeutiche e accompagnandoci con umanità e sensibilità durante il percorso che ha portato al tragico epilogo. D’altronde il diritto all’immortalità non ci è stato ancora garantito.

Leggo e sento spesso parlare della malasanità del San Timoteo e vorrei, attraverso questa esperienza diretta, mettere sotto i riflettori ciò che invece funziona, per contribuire in qualche modo a far riacquisire la fiducia dei cittadini nella sanità locale e ricordare alle istituzioni che le eccellenze sono presenti anche nel “nostro” territorio, che andrebbero quindi valorizzate e dotate di strutture idonee.

Il personale sanitario e i pazienti, entrambi attori principali delle strutture ospedaliere, meriterebbero ambienti dignitosi e confortevoli, consentendo così di rendere l’ospedale un ambiente il più possibile accogliente ed efficiente, favorendo quella duplice azione che si instaura tra il personale sanitario, il cui obiettivo deontologico è quello di curare, e tra i pazienti, la cui speranza è, e sarà sempre quella di guarire sentendosi in buone mani.

Un sincero ringraziamento a tutto il personale medico, infermieristico e agli operatori sanitari”.