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Molise male quasi come la Calabria, livelli di assistenza non garantiti. “Il Piano approvato è vuoto, ci si fermi”

La bocciatura nel monitoraggio dei Lea (livelli essenziali di assistenza) è arrivata qualche giorno fa. La nostra regione - fa peggio solo la Calabria - risulta 'inadempiente' e per la Uil Molise il Pos approvato è un ulteriore danno per i cittadini. "Toma si fermi", l'appello di Tecla Boccardo. In rosso tanti indicatori sulla prevenzione, l'assistenza distrettuale ed ospedaliera. Il Covid ha peggiorato lo stato di una sanità da anni in affanno

Livelli essenziali di assistenza (sanitaria): Molise ‘bocciato’ e con un peggioramento notevole rispetto a un anno prima. La notizia è di qualche giorno fa, quando sono stati pubblicati dal Ministero della Salute i risultati sul soddisfacimento dei Lea, ovvero gli indicatori di ‘buona sanità’. Non è una novità per la nostra Regione, in piano di rientro sanitario da 13 anni e spesso dunque fanalino di coda relativamente alle performance dei Sistemi sanitari regionali. Non è una novità neanche per i sindacati, che però rimarcano tutti i rischi di questa valutazione (ma si potrebbe dire che non è che una conferma a fondati sospetti) per i cittadini molisani.

L’ultima bocciatura, appunto, la si è avuta con il monitoraggio dei Lea relativo all’anno 2019. Questa la tabella riassuntiva dei risultati.

lea 2019 regioni inadempienti

Come si vede chiaramente, Molise e Calabria – entrambe sottoposte ai Piani di Rientro – risultano bollate e in rosso: significa che dovranno superare le criticità rilevate su alcune aree dell’assistenza tra cui spiccano in particolare quelle degli screening, della prevenzione veterinaria, dell’assistenza agli anziani ed ai disabili.
Tutte e due le Regioni hanno avuto un punteggio inferiore a 160 (150 il Molise, 125 la Calabria), soglia ritenuta discriminante per l’adempienza o meno di un sistema sanitario regionale.

In particolare, si legge nel documento, per il Molise sono state rilevate criticità in particolare nell’area screening (e dunque prevenzione) nello specifico riguardanti la cervice uterina, la mammella e il colon retto. Ma lacune si ravvedono anche, per i tecnici ministeriali, rispetto alla sanità animale (in particolare per l’indicatore Malattie animali trasmissibili all’uomo), per l’assistenza distrettuale (ad esempio per il numero di assistiti presso i Dipartimenti di salute mentale) e per l’assistenza ospedaliera, gravata come tristemente noto in primis dalla carenza di personale. Critici soprattutto gli indicatori ‘percentuale parti cesarei primari in maternità di I livello o comunque con <1000 parti’ nonché quello sulla ‘percentuale di pazienti (età 65+) con diagnosi di frattura del collo del femore operati entro due giornate in regime ordinario’.

La segretaria della Uil Molise Tecla Boccardo parla di conferma alle loro preoccupazioni. “Il Molise vede purtroppo perdere punti rispetto ai Livelli essenziali minimi che dovrebbero essere garantiti. È sotto di 10 punti rispetto a quello che è considerato un livello minimo di prestazioni”. E invita il Presidente Commissario Toma a fermarsi, a non compiere l’ultimo passo per rendere operativo il Piano adottato e in questi giorni oggetto di veementi critiche.

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Nel 2018 la stessa valutazione sui Lea era di 180, nell’anno precedente di 167 e in quello prima ancora di 164. Solo nel 2016 il Molise fece peggio con un punteggio complessivo di 156. La tendenza degli ultimi anni per il Molise è di un peggioramento progressivo.

lea punteggi regioni

“Servirebbe davvero un Piano Operativo Sanitario che non è quello firmato in questi giorni che è totalmente vuoto ed aggrava ulteriormente la situazione della sanità molisana” e che il sindacato Uil ritiene “dannoso per il nostro sistema sanitario”.

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Anche gli altri sindacati hanno già preannunciato ‘battaglia’ non ritenendosi affatto soddisfatti e rassicurati dal nuovo piano operativo, quello per il triennio 2019-2021. Dubbi anche sulle annunciate 930 assunzioni in tre anni.

Il Ministero (anzi i Ministeri, di Salute ed Economia) e i suoi tecnici, si sa, fanno i conti anche e soprattutto calcolatrice alla mano. Ma ‘oltre’ la calcolatrice ci sono i cittadini-pazienti-utenti, molto spesso fragili e che vedono di anno in anno un sistema sanitario che taglia loro prestazioni, che le rende a pagamento, che arrivano dopo mesi e mesi di lunghe liste d’attesa. Situazione che si è ulteriormente aggravata con la pandemia da Covid-19 e che non ha ancora terminato di dispiegare i propri effetti. Nefasti e che pregiudicano il diritto costituzionalmente garantito alla salute. (RM)