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L’imprenditore arrestato torna libero. “La cocaina non era mia, altri hanno le chiavi di quel deposito”

Ieri pomeriggio il 45enne titolare di una nota impresa edile ha ottenuto dal Gip di Larino l'obbligo di dimora in sostituzione della misura degli arresti domiciliari. Al termine dell'interrogatorio di garanzia l'arresto è stato convalidato. L'uomo ha fornito una versione diversa agli inquirenti: "La cocaina trovata nella cassetta non mi appartiene, è di una persona che ha le chiavi del magazzino perquisito".

Il 45enne arrestato sabato dai carabinieri del Comando provinciale di Campobasso con l’accusa di spaccio di stupefacenti non ci sta a far passare un unico messaggio, quello che lo vorrebbe spacciatore per arrotondare i proventi dell’azienda, come riportato dalla ricostruzione dei militari dell’Arma. “Ma quale secondo lavoro, ma scherziamo? Ma quale spaccio di cocaina, qua c’è un equivoco di fondo e io l’ho chiarito ai magistrati”.

La sua versione dei fatti, al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto lunedì pomeriggio, è radicalmente diversa. “E’ vero – spiega – che in uno dei locali adibiti a magazzino e cucina della mia azienda sono stati trovati due diversi quantitativi di cocaina. Tre grammi in un pacchetto di sigarette vuoto e altri 43 in una cassetta chiusa forzata in fase di perquisizione. Ma ho spiegato ai giudici che quella droga non è mia, fornendo il nome di una persona che frequenta abitualmente quel luogo e che possiede le chiavi del deposito da molto tempo”.

A quanto risulta l’azienda, che si trova sul territorio di Guglionesi, era tenuta d’occhio da un pezzo dai carabinieri che avevano avviato una attività investigativa specifica. Il blitz risale alle 6 di mattina di sabato, quando gli uomini del reparto provinciale dell’Arma con i carabinieri della stazione di Guglionesi hanno avviato la perquisizione, alla presenza del titolare che ha rinunciato ad avere un difensore in quel frangente. “Non pensavo di averne bisogno, non potevo certo immaginare cosa avrebbero trovato da lì a poco e sono stato il primo a restare sconcertato”.

“Mi è stata attribuita la responsabilità della cocaina – prosegue l’uomo, difeso dagli avvocati Piserchia e D’Agata del foro di Larino – e mi sono ritrovato distrutto in una manciata di minuti. Ma ripeto, io non ho nulla a che fare con la droga”. L’uomo ha riferito al gip che dovendo lavorare dal mattino alla sera non può vigilare costantemente su ogni minimo spostamento che avviene nella sede, aggiungendo che “ci sono testimoni a volontà che possono riferire che la disponibilità di quel locale era condivisa da altre persone”. Fra queste un giovane di Guglionesi che ha apertamente ammesso, durante la stessa perquisizione, quando è stato chiamato, che i tre grammi nel pacchetto vuoto di sigarette erano suoi, negando tuttavia il coinvolgimento in ordine ai 43 grammi trovati nella cassetta, al bilancino e al materiale per il confezionamento.

Una vicenda che ruota attorno alla sede della ditta, dove non è presente un custode e, appunto, dove le chiavi di alcuni locali sono in mano a diverse persone, molto più complessa di quanto sia apparsa in prima battuta, sulla quale le indagini sono ancora in corso.

Trovato con 50 grammi di cocaina in azienda, arrestato imprenditore di Guglionesi