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L’Aut Aut chiude fra lo stupore dei presenti con un grande incontro. “In Molise la mafia non uccide ma c’è”

"Qui non si spara - spiega l'autore -, non si uccide, ma vige un sistema che penalizza le aziende e le famiglie che con dignità chiedono diritti e non raccomandazioni. Una sorta di mafia bianca che ti porta all'agonia senza ammazzarti perché anche in queste parti della nostra bella Italia ci sono nicchie di illegalità che a volte sono supportate dai comportamenti della classe politica, che alimenta quel sistema clientelare che porta i cittadini e le imprese a non avere gli stessi diritti". Questo il tema dell'ultimo dei 20 incontri estivi dell'Aut Aut Festival, tenutosi ieri a Guglionesi nella bellissima piazzetta Santa Chiara. Tanti i presenti, attentissimi

Parlare delle infiltrazioni criminali in Molise: è successo ieri sera a Guglionesi nell’ultimo dei 20 appuntamenti su e giù per il Molise dell‘Aut Aut Festival. 

Entusiasta anche il protagonista, il giornalista molisano Giovanni Mancinone, che dopo l’appuntamento termolese ha raccontato il suo ‘Molise criminale’ anche a Guglionesi, davanti a un pubblico attento e interessato. Insieme al giornalista la ideatrice del festival Valentina Fauzia e l’ispettore Mario Luzi.

aut aut mancinone piazzetta santa chiara guglionesi

Le parole di Mancinone dopo la serata sono state queste: “Piazzetta Santa Chiara è incantevole. E il pubblico è di quelli attenti. Si parla di Giulio Rivera, l’agente di polizia, ucciso il giorno del sequestro Moro nel 1978 che qui è nato ma anche del rischio infiltrazioni malavitose che corre l’area del basso Molise. É un pericolo reale. I fatti raccontati in Molise criminale trovano una conferma nella relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento sulle attività criminali riferite al secondo semestre del 2020. In questo documento si evidenzia che ‘è sempre più probabile la proiezione e la penetrazione delle cosche pugliesi nel basso Molise’ e si fa riferimento ai Comuni di ‘Termoli, Guglionesi, Campomarino, Portocannone e San Martino in Pensilis’. Negare o minimizzare i fatti non aiuta a comprendere i mutamenti negativi in atto aggravati dalla crisi pandemica che rischia di rendere più vulnerabili le aziende, le piccole imprese e le attività commerciali”.

La mafia insomma c’è anche in Molise e leggendo il libro scritto dal giornalista Giovanni Mancinone si comprende fin troppo bene. Il libro ‘Molise Criminale’ è sottotitolato, e non a caso, e narra quello che gli italiani non sanno su un crocevia di affari, omicidi, armi, droga, terroristi e latitanti. Una panoramica scritta in modo lucido e chiaro su una terra dalla bellezza mozzafiato, alla quale – come scrive Salvatore Calleri, il presidente della fondazione Antonino Caponnetto nella prefazione – sembra che non manchi niente e invece. Invece proprio “in Molise c’è anche la mafia e leggendo questo libro si comprende bene la portata di questa presenza“.

Qui non si spara – spiega l’autore -, non si uccide, ma vige un sistema che penalizza le aziende e le famiglie che con dignità chiedono diritti e non raccomandazioni. Una sorta di mafia bianca che ti porta all’agonia senza ammazzarti perché anche in queste parti della nostra bella Italia ci sono nicchie di illegalità che a volte sono supportate dai comportamenti della classe politica, che alimenta quel sistema clientelare che porta i cittadini e le imprese a non avere gli stessi diritti”.

Giovanni mancinone

Giovanni Mancinone è nato a Castelmauro, il paese dei fusti radioattivi nella cantina del centro storico, una delle storie raccontate, con il supporto di inchieste giornalistiche e testimonianze, nel libro che è stato stampato a luglio e che si trova nelle librerie dal mese di agosto, edito da Rubbettino Editore.

Una lunga esperienza, con inchieste importanti arrivate in cronaca nazionale, come l’operazione Mosca che ha portato alla scoperta di un traffico di rifiuti industriali provenienti da 7 regioni che venivano a scaricare sulla costa molisana e precisamente a Campomarino. E poi la cocaina, il riciclaggio, la storia di investigatori che hanno seguito il percorso dei narcotrafficanti dal Molise a Bogotà, Colombia.

Tra loro l’ispettore Mario Luzi, presente sempre alle presentazioni di questo volume che ha l’altissimo merito di svelare, attraverso storie poco edificanti, la vulnerabilità di un territorio che può ancora cambiare, che può fare a meno e deve fare a meno della mafia e che dal suo passato e dal suo presente peggiore deve scommettere sul futuro.