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La presidente delle professioni infermieristiche ospite di Antonello Barone sul palco di piazza Duomo come testimone d’eccezione di un’epoca di transizione, che da 18 mesi sta cambiando il mondo e la sanità, oggi valore assoluto. Dalla paura iniziale e dalla impreparazione generale al vaccino, “unica arma di salvezza della specie”, fino al ruolo dei ragazzi, protagonisti veri della fiducia nella scienza.

La strage ma anche la speranza. La morte e il futuro. Dalle corsie di ospedale, schiacciate da una emergenza che sembrava infinita  -dalle bare accatastate, dalle terapie intensive al collasso, fino ai centri vaccinali, alle file (emozionanti) di ragazzi che scommettono sulla scienza. E sulla vittoria della ricerca, per tornare a vivere e aprire uno spiraglio sul mondo che verrà e che è anzi è già qui, sotto i nostri occhi.

La testimonianza di Maria Cristina Magnocavallo, Presidente delle professioni infermieristiche di Campobasso e Isernia, al centro della serata di domani sera in piazza Duomo a Termoli per il Festival del Sarà – Dialoghi sul futuro, iniziativa ideata e condotta da Antonello Barone per far dialogare menti illuminate su quello che ci aspetta. Transizione la parola chiave di questa sesta edizione, nelle sue molteplici declinazioni. Transizione anche e soprattutto sanitaria, con il ruolo imprescindibile degli infermieri, soldati di una guerra che si combatte da 18 mesi (di lavoro durissimo e incessante) in uno scenario che registra 4 milioni e mezzo di morti nel mondo e 130mila in Italia. Non è un caso se il personale sanitario italiano, primo in occidente ad affrontare in un contesto inerme e inadeguato l’emergenza pandemica, è candidato al Nobel per la Pace 2021. E non è un caso, probabilmente, se la risposta più convinta alla scienza rispetto alle resistenze oscurantiste e alla diffidenza innescata dalla paura sia arrivata e continui ad arrivare dai giovani, come Maria Cristina Magnocavallo conferma, portando i dati della campagna vaccinale in Molise.

Cristina magnocavallo