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Il Molise in Europa: nella buia ‘era Toma’ una brusca inversione di marcia

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Il Molise in Europa, seppur nel suo piccolo, c’è sempre stato e ha provato a contare. Non nella buia ‘era Toma’, segnata da una brusca inversione di marcia che ha messo all’angolo le politiche europee. E a nulla è valso il pavoneggiarsi del Presidente per la sua presenza nel Comitato europeo delle Regioni, l’organo consultivo dove Toma potrà fare rientro solo ad ottobre. Da supplente.

Perché, se da oltre 10 anni rientravamo tra i titolari del CdR, nella cosiddetta ‘era Toma’ lo stesso Presidente, che sembra aver fallito in un negoziato politico, ha visto il centrodestra nazionale decidere per la nostra regione la posizione da supplente e non più da titolare. Così, se per tutto il periodo del governo di centrosinistra il Molise è stato tra i titolari del CdR, Toma lo è stato solo per un breve periodo. Perché il suo ritorno, come abbiamo già detto, avverrà in una posizione diversa.

E a nulla è valso nemmeno il suo passaggio al Congresso dei poteri locali e regionali, un soggetto di minore importanza che non ha niente a che vedere con le competenze di primaria importanza del Comitato europeo delle Regioni. E bisogna anche pensare a come per poter entrare al Congresso Toma abbia dovuto perfino spodestare il suo stesso assessore, Vincenzo Niro, che vi faceva parte.

Una mera operazione arrogante e di facciata a cui non corrisponde, però, alcun impegno e investimento in termini di programmazione sul versante europeo e sulla Cooperazione territoriale, per la quale ad oggi non esiste alcun esercizio politico della delega e nessuno che supporti la struttura.

Il risultato? Su tale fronte vengono gestiti i progetti già in cantiere, mentre si riesce a fare poco sul futuro. Si riducono così le occasioni di imprese, lavoratori e amministrazioni per cooperare con altri Paesi e regioni. Circolano meno saperi, competenze e opportunità e il Molise diventa sempre più povero e isolato. Ci chiudiamo sempre di più su noi stessi, senza nemmeno accorgercene.

Sulla nuova programmazione il Molise riscontra, inoltre, troppi ritardi. L’intesa con tutte le parti interessate è solo formale e la piccola regione, divenuta lumaca anche in questo, si trova a vedere altre regioni correre e aver già presentato i documenti preliminari al partenariato, con cui stanno tra l’altro avvenendo concertazioni serie.

Il tutto avviene mentre, sulla nuova programmazione, il Molise seppur prenda più risorse – per esser passato da regione in transizione a regione in convergenza, ovvero quello che una volta veniva definito Obiettivo 1 – non porta comunque a casa tutto ciò che avrebbe, invece, potuto introitare se il Presidente della Regione avesse intessuto trattative che assicurassero alla nostra terra ‘tesoretti’ più consistenti.

Ricordiamo, infatti che il riparto matematico per la ventesima regione, passato dall’1,8% all’1,5%, ha fatto perdere al Molise circa lo 0,3% su base nazionale: ovvero quasi 77 milioni. Non solo senza che il governo regionale muovesse un dito, ma addirittura con un Presidente che dalle colonne dei giornali, ha addirittura esultato per il traguardo raggiunto.

Io, intanto, così come tutti i molisani, continuo a chiedermi perché su argomenti così importanti per il nostro territorio nessuno agisca.  Magari perché c’è un accentramento delle materie in troppe poche mani? Per disinteresse o incuranza? Non è dato sapere.

Al momento l’unica vera certezza è che il Molise di Donato Toma sulle politiche su cui si gioca il futuro non conta più nulla.

I molisani ringraziano.

Micaela Fanelli (Capogruppo Pd Molise in Consiglio regionale)

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