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I vaccini ci traghettano fuori dall’emergenza, contagi e ricoveri al minimo storico

Ha ancora senso parlare di 'tregua della pandemia'? Noi crediamo di no, perchè la verità è che il dramma del Covid-19 è perlopiù alle spalle. Lo dimostrano i numeri, e quelli della settimana appena trascorsa e riferiti al Molise (ma è lo stesso anche in Italia) sono decisamente significativi. 33 contagi e 60 guariti, 0 ricoveri e 2 dimissioni, purtroppo 1 decesso. Attualmente il Cardarelli presta assistenza a 3 degenti infettati (2 in Malattie Infettive e 1 in Terapia Intensiva), numeri lontani anni luce da quelli dei periodi più cupi dell'emergenza che ora - di fatto - emergenza non lo è più. Ed è solo grazie alla campagna vaccinale

No, non è una tregua. La pandemia, dopo oltre un anno e mezzo in cui sono stati toccati acumi terribili, è ora assimilabile a una situazione di ‘normalità’. La normalità sembra un termine dissonante quando si parla di malattia e – ahinoi – morte, ma da un punto di vista sanitario la situazione che stiamo vivendo (ci riferiamo all’Italia e di rimando al Molise) è pressochè normale, appunto.

Non lo diciamo tanto noi quanto alcuni rappresentanti – titolati – della sanità italiana. Su tutti Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto nazionale delle Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, che di recente ha dichiarato: “3.500 positivi (si riferiva al dato italiano del 25 settembre, ndr) è già la normalità”. Aggiungendo poi: “Certo, non è finita affatto. Siamo sul ring, l’avversario è alle corde e non dobbiamo distrarci. Questo è il momento di insistere, di fare di tutto, di alzare l’asticella e di vaccinarci tutti. Ma guai a pensare che non siamo in un buon momento”.

Che siamo in un buon momento lo raccontano giorno dopo giorno i dati. Come sempre, noi analizziamo quelli che si riferiscono al Molise, in particolare qui ci occupiamo di quelli della settimana appena alle spalle (20-26 settembre). Dati che confermano una tendenza già in atto da qualche settimana. Eccoli.

I contagi in 7 giorni sono stati appena 33, contro i 49 della settimana scorsa e i 57 di quella prima ancora. Erano 109 nella settimana a cavallo tra fine agosto e inizi di settembre, 111 in quella prima ancora. Una percentuale è utile per capire meglio di cosa stiamo parlando: nell’intervallo di quattro settimane il numero di casi si è ridotto del 70% circa (dai 111 ai 33). Il tasso di positività nelle stesse settimane ha avuto questo trend (in discesa): 4.5%, 4.4%, 2%, 1.96%, 1.3% (quest’ultimo il dato della settimana qui presa in esame).

Anche i ricoveri hanno subìto un calo, e contestualmente le dimissioni si sono susseguite nei giorni. Nell’ultima settimana non c’è stato neanche un ricovero, mentre dal reparto di Malattie Infettive sono usciti due pazienti. Purtroppo proprio ieri sera c’è stata l’ennesima (di tutta la pandemia) vittima, un uomo di appena 46 anni è deceduto in Rianimazione dopo una strenua e lunga battaglia (era stato ricoverato, dapprima in Infettive, un mese prima). Tornando ai ricoveri, la progressione nelle settimane analizzate è stata questa: 6, 6, 5, 1, 0. Più precisamente nei reparti Covid del Cardarelli non entrano nuovi pazienti da 13 giorni (dal 13 settembre a ieri sera, ultimo bollettino disponibile). E allo stato attuale i degenti sono solo 2 in Malattie Infettive e 1 in Terapia Intensiva. Totale 3 ricoverati su poco più di 150 attuali casi di contagio.

Negli stessi giorni/settimane le dimissioni sono state, nell’ordine: 2, 2, 5, 4, 1. Quindi 12 in 35 giorni. 12 uscite vs 18 ingressi. Purtroppo anche nell’ultima settimana, come nella precedente, è morto un paziente ricoverato. Ieri sera non ce l’ha fatta un 46enne di Scapoli, ricoverato da quasi due settimane in Rianimazione e prima ancora in Malattie infettive (dove era entrato il 26 agosto). L’uomo non si era vaccinato contro il Covid-19. La settimana scorsa la infausta sorte era toccata a una donna di Frosolone di 86 anni, spirata in Malattie Infettive. 0 morti invece nelle due settimane precedenti. Un mese fa, il 26 agosto, è invece deceduta in Terapia Intensiva una giovane donna (di Guglionesi, ricorderete perché il suo caso provocò molto dolore nella comunità) di 36 anni.

Anche nell’ultima settimana i guariti (60) hanno perlopiù doppiato i nuovi contagi (33, appunto), vieppiù rari. Il numero di attualmente positivi dunque scende ancora (e anche questa sta diventando una costante): ora è di 159 (era 186 domenica 19 settembre). I cluster territoriali contano sparute unità di positivi e dovrebbero non destare più la preoccupazione di un tempo, anche se non sempre è così.

Le vaccinazioni rispetto alla settimana scorsa sono aumentate (quasi 4.700 contro le 3.500 circa della settimana prima) e nel computo ora ci sono anche le ‘terze dosi’, ovvero le dosi aggiuntive destinate in primis ai soggetti estremamente vulnerabili (più di 900 il totale fatto in Molise dall’esordio del 20 settembre) e poi agli anziani e agli ospiti delle Rsa (con gli over 80 si è partiti oggi 27 settembre).

Le vaccinazioni, è questo il punto. La pandemia a questo punto riguarda perlopiù loro, i non vaccinati. Anche l’ultimo report dell’Iss evidenzia come queste siano determinanti nel prevenire le infezioni, ma soprattutto i ricoveri e i decessi. E la realtà della cronaca ci sta dicendo proprio questo, e negarlo equivarrebbe a disonestà intellettuale. C’è, sì, un aumento dei contagi tra i più piccoli, quelli che da poco più di una settimana sono tornati (era ora!) tra i banchi di scuola. Ma l’infezione per loro è assimilabile a una influenza. Ancora, nelle ultime due settimane il 50% dei casi diagnosticati sotto i 19 anni riguarda gli under 12, cioè i non vaccinabili in quanto non è stato ancora autorizzato un anti Covid al di sotto di questa eta. Ma i dati nazionali, che da giorni mostrano un tasso di positività di poco superiore all’1%, e quelli molisani (la nostra regione ha l’incidenza in assoluto più bassa nel Paese), dovrebbero indurre a valutazioni scevre da allarmismo.

E lo ripetiamo con chiarezza: i vaccini di fatto ci stanno portando fuori dalla grande sciagura del Sars-Cov-2. E d’ora in avanti andrà sempre meglio, anche perché il numero di prime dosi sta subendo una netta accelerazione per via – o a causa, se preferite – delle recenti disposizioni governative. Green pass esteso a tutti i lavoratori, in particolare. La decisione (controversa e fonte di polemiche) sulla certificazione verde di fatto ha indotto molti scettici a vaccinarsi. Ed è il risultato migliore che si potesse sperare. Aggiungete a questo la circostanza dell’apertura della scuola, e il fatto che per entrarvi chiunque (anche un genitore che deve andare a colloquio con i docenti del figlio) debba esibire il proprio Green pass. Metteteci pure che lo smart working subirà presto una decisa frenata, ed eccovi spiegata la necessità di essere immunizzati, a meno che non si voglia vivere in eremitaggio.

Qualche dato sul nuovo sprint delle vaccinazioni. Dal 20 al 23 settembre sono state somministrate in Italia, in media, 80.500 prime dosi al giorno, mentre negli stessi giorni della settimana precedente (dal 13 al 16 settembre) ne erano state inoculate in media 60.700. La differenza è del +32,5%. Quotidianosanità.it fornisce un interessante specchietto relativo ad alcune fasce d’età. “I differenziali positivi di prime dosi – si legge – si addensano maggiormente nelle fasce di età tra i 30 e i 59 anni, in particolare: +79% per la fascia 50-59 anni (circa 13.500 prime dosi/giorno, rispetto alle 7.500); +62% per la fascia 40-49 anni (circa 16.900 prime dosi/giorno, rispetto alle 10.400); +41% per la fascia 30-39 anni (circa 17.900 prime dosi/giorno, rispetto alle 12.600)”. Anche in Molise i neofiti del vaccino – quelli che finora non erano mai entrati in un hub vaccinale – stanno venendo allo scoperto e si sono ‘convertiti’, volente o nolente.

tabella vaccinati cinquantenni

Aggiungiamo – e concludiamo – che nella ostica fascia dei cinquantenni il Molise è avanti a tutti, in senso positivo: se a livello nazionale l’83,47% ha ricevuto la prima dose o dose unica, la nostra regione spicca per il tasso più alto di vaccinazioni (91,25%). E, sempre per la cronaca, il Molise ‘primeggia’ anche per vaccinazioni ai 16-19enni.

Ora, con questi dati e con drammi ben più gravi e pressanti che gravano sul nostro sistema sanitario, ha ancora senso mettere in cima a tutto il Covid?