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Le feste illegali, quella laurea mai presa e il riscatto con una campana. La storia di Costantino: “Tutti cerchiamo serenità”

Undici anni fa il primo viaggio rivelatore in Nepal: "Uno shock, durai appena due settimane". Da lì la scelta di uscire "dal torpore materialista per riprendere i miei passi". E poi la scelta di diventare vegetariano, l'incontro col suo maestro e libri che gli hanno cambiato la vita. Ma chi era Costantino Colagrossi prima di diventare Mahadevananda das (nome che gli è stato dato in ricordo dei lunghissimi dreadlock che portava attorcigliati sulla testa come la divinità Shiva)? Il suo racconto in questa intervista.

Per quasi vent’anni il suo look originale e un po’ bizzarro ha attirato l’attenzione di chiunque (o quasi) gli passasse accanto: lunghi dreadlock fino alle gambe, enormi espansioni alle orecchie, tatuaggi vistosi e accessori colorati. Veniva da domandarsi come facesse a dormire con tutta quella roba addosso. Poi qualcosa in questo ragazzo che si ribellava alle regole è cambiato. Profondamente. Ed è stato evidente non solo per un mutamento estetico ma anche perché qualcosa, a livello più intimo, urlava. E forse in quel momento è stato ancora più difficile non notare Costantino Colagrossi. 

Quarantasette anni il prossimo novembre, di Campobasso, città in cui vive (quando non è in Nepal o a Magliano Sabina) e dove gestisce un piccola bottega di manufatti e articoli nepalesi a piazzetta Palombo. Domenica 12 settembre Costantino ha tenuto una lezione di introduzione alla campana tibetana, un antichissimo strumento musicale utilizzato per la meditazione, per lo yoga e per apportare beneficia livello fisico e mentale.

costantino colagrossi campane tibetane

Cogliendo l’occasione ha accettato di raccontare il suo percorso e la sua radicale scelta di vita. Oggi il suo nome è Mahadevananda das, letteralmente suprema gioia di Mahadeva (Shiva) in ricordo dei lunghissimi dreadlock che portava attorcigliati sulla testa come la divinità Shiva.

Ma chi era Costantino Colagrossi prima di essere Mahadevananda das?

“Sono nato nel verde Molise e, come ogni bambino di questa terra ho trascorso l’infanzia vivendo di forti emozioni genuine, fra una partita a pallone ed una casa sull’albero, fra una corsa in bicicletta e la costruzione di una capanna, fra una gara di palleggi e le cucciolate di cani.

Sin da piccolo sono stato sempre un ricercatore!

Ho girato in diverse comitive in alcune delle quali ho legato strettamente con amici coi quali mi sento ancora oggi. Ho frequentato il liceo scientifico contro la mia volontà, diciamo pure che ero lì soltanto con il corpo perché la mia mente si è sempre rifiutata di apprendere cose di cui non sentivo il bisogno. Persone come me hanno bisogno solo di imparare a leggere, scrivere e fare i conti, poi la giusta conoscenza col tempo, anche se in ritardo, arriverà da sola manifestandosi al momento prestabilito; questo vale per chiunque, ne sono convinto: ognuno riceverà ciò che ha seminato, riprendendo da dove ha lasciato nella vita precedente, in accordo al suo interesse di base.

Ho un trascorso scolastico pessimo: ogni anno rimandato in tre materie diverse e ho ripetuto tre volte il terzo! Avevo, però, attrazione per la filosofia. L’ora di religione l’ho evitata e quando la resero facoltativa uscivo prima da scuola. Non è che fossi ateo, anzi, ho sempre avuto un forte legame con Gesù soprattutto verso gli ultimi anni della scuola quando frequentai per un po’ il gruppo del Rinnovamento dello Spirito a Campobasso. Natale e Pasqua mi rinchiudevo in camera, perché non ho mai condiviso la festa esteriore, quella legata al consumismo; erano le prime vere comunioni con Dio e Gesù! Prima di andare a letto, come mi aveva insegnato mia madre, rivolgeva preghiere, e domandavo pace e il perché delle guerre. Col tempo sono arrivate tutte le risposte.

Crescendo sentivo che non mi stavo identificando più con la Chiesa, e incoscientemente, smisi anche di parlare con Dio, illuso dal fatto che quel tipo di “comunicazione” fosse prettamente cattolico; fu il più grosso errore della mia vita, perché persi ogni contatto con la divinità interiore, che dimora nel cuore di tutti gli esseri”.

Terminato il liceo che hai fatto?

“Era il periodo dell’università e dopo l’iscrizione a Giurisprudenza, a Campobasso, iniziai a frequentare alcuni corsi di moda, di cui ero appassionato, finché un giorno, dopo 3 o 4 anni di frequenza alla facoltà di legge, mio padre mi mise di fronte a una scelta: partii per Rimini, per frequentare Culture e tecniche del costume e della moda, inaugurando insieme ad altre 12 persone, scese poi a 7, quel corso di studi”.

Mi pare evidente che fare l’avvocato non era proprio tra le tue priorità…

“Direi di no. In quel periodo frequentai molto Bologna e gli illegal rave party girando l’Italia e l’Europa alla ricerca della mistica psichedelica. Al passaggio nel terzo millennio raggiunsi una festa addirittura in Australia. Il movimento dei free party mi prese a tal punto da presentare la tesi di laurea con il titolo Rave-@-lution 23: Viaggi, Tribù, Party & R.i.p.@rty (la O era una spirale che assieme al simbolo numerico identificano tutt’ora, questo movimento). Ma le sostanze che aiutavano i miei stati modificati di coscienza non offrivano più quelle esperienze dolci e piacevoli della gioventù e si rivelarono trappole per la mia mente e la mia coscienza”.

E a quel punto cosa è successo?

Consapevolmente mi ritirati ed iniziai a frequentare, dopo qualche anno di stasi, il Movimento Umanista, grazie al quale, oltre a riscattare la mia nominata, potei apprendere moltissimo sul disarmo nucleare, i diritti umani, il volontariato, la pace e la non violenza con cui mi ero da sempre identificato. Incontrai dopo molte ricerche, in un ospedale della capitale, un volantino con su scritto “Energia per i diritti umani – Onlus” – Corso di formazione per volontari, possibilità di partire…” Con gli amici del team umanista che mi seguiva da Roma e mi spingeva ad essere attivo nella mia città, in attesa di poter andare con loro almeno in Senegal (sono attualmente attivi anche in Gambia ed India) dove tutt’ora seguono una missione umanitaria davvero speciale ed efficiente che fonda i suoi principi sul Manifesto Umanista, arrivammo addirittura in Sud America per seguire la Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza, oltre che marciare per i tratturi del Molise quando era attiva la Marcia della pace sul tratturo.

Viaggiare, non solo mentalmente, è stata sempre una mia necessità interiore ed un giorno, era dicembre 2010, con il più grosso stupore degli amici umanisti partii molto più precipitosamente di ciò che potei realizzare per il Nepal. Fu grazie ad un contatto, che si presentò all’apparenza casualmente, anche se nulla accade per caso, su un piatto adamantino, e volai verso Est per raggiungere una Ngo italiana che operava lì. Durai meno di due settimane. Mi cascò l’universo addosso: non sapevo se tornare e dire addio a quella terra mistica e spirituale oppure farmi forza e restare, ma perché? per fare cosa? con chi? dal momento che ero solo e pure fortemente provato dal forte shock culturale e mentale di ritrovarmi lontanissimo da casa in una posto di cui non sapevo nulla”.

Eri spaventato è comprensibile…

“No, il mio stato alterato non dipendeva dalla paura. Era più che altro un risveglio interiore, un campanello della coscienza che mi scuoteva per farmi riprendere i miei passi. Anche se all’epoca non potevo saperlo.

Ero partito con la Bibbia, il Corano e diversi libri umanisti, e mi ritrovai ancora più precipitosamente di come ero partito a vivere con una famiglia nepalese, ricordando e rivivendo quei pacifici momenti in cui mi ritiravo in cameretta per la connessione interiore.

costantino colagrossi

Qualcuno stava aspettando che mi svegliassi dal lungo torpore materialista e ritornassi sui miei vecchi passi, che riprendessi il dialogo interiore e la relazione abbandonata con Dio. Nel giro di pochi anni diventai “hundred percent” vegetariano, eliminando un po’ alla volta, carne, pesce uova, funghi, alcool, fumo, aglio e cipolla.

Ripresi il dialogo interiore, finché continuando a fare la spola fra l’Italia ed il Nepal, carico di libri, sempre alla ricerca di un testo che potesse darmi qualcosa di più, finché arrivò fra le mie mani, ancora per caso – ma lo sappiamo che il caso non esiste! – “La Bhagavad-gita così com’è” di Sua Divina Grazia A.C Bhaktivedanta Swami Prabhupada – ai cui piedi di Loto mi prostro con molta cura e attenzione! (saluto Vaishnava) – verso il quale sarò eternamente in debito. È il libro che mi ha cambiato definitivamente la vita, e più mi inoltravo nella lettura del sacro testo vedico rivelato e più sentivo che tutto ciò che vi era contenuto mi apparteneva, costituzionalmente: tu non sei questo corpo temporaneo, ma un’anima spirituale eterna!”

In che modo la meditazione ha cambiato la tua vita?

“Meditando, adattando e trasformando il mio stile di vita, i miei costumi, il quotidiano e tutto ciò che girava intorno alla mia vita, ai lodevoli saggi consigli de: Il Canto del Beato, mi ritrovai a desiderare fortemente un Maestro spirituale autentico e genuino, senza la cui preziosissima guida non possiamo liberarci dalla fortissima presa materialista dell’esistenza terrena, per far ritorno a casa, nella nostra dimora originale, dal Padre Celeste, Sri Kṛṣṇa, la Suprema personalità divina e la bellezza che tutto pervade.

Incredibile! Dopo decenni di ricerca ho finalmente trovato ciò che da sempre cercavo, che in verità è quello che tutti cercano: una reale e quanto più vera serenità”.

Un giorno capitò fra le mani sempre ‘casualmente’ un libricino, prestatomi da una cara amica, al titolo “Il pensare, la ferrea serratura delle orecchie”, di sua divina grazia Srila Bhakti Madhurya Ban Maharaj, che da lì a poco divenne il mio Maestro e Precettore Spirituale. Ebbi ed ho ancora modo di frequentare il suo ashram (dimora spirituale del Maestro) “Gupta Govardana”, che si trova nell’agro di Magliano Sabina, dove mi reco spesso non solo per la raccolta delle olive.

È a lui che devo tutto, dagli aggiustamenti della vita alla misericordia di trasmettere qualcosa dell’Eterna Conoscenza Vedica, di cui parlerò, in parte, anche nell’incontro.

Swami Ban Maharaja, Acarya (Colui che insegna con l’esempio)  con il suo esempio pratico ha trasformato, plasmato e forgiato la persona che sono oggi. Ricevetti da lui, nel maggio del 2015, con il nome di Mahadevananda das (Suprema Gioia di Mahadeva, Shiva) – perché all’epoca portavo ancora lunghissimi dreadlock attorcigliati sulla testa come Shiva, che da lì a poco tagliai volontariamente e senza alcuna pressione dall’alto, dopo averli portati per 18 anni e cinque mesi – l’Harinama (un libro, ndr), che m’introdusse ufficialmente al canto dei Santi Nomi di Dio, e da qual giorno ne capii l’importanza, ricollegandomi immediatamente a quel giorno in Nepal, quando con alcune persone accorse in un Tempio, mi ritrovai a cantare per più di un’ora il maha-mantra Hare Kṛṣṇa Hare Kṛṣṇa Kṛṣṇa Kṛṣṇa Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare”.

La tua famiglia appoggia la tua scelta di vita?

“La mia famiglia ovviamente non ha mai accettato tutto di quello che ho fatto ma non mi ha mai ostacolato in nulla, se non negli anni degli studi, e mi sento di ringraziarli anche per questo, perché mi hanno offerto la possibilità di sviluppare un mio pensiero, ostinatamente libero e contrario, opposto al caotico flusso e al frastuono burrascoso del quotidiano effimero apparire dominante, che non mi è mai appartenuto.

costantino colagrossi

Di che si occupa l’associazione Namastè? Qual è il tuo ‘lavoro’ oggi?

“E’ stato dal giorno della mia prima iniziazione spirituale al Bhakti-yoga, che mi ritrovo a servire la Divina Missione del mio Precettore Spirituale, ritagliando del tempo dagli impegni che avevo avviato in precedenza, continuando i miei viaggi in Nepal dove seguivo con cura le missioni umanitarie messe su con il mio carissimo amico nepalese Ishwar Kanel, dopo la costituzione delle due associazioni gemelle, Hamro Sathi e Namasté!Onlus, di cui siamo i rispettivi presidenti, in Nepal e in Italia, e che, nel limite delle nostre piccolissime possibilità, ci hanno permesso di portare aiuti alle famiglie più povere del villaggio in cui risiede il mio amico, specialmente durante il terribile sisma del 2015, terremoto che devastò buona parte del paese, che già soffriva troppo, essendo il paese più povero dell’Asia”.

E oggi?

“Attualmente sono fermo per via del blocco mondiale, che ha preso tutti di sorpresa e alla sprovvista; ma in questi ultimi due anni ho potuto dedicarmi di più alla Shri Chaitanya Sridhara Sangha: dove si coltiva una vita semplice e un pensiero elevato, la Missione Spirituale ed Umanitaria del mio caro Maestro, e con la quale, in attesa di ampliare i miei orizzonti spirituali, stiamo iniziando nuovi progetti di agricoltura sostenibile da ripresentare in India, dove c’è un bel terreno da coltivare e sul quale dedicarsi col cuore per edificare anche giardini di pace ed armonia.

Hare Kṛṣṇa!”

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(AD)