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Gli “eroi” dimenticati delle strutture private e socio sanitarie, senza contratto né riconoscenza

Lunedì 20 settembre sono scese in piazza, oltre al personale sanitario del pubblico, infermieri, fisioterapisti, educatori, Oss, logopedisti, assistenti sociali, ausiliari delle strutture sanitarie convenzionate, delle strutture socio sanitarie, centri di riabilitazione, Rsa, Cssa, per rivendicare i propri diritti.

Il 20 settembre in piazza, a Pescara, c’era tutto il pianeta della sanità, pubblica e privata, non per rivendicazioni fantasiose ma per chiedere la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale d lavoro delle cliniche private e aprire il tavolo delle trattative per il rinnovo contrattuale delle strutture socio sanitarie-rsa, scaduto da molti anni. Per avere risposte sulle dotazioni organiche negli ospedali pubblici e nelle strutture private, per programmare dei percorsi di stabilizzazione dei precari, per la re-internalizzazione dei servizi sanitari.  

Stanchi, a volte anche stremati, per 365 giorni all’anno indossano le divise, il camice, la mascherina, la visiera, il copricapo, i guanti, si prendono cura delle persone fragili e malate. Eppure “Siamo dipendenti di Serie C”.  Questo lo sfogo dei tanti operatori sanitari dei centri di riabilitazione RSA, che sono stati assunti dopo il 1° gennaio 2013 e che guadagnano 1200 euro con il contratto scaduto da moltissimi anni e un blocco contrattuale che ha determinato il progressivo impoverimento delle retribuzioni, causando l’esodo infermieristico.

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“I dipendenti delle cliniche private convenzionate chiedono che venga applicato il CCNL ARIS- AIOP – dichiara Daniele Leone,  Coordinatore Regionale della CGIL FP Sanità privata convenzionata Abruzzo Molise – sottoscritto nel mese di ottobre 2020 e ancora non applicato integralmente, mentre I dipendenti delle strutture socio sanitarie, centri di riabilitazione, RSA, CSSA, RA, manifestavano per chiedere il rinnovo del contratto ARIS RSA e AIOP RSA, scaduto da moltissimi anni”.

“Ricordo a tutti, ma proprio a tutti – conclude Leone – che gli operatori che erano in piazza lavorano sia negli ospedali pubblici che nelle cliniche convenzionate, nei centri di riabilitazione, nelle Rsa, nelle strutture sociosanitarie ex art. 26, nei centri diurni, nei centri psichiatrici, etc. e che hanno frequentato tutti lo stesso corso di laurea, sono iscritti ai rispettivi Ordini di appartenenza, sono in regola con gli ECM, hanno l’assicurazione come prevede la legge, hanno lo stesso Codice deontologico. L’unica differenza sta negli stipendi, nei CCNL e nei Diritti, pur avendo tutti combattuto a vario modo una guerra contro la pandemia”.