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Da Isernia alle Regionali 2023: 18 mesi chiave per la politica. Totonomi per il successore di Toma

L'esito delle Amministrative nel capoluogo pentro sarà lo stress test per tutti i partiti, ma in caso di una sconfitta del centrodestra difficilmente determinerà la caduta del governo regionale. Intanto nel sottobosco della politica già si lavora al successore del governatore: il centrodestra potrebbe puntare su Quintino Pallante, Francesco Roberti o ripescare il giudice Enzo di Giacomo. Alleanza invece tutta da verificare tra Pd e M5S, ma Micaela Fanelli è convinta: "Dall'esito del voto nel capoluogo pentro l'avviso di sfratto per il presidente della Giunta".

C’è una città su cui sono puntati gli occhi della politica regionale: Isernia. Il voto del 3 e del 4 ottobre – o più probabile l’esito del ballottaggio del 17 e del 18 ottobre – sarà lo stress test per tutti i partiti, un momento destinato forse ad aprire una fase di forti turbolenze, nel quale si deciderà quanto spingere il piede dell’acceleratore su manovre e strategie. Solo in apparenza la politica è ferma, tutta concentrata sulle Amministrative del capoluogo pentro. Chi guarda alle Regionali del 2023 invece è già in movimento: nelle ultime settimane sta girando in lungo e in largo la regione, sta incontrando elettori e amministratori ‘amici’. “Siamo già al lavoro sulla lista”, confessa un politico locale centrista che sarà in corsa alle elezioni.

Tutto è possibile nei prossimi 18 mesi, ossia da ottobre al marzo 2023, quello che più di qualcuno considera il mese dell’election day non solo a Roma, ma anche in Molise (dove si dovrebbe votare ad aprile), come in Lazio e in Lombardia.

La prima casella di questo ‘gioco dell’oca’ sono proprio le elezioni a Isernia: potrebbero fornire la prima bussola per capire da che parte tira il ‘vento’ dell’elettorato. Il ‘barometro’ consentirebbe anche di rilevare la forza politica di Aldo Patriciello, l’europarlamentare che si è schierato con Gabriele Melogli, il candidato di Forza Italia benedetto anche da Donato Toma, e certificando ulteriormente (qualora ce ne fosse ancora bisogno) la distanza con Michele Iorio. L’ex governatore sta dalla parte del candidato di Fratelli d’Italia Cosmo Tedeschi. 

Le urne consentiranno di verificare chi tra i titani del centrodestra gode del maggiore gradimento dei cittadini, se all’interno della coalizione prevale la parte ‘Tomista’ o la fazione Ioriana. Difficile che il nuovo sindaco di Isernia venga deciso al primo turno: secondo un sondaggio che starebbe circolando negli ambienti politici, il candidato di tutti (tranne Fratelli d’Italia) i partiti del centrodestra Gabriele Melogli raggiungerebbe il 42%. “Le liste sono più forti dell’aspirante sindaco”, osserva un rappresentante di vertice di uno dei partiti in lizza. L’avvocato è stato eletto due volte al vertice del Municipio pentro (nel 2002 e nel 2007), salvo poi essere sconfitto nel 2016 da Giacomo d’Apollonio. Questa volta potrebbe essere Cosmo Tedeschi a mandare in fumo i piani di vittoria.

Al tempo stesso per la prima volta si potrà valutare il peso specifico dell’intesa giallorossa in Molise (il tandem Pd-M5S fra l’altro è in competizione in 39 comuni italiani con più di 15mila residenti): Pietro Castrataro, ingegnere nucleare ed ex assessore comunale, potrebbe riuscire al ballottaggio a conquistare la poltrona più alta del Municipio. O meglio, ne è convinto chi accosta la sua figura al sindaco di Campobasso Roberto Gravina.

Chiusa la ‘partita’ a Isernia, nelle caselle del gioco dell’oca ci si imbatterà quasi sicuramente nelle domande trabocchetto: “Cade o non cade?” e “Sarà sfiduciato in Consiglio regionale? Che succederà?”. Il pensiero è al destino politico del dottor Donato Toma, il commercialista uno e trino: presidente della Regione, commissario alla sanità e commissario al post sisma. Secondo qualcuno, non sarà ricandidato per il bis: la sua stessa maggioranza sarebbe pronta a ‘pugnalarlo’ alle spalle. Una truppa di sostenitori sempre più assottigliata. In queste condizioni sarebbe difficile per il commercialista ottenere il pass per la ricandidatura. Per questo Toma avrebbe ideato la sua exit strategy ma solo dalla politica regionale ‘traslocando’ in Senato.

Chi lo sostituirà? Forse ci sarà bisogno di lanciare i dadi. In questo schieramento circolano anche i primi nomi dei possibili candidati alla carica di governatore: l’assessore Quintino Pallante o il sindaco di Termoli nonchè presidente della Provincia di Campobasso Francesco Roberti. A sostegno di quest’ultimo ci sarebbe anche una ‘squadra’ di amministratori. E poi qualcuno vorrebbe ‘ripescare’ il giudice Enzo Di Giacomo, già in odore di candidatura nel 2018. 

Dall’altro lato, Pd e M5S potrebbero tentare l’allungo ma solo se sarà confermata l’alleanza che non è detto possa convergere su Roberto Gravina, il sindaco di Campobasso invocato quasi come un Messia. Il consigliere regionale Vittorino Facciolla (ex vice presidente della Giunta Frattura e attuale segretario del Pd) e l’onorevole Antonio Federico potrebbero ‘scippargli’ lo scettro di candidato governatore.

Per ora c’è un’unica certezza per gli oppositori del presidente della Regione: l’eventuale sconfitta nel capoluogo pentro sarà l’avviso di sfratto per Donato Toma. “Il suo è un fallimento politico evidente”: Micaela Fanelli, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, ne è sicura. “Innanzitutto – argomenta – si possono considerare un ottimo risultato le trattative per arrivare all’alleanza Pd-M5S a Isernia che oggi parla ad un mondo molto più ampio: perchè le proposte che sono riusciti a fare Pietro Castrataro e la coalizione non hanno coloriture politiche, ma parlano di efficienza della pubblica amministrazione per le imprese, servizi alle famiglie, parlano al mondo del futuro e ai giovani. Sono sicura che con Pietro Castrataro riusciremo ad andare al ballottaggio e a vincere le elezioni. A Isernia si sceglierà il futuro piuttosto che il passato”.

Micaela Fanelli Pd

Invece “Donato Toma sta distruggendo la sanità (compresa quella isernina) con un Pos non condiviso e che ripudia lui stesso. Ha scelto Gabry Melogli”, candidato di “quella maggioranza di centrodestra che si identifica con un governo regionale disastroso”. Quindi, incalza la Fanelli, “credo che l’avviso di sfratto per Toma sia arrivato il giorno dopo in cui è stato eletto: a ‘firmarlo’ il partenariato economico e sociale che ha capito la distanza che c’è con lui e il suo essere onnisciente. Un avviso di sfratto è stato emesso dai cittadini molisani che con il covid hanno verificato l’incapacità di gestire l’emergenza: il presidente ha dimostrato di non sapere reggere botta di fronte a una situazione molto critica. Un avviso di sfratto è arrivato anche dal Consiglio regionale e dalle forze politiche che stanno insieme solo per mera convenienza: tutta la sua maggioranza è molto critica nei confronti di Toma. Da ultimo, a Isernia il centrodestra è diviso in due, il governatore non ha aggregato tutta la maggioranza. Addirittura Fratelli d’Italia, il partito più in alto nei sondaggi del centrodestra, è contro il candidato di Toma e questa è una sconfitta già in sè”. 

Il 2022 dovrebbe quindi essere l’anno della transizione (non quella ecologica, chiaramente). In mezzo c’è il rinnovo del Consiglio provinciale di Campobasso previsto a dicembre. Questa volta potrebbero votare anche gli esponenti M5S, partito che voleva l’abolizione delle Province per tagliare i costi della politica.

Non aspettatevi che il centrodestra decida di staccare improvvisamente la spina al governo Toma, anche se ci sono consiglieri che sembra non rivolgano più la parola al governatore (voci di corridoio riferiscono del gelo tra Toma e Cefaratti ad esempio). “Le elezioni anticipate? Sarebbe da irresponsabili, ci sono da gestire i finanziamenti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr)“, sottolinea un esponente della Giunta regionale. C’è chi grazie a quei soldi vorrebbe riconquistare consensi elettorali per essere rieletto.

Altro elemento determinante: il fattore ‘S’ (come stipendio). Nessuno vorrebbe stare fermo un turno in questo gioco dell’oca. O meglio, nessuno vuole rinunciare al lautissimo stipendio senza la garanzia di essere rieletto.

I prossimi diciotto mesi quindi potrebbero trascorrere tra una campagna elettorale a fari spenti e incontri politici in cui mettere a punto le strategie necessarie a conquistare l’ultima e ambitissima casella del gioco dell’oca: un posto in Consiglio regionale o – pensiero stupendo – in Parlamento. Il sogno della poltrona romana è di parecchi, compresi di alcuni assessori dell’attuale esecutivo regionale. Che non perdono di vista le vicende romane, guardano all’esito del voto nelle città in cui la sfida è più attesa (Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Trieste), all’elezione del presidente della Repubblica, alla durata del governo Draghi e infine si cerca di carpire il ‘sì’ di Aldo Patriciello, il dominus di Venafro da anni campione di preferenze, l’unico in grado di determinare le elezioni in Molise. Almeno quelle degli ultimi anni.