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I manifesti no vax restano al loro posto. Sindaco e pubblicitario d’accordo: “Non abbiamo il potere di rimuoverli”

"Solo con un provvedimento della magistratura la pubblicità potrebbe essere rimossa", puntualizza il primo cittadino del capoluogo Roberto Gravina che torna sulle accese polemiche che i manifesti no vax hanno provocato. Anche dalla Punto Immagine spiegano: "Non possiamo coprirli, è come se ledessimo la libertà di opinione e di espressione". Invece il consigliere regionale M5S Fabio de Chirico ha sollecitato Asrem a valutare la querela per falso o procurato allarme

Mentre il Governo sta studiando il nuovo decreto per estendere l’obbligo del green pass vaccinale, dopo il monito del capo dello Stato Sergio Mattarella che ha definito “un dovere morale e civico” la vaccinazione, a Campobasso i messaggi no vax continueranno a campeggiare su due maxi manifesti fino al prossimo 13 settembre, ossia la data in cui scadrà il contratto tra il committente e la Punto Immagine, il concessionario della pubblicità nel capoluogo.

La Digos, che nei giorni scorsi si è recata negli uffici della Punto Immagine per acquisire tutta la documentazione, ha concluso gli accertamenti non ravvedendo  elementi ed eventuali violazioni di legge “tali da ordinarne la rimozione o il sequestro” e quindi l’applicazione delle norme previste nel codice penale. E’ il sindaco di Campobasso Roberto Gravina ad annunciare le risultanze dell’attività investigativa avviata dalla Polizia nei giorni scorsi, quando in città sono comparsi i due mega poster – uno in contrada Colle delle Api, l’altro in via delle Frasche – contro la campagna vaccinale.

Il covid si cura. Le terapie domiciliari hanno salvato la vita a migliaia di persone. I ‘vaccini’ non garantiscono la protezione dal contagio. No al Green Pass, sì alle libertà costituzionali”: il messaggio veicolato tramite un’immagine che trasmette serenità, un gruppo di bambini che corre felice in un prato.

“Il covid si cura, i vaccini non servono”: manifesti no vax in città. Imbarazzo in Comune

Gravina ha anche ricordato che “si tratta di affissioni avvenute su spazi pubblicitari gestiti dalla società privata che ha in appalto questo servizio, per cui, quanto è stato affisso, ricade nella responsabilità della società e del cliente che ha richiesto l’affissione. Nessuna comunicazione preventiva viene inviata all’Amministrazione ma tutto è gestito in totale autonomia dal privato affidatario”.

I manifesti hanno provocato le reazioni dell’Ordine dei Medici e delle opposizioni a Palazzo San Giorgio a cui il primo cittadino ha replicato sottolineando di non avere poteri in tal senso perchè esiste un perimetro di norme all’interno del quale Gravina non può intervenire. “Per poter procedere alla rimozione ci vorrebbe un provvedimento della magistratura“, ha perciò puntualizzato. “La rimozione, invece, per applicazione del regolamento di pubbliche affissioni, soggiace ad aspetti amministrativo/tributari, che nulla hanno a che vedere con il caso in esame, altrimenti si sarebbe potuto disporre la rimozione per abusiva pubblicità”.

Un po’ la stessa posizione espressa dal titolare della Punto Immagine, Eliseo Sipari, la cui società ha ricevuto dal committente (il cui nome è rigorosamente top secret) l’incarico di affiggere i manifesti. Sipari spiega a Primonumero perchè nemmeno la stessa società concessionaria ha facoltà di intervenire: “Io non ho potere di rimuovere quei manifesti, anzi sarei punibile“.

Perchè? “Non potevo rifiutarmi di affiggerli e non ho poteri di coprire i manifesti: io sono il concessionario della pubblicità e in quanto tale sono mero esecutore dell’affissione dei manifesti pubblicitari e non posso esimermi dal farlo. E’ come se ledessi la libertà di opinione e di espressione“. Tuttavia “se si ravvedono condizioni legali per cui i cartelli devono essere rimossi, il sindaco, la Questura o la Prefettura possono ordinarlo. Possono emettere un’ordinanza o un altro tipo di provvedimento che io ovviamente rispetterò coprendo le pubblicità no vax”.

Lo stesso Sipari non ha nascosto l’imbarazzo e le difficoltà quando il committente ha acquistato gli spazi pubblicitari: “Prima di affiggere i manifesti, mi sono informato, ho consultato un legale per capire se erano leciti e se potevo essere considerato responsabile di qualcosa. Io poi non sono no vax…”

I poster potrebbero essere oscurati probabilmente solo se il misterioso committente venisse denunciato e la magistratura ravvisasse che sia stata violata la legge.

Il consigliere regionale M5S Fabio de Chirico ha sollecitato il direttore generale dell’Asrem Oreste Florenzano a valutare la querela per falso o procurato allarme nei confronti di chi ha commissionato i manifesti affissi per le strade del capoluogo regionale. “Non so se le falsità elencate su alcuni cartelloni pubblicitari visti a Campobasso potranno essere oggetto di denuncia da parte di Asrem. L’Azienda sanitaria regionale – ha scritto in un post su Facebook – è il principale responsabile e esecutore sul territorio molisano della campagna vaccinale pubblica che viene malamente screditata da quel messaggio, quindi è, a mio avviso, legittimata a proporre querela nei confronti di chi ha commissionato quelle affissioni. Le acquisizioni scientifiche, oggettivamente ed empiricamente fondate, non possono essere deviate dalle opinioni più disinformate specie quando questo genera allarme nei cittadini”.

Potrebbe agire anche l’Ordine dei Medici di Campobasso intenzionato a “far rimuovere gli ignobili cartelloni e perseguire, in tutte le sedi, gli artefici di questa bruttissima ed esecrabile iniziativa”. Il presidente e il Consiglio dell’ordine dei medici hanno manifestato il proprio sdegno: “Le frasi contenute all’interno del messaggio risultano inaccettabili e oltraggiose, ma soprattutto estremamente pericolose in quanto, mistificando la realtà e lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche, insinuano nella pubblica opinione dubbi e sospetti inesatti e inesistenti”.

E “tutto questo è estremamente offensivo e irrispettoso nei confronti degli operatori sanitari, costantemente impegnati nella lotta contro il Covid, dei cittadini e soprattutto, di tutte le vittime del covid-19”.

Purtroppo non sempre i manifesti no vax comparsi in altre città italiane sono stati oscurati.

Fra l’altro non è la prima volta che a Campobasso i manifesti pubblicitari suscitano particolare clamore: è avvenuto lo scorso anno con la pubblicità di un autolavaggio considerata un po’ troppo osè (e in questo caso lo stesso committente chiese al concessionario di oscurarla). Ancora prima, durante la legislatura guidata da Peppe Di Fabio, fecero discutere dei manifesti molto provocatori e con espliciti riferimenti sessuali che avevano come protagonisti due poliziotti e una giovane donna. La scena indignò anche il vescovo in carica in quel periodo. Come andò a finire? Il sindaco preparò un’ordinanza per rimuovere la pubblicità ma poi dovette fare dietrofront.