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Anche il Pd di Campobasso contro il Piano sulla sanità: “Va revocato”

L'ordine del giorno proposto dal Partito democratico del capoluogo e da La Sinistra è stato inserito tra gli argomenti dell'assise che si riunirà il prossimo 5 ottobre.

Il dibattito sul Piano operativo 2019-2021 approda anche nell’assise civica di Campobasso: avverrà pochi giorni dopo il voto del Consiglio regionale che ha approvato la mozione del Movimento 5 Stelle che punta ad annullare il Programma adottato dal governatore-commissario Donato Toma.

L’ordine del giorno proposto dal Partito democratico del capoluogo e da La Sinistra è stato inserito tra gli argomenti dell’assise che si riunirà il prossimo 5 ottobre. “Abbiamo ritenuto doveroso e utile stimolare la discussione ed elaborare proposte in Consiglio comunale”, spiegano Alessandra Salvatore, Giose Trivisonno, Bibiana Chierchia e Antonio Battista che hanno firmato il documento.

L’obiettivo è chiedere l’immediata revoca del Programma operativo in considerazione dell’allarme situazione della sanità molisana. Gli esponenti dell’opposizione partono da alcuni numeri: “Nel 2002 ci sono stati oltre 1,3 milioni di ricoveri in meno rispetto al 2019”, sottolineano citando il rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti e il quarto report di Salutequità ‘Le cure mancate nel 2020’.

Inoltre, argomentano, “hanno subito una riduzione drammatica l’attività chirurgica elettiva, l’attività specialistica ambulatoriale e gli screening oncologici. La sanità pubblica del Molise, già in ginocchio, è al collasso: in Molise, più che altrove, i cittadini hanno pagato un alto prezzo sia in termini di vite umane (circa 500 persone sono decedute) sia in termini di cure negate per l’impossibilità di accedere ad alcune prestazioni e per le lunghe liste di attesa soprattutto nell’ambito degli screening oncologici”.

Il centrosinistra cita un altro dato preoccupante: “Il Ministero ha rilevato nella nostra regione un ulteriore arretramento rispetto i livelli essenziali di assistenza (10 punti sotto il livello di sufficienza)”.

Dunque, evidenziano, “nella nostra regione occorreva mettere in campo, approfittando dei finanziamenti erogati per l’emergenza pandemica, azioni fuori dall’ordinario, con la creazione di una struttura covid dedicata, mai realizzata, con il potenziamento della medicina territoriale destinata ad integrare efficacemente il sistema ospedaliero e con il rafforzamento e la riqualificazione di quest’ultimo”. Invece il Pos adottato da Toma “lancia segnali fumosi e preoccupanti”, insistono dal Pd e dalla Sinistra, dal momento che “non si fa alcun cenno alle esigenze palesate dalla pandemia di rafforzare il pronto soccorso e potenziare con ampliamento dei relativi posti letto i reparti di malattie infettive, i posti di terapia intensiva e sub intensiva. Non c’è alcun cenno al centro covid”.

Altro punto dolente: “Appare eccessivamente sbilanciato anche lo squilibrio tra posti letto per acuti al pubblico e posti letto al privato (64% al pubblico e 36% al privato”. Infine, “non è stata potenziata l’attività di screening e prevenzione delle patologie oncologiche nè saranno potenziati i reparti vitali”.

C’è allerta anche per la carenza di personale medico e infermieristico.

Sono 14 in tutto i punti della l’ordine del giorno firmato dai consiglieri Alessandra Salvatore, Giose Trivisonno, Bibiana Chierchia e Antonio Battista che hanno chiesto la convocazione di un consiglio monotematico urgente per ascoltare la Consulta comunale per i servizi socio sanitari del Comune di Campobasso, gli operatori sanitari dei nosocomi regionali, i rappresentanti di comitati e associazioni e gli utenti della sanità pubblica regionale. L’obiettivo è formulare proposte concrete da portare al commissario Toma, ai parlamentari molisani e al Ministero.