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Caccia agli inneschi, aperto fascicolo d’inchiesta. Ma il disastro era annunciato e non si è fatto nulla foto

La mancanza di pulizia dalla vegetazione incolta si unisce a condizioni climatiche molto più estreme e all'azione di criminali rendono il nostro territorio sempre più a rischio incendi

È successo di nuovo, ma stavolta in forma più grave di sempre e colpendo in maniera indiscriminata gran parte del Basso Molise. E c’è purtroppo il fortissimo sospetto, quasi una certezza, che accadrà ancora nel prossimo futuro. Gli incendi che hanno messo in ginocchio ieri 1° agosto tutta la fascia da Guglionesi a Rio vivo passando per la pineta di Campomarino Lido e il bosco Fantine di San Giacomo degli Schiavoni sono purtroppo una abitudine per un territorio sempre più fragile e soggetto agli evidenti cambiamenti climatici.

È  confermata l’apertura di un fascicolo di inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Larino. Forestali e vigili del fuoco stanno cercando durante le ricognizioni possibili inneschi dei roghi, soprattutto all’interno della Pineta di Campomarino. Se dietro il disastro di domenica 1 agosto c’è una mano criminale, al momento è difficile da certificare ma i sospetti ci sono eccome. Non hanno dubbi nemmeno i sindaci Costanzo Della Porta di San Giacomo e Mario Bellotti di Guglionesi, che nelle prossime ore presenterà una denuncia circostanziata con materiale visivo recuperato attraverso cittadini.

Molto spesso dietro questi incendi c’è la mano dell’uomo, roghi dolosi causati da personaggi senza scrupoli che per interessi diversi, sia di natura imprenditoriale che per motivazioni più strettamente criminali, appiccano il fuoco. Per godere di quella devastazione come di uno spettacolo, oppure per finalità malavitose, perchè il fuoco è- purtroppo – anche un business. E in genere questi personaggi sono certi di non essere visti e sperano di farla franca contando sull’omertà e sulla paura.

Nell’ultimo caso, quello dell’incendio avvenuto a San Martino in Pensilis poche settimane fa, i carabinieri sono arrivati subito sulle tracce dei presunti colpevoli. Ma in altri casi non è stato così.

Allo stesso tempo però va sottolineata la scarsa manutenzione che favorisce eventi violenti e catastrofici come quello di ieri. Basta guardarsi indietro senza andare troppo oltre per notare come eventi di questo tipo stanno diventando sempre più frequenti e pericolosi, chiaramente non solo in Molise, come dimostrano i fatti di ieri a Pescara e sul Gargano. Pensare infatti che tutti gli incendi di ieri siano di natura dolosa, su una fascia di costa lunga centinaia di chilometri e in tantissimi punti differenti su tre regioni, dovrebbe implicare una “regia”, una pianificazione criminale sulla quale non ci sono (al momento) indizi. 

Di sicuro l’incuria fa la sua parte. L’incuria, la presenza di bottiglie e altri oggetti che facilmente fanno da innesco e di rifiuti o vegetazione incolta che invece diventano come propellente per il fuoco, sono sicuramente fra le ragioni dell’annunciata calamità.

Inutile nasconderlo, quanto accaduto ieri era stato ampiamente annunciato dagli eventi. E dalla storia recente. Proviamo a ripercorrerla.

Nel luglio del 2007 la costa molisana e in particolare la pineta di Petacciato finirono in cenere in una di quelle giornate infernali caratterizzate dal vento forte di libeccio, il pericoloso garbino che soffia da sud ovest e porta la colonnina di mercurio ben oltre i 40 gradi. Ma è evidente che da soli il caldo e il vento non possano essere considerati gli unici fattori scatenanti.

focolaio incendi

Il Basso Molise ricorda ancora con terrore l’incendio che si sviluppò al Nucleo industriale di Termoli nel luglio del 2017 e che costrinse alla parziale chiusura della Fiat mentre la notizia rimbalzò sui giornali di tutta Italia. Sono invece molto più frequenti gli incendi che colpiscono zone particolarmente a rischio come l’area di Rio Vivo Marinelle e quella di Casa La Croce a Termoli, la pineta di Campomarino Lido che in più punti è andata a fuoco in questi anni, e ancor di più il territorio di Guglionesi che sta diventando il paese più soggetto a roghi sospetti.

Il 30 agosto del 2020, meno di un anno fa, il paese visse una giornata di incendio con la chiesa di Sant’Antonio Abate che andò in fiamme. Anche in quel caso si parlò di rogo doloso ma i responsabili non vennero fuori.

A Campomarino Lido invece da anni ci sono sospetti relativi a focolai incendiati in più punti in aree vicini a degli allevamenti, anche a causa dell’incuria e della pulizia carente. Infatti se dal punto di vista penale le difficoltà sono oggettive, sarebbe molto più semplice mettere mano al territorio dal punto di vista della manutenzione e della pulizia dei canali, dei terreni incolti, delle aree limitrofe ai grossi appezzamenti.

Ma questo tipo di manutenzione manca totalmente e in questo modo si favorisce la distruzione di ettari di macchia mediterranea e si lascia andare in fumo un patrimonio naturale inestimabile. Ci si indigna, ci si interroga, ma poco di concreto si fa per evitare che accada ancora. In attesa della prossima emergenza.