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Rianimazione promiscua, moduli inutilizzati e pronto soccorso intasato: Cardarelli di nuovo in affanno

Solo un divisorio separerebbe i pazienti non covid dall'unico malato intubato a causa del virus all'interno del reparto di Rianimazione, mentre restano inutilizzate le strutture mobili inaugurate lo scorso 25 marzo. Cgil, Cisl e Uil denunciano il "caos organizzativo" del presidio sanitario di Campobasso, mentre la Fials rincara: "Lo sfacelo a distanza di 18 mesi dall'inizio della pandemia". Intanto i medici rianimatori diffidano l'Asrem. Riaffiorano i primi problemi a poche settimane dall'autunno, quando non è escluso l'arrivo di una quarta ondata

Un anno e mezzo dopo l’inizio della pandemia l’ospedale di Campobasso, centro hub nella cura del covid per il Molise, rischia di vivere un’altra stagione drammatica. Gli esperti preannunciano una quarta ondata, una recrudescenza del Sars-Cov-2 a causa delle varianti. Improntate al pessimismo le previsioni di Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova: “Il vaccino non basterà ad arginare il virus”. Ipotesi che preoccupano la popolazione e che riportano alla mente la terza nonchè durissima ondata dell’epidemia.

E’ in questo contesto che gli stessi medici e i sindacati hanno denunciato una serie di criticità ed esposto le debolezze del nosocomio che potrebbero rendere più fragile quella che è la ‘trincea’ nella lotta contro il virus. I rianimatori avrebbero inviato una diffida all’Asrem segnalando ancora una volta la mancanza di personale nella Terapia Intensiva, covid free per poco meno di due mesi: lo scorso 31 luglio qui è stata intubata una giovane donna di Guglionesi. Mentre il reparto cura anche i malati non covid. Ci sarebbe solo un divisorio a separare questi ultimi dall’unica degente covid.

Tale situazione “ha generato di nuovo il caos organizzativo che si è verificato nei mesi della crisi pandemica”: scrivono in una nota Cgil, Cisl e Uil. “La non nuova promiscuità logistica legata alla mancata separazione dei percorsi Covid – No Covid mette di nuovo a rischio di infezione pazienti ed operatori” e “non si è fatto nulla per correggere tale criticità”, nonostante le segnalazioni che la stessa Triplice aveva fatto negli scorsi mesi. Per questo Amantini (Fp Cgil), Valvona (Fp Cgil) e Boccardo (Uil) hanno sollecitato di nuovo l’Azienda sanitaria a porre in essere “interventi urgenti ed immediati volti a correggere le anomalie segnalate ai fini della tutela della salute e sicurezza dei pazienti ed operatori”.

La promiscuità dell’ospedale, del resto, era stata mesi fa al centro degli accertamenti sulla gestione dell’emergenza pandemica da parte dei Carabinieri del Nas su delega della Procura di Campobasso.

Ospedale promiscuo e morti per Covid sotto la lente del Nas. Procura di Campobasso apre inchiesta sul Cardarelli

 

Preoccupazioni condivise dalla Fials che stigmatizza anche il mancato utilizzo dei moduli mobili di Terapia Intensiva con 26 posti complessivi nei tre ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli a fronte di una spesa di circa 4 milioni di euro (stando alla somma indicata dall’ex governatore Michele Iorio, ndr). Al Cardarelli i 10 posti letto “ad alta tecnologia” vennero inaugurati lo scorso 25 marzo, installati nel piazzale impiegato come parcheggio per le ambulanze. Tali strutture removibili erano state realizzate proprio per potenziare il sistema delle terapie intensive.

“E’ assurdo perché i moduli all’esterno degli ospedali erano stati collocati per ospitare i pazienti covid”, tuona il segretario Carmine Vasile.

Così come, nonostante un finanziamento di 6 milioni previsto quasi un anno fa dall’ex struttura commissariale nazionale guidata da Domenico Arcuri, non si capisce a che punto siano i lavori per completare la cosiddetta Torre covid: nell’ex hospice del Cardarelli dovevano essere realizzati 14 posti di terapia intensiva, 21 di sub-intensiva e un pronto soccorso.

Tutto ciò ha determinato, per il sindacalista, “percorsi promiscui e con meno medici specialisti in servizio, sale operatorie utilizzate a ranghi ridotti per mancanza di anestesisti, pronto soccorso sotto pressione”. Ovviamente tali criticità si ripercuotono anche sull’assistenza dei degenti non covid: “Al pronto soccorso di Campobasso i pazienti sostano sulle barelle anche oltre cento ore in attesa di un posto libero in reparto per il ricovero”.

Altro problema irrisolto: la carenza di personale. “Da quando è esplosa la prima ondata della pandemia – denuncia Carmine Vasile – seppure c’era stata una deroga alle assunzioni, nulla si era fatto per assumere in ruolo quelle figure professionali indispensabili per far funzionare meglio il sistema sanitario pubblico”.

Gli operatori sanitari sono sempre più stremati e in via Ugo Petrella dunque ‘fioccano’ le diffide. “Sempre più frequentemente – argomenta Vasile – i lavoratori dell’Asrem sono costretti a diffidare l’azienda sanitaria perché decide unilateralmente le iniziative da intraprendere per tamponare le falle che si aprono quotidianamente nel nostro sistema sanitario pubblico”.

Inoltre, aggiunge, “l’adeguamento economico dell’ultimo contratto di lavoro è stato raggiunto solo in parte”. E poi: “L’Asrem non garantisce né la mensa aziendale, né il buono sostitutivo del pasto non consumato, come avviene in altre enti della stessa Regione”. Dulcis in fundo, “i concorsi per nominare qualche primario sono stati rinviati a data da destinarsi perché i termini di presentazione delle domande di ammissione sono state riaperte”.

In pratica, per il sindacalista, “è uno sfacelo” che si poteva evitare realizzando l’ospedale covid a Larino o completando l’ex hospice del Cardarelli.

Questioni che ora coinvolgono in pieno anche il presidente Donato Toma, fresco di nomina a commissario alla sanità e dunque competente anche per l’emergenza covid.