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La sentenza

Protezione civile, il Consiglio di Stato dà ragione ai precari storici: “La Regione poteva assumerli”

La vittoria nell'ultimo grado di giudizio: è stato accolto il ricorso presentato dagli avvocati Vincenzo Iacovino e Vincenzo Fiorini. I lavoratori potevano essere assunti in virtù del decreto Madia

I precari della Protezione civile potevano essere stabilizzati dalla Regione Molise senza il concorso pubblico indetto dallo stesso ente. Nell’ultimo grado di giudizio e a distanza di un anno dal pronunciamento del Tar Molise su uno dei ricorsi presentati, il Consiglio di Stato mette la parola fine alla ‘guerra’ tra il governo Toma e i lavoratori. Questi ultimi consideravano una beffa le due delibere con cui la Giunta regionale aveva avviato la selezione per assumere quattordici persone sulla base di requisiti che essi pensavano di avere grazie all’esperienza maturata sul campo e durante il governo dell’ex presidente Michele Iorio.

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Oggi (25 agosto) con la sentenza numero 6044 (presidente Caringella; estensore Quadri) i giudici hanno ritenuto illegittimo l’operato della Regione Molise che ha negato la stabilizzazione del personale precario della Protezione civile regionale. In pratica, il Consiglio di Stato ha accolto integralmente le tesi dei lavoratori precari che si erano affidati per la tutela delle loro posizioni agli avvocati Vincenzo Iacovino e Vincenzo Fiorini.

Gli ex dipendenti avevano deciso di presentare ricorso dopo la ricognizione del personale avviata nel 2018 dal governo Toma. Pochi mesi dopo l’insediamento l’amministrazione regionale aveva effettuato una ricognizione del personale interessato alla procedura di stabilizzazione come previsto dal decreto Madia. Quindi, la Giunta regionale aveva approvato una delibera (la numero 447/18) per dare l’ok all’elenco dei candidati considerati idonei alla procedura di stabilizzazione.

In tale elenco comparivano tutti i lavoratori che possedevano i requisiti previsti dal Decreto Madia e che avevano prestato lavoro precario per quasi 20 anni assicurando lo svolgimento di funzioni ordinamentali dalla Regione Molise di Protezione civile.

Tuttavia la stessa Regione Molise aveva successivamente omesso di dar corso alla procedura di stabilizzazione del personale precario in una modalità che, a detta dei lavoratori, era immotivata ed irragionevole. Da qui la decisione dei precari di rivolgersi alla giustizia amministrativa. Prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, l’operato della Regione Molise è stato bocciato.

“La sentenza assume particolare rilievo in quando fissa dei principi di diritto estensibili anche ad altre analoghe fattispecie”, commentano gli avvocati Iacovino e Fiorini.

Nella stessa si evidenzia che “la stabilizzazione del personale precario è coerente con l’art. 97 della Costituzione, il quale, pur affermando la regola generale dell’accesso al pubblico impiego mediante concorso, fa espressamente salvi i casi stabiliti dalla legge. Pertanto, le procedure concorsuali riservate devono essere principalmente finalizzate ad attuare il fondamentale principio costituzionale del buon andamento della pubblica amministrazione. Ed una delle ragioni fondamentali che potrebbe giustificare la facoltà di un’amministrazione pubblica di procedere alla stabilizzazione, attraverso percorsi occupazionali dedicati, è proprio quella di valorizzare professionalità che per molti anni sono state impiegate, senza soluzione di continuità e mediante rapporti di lavoro a tempo determinato, per lo svolgimento di attività richiedenti un’alta qualificazione e specializzazione tecnico-amministrativo-gestionale e per questo difficilmente sostituibili.

Nella fattispecie in questione le argomentazioni sviluppate dalla Regione Molise per negare la stabilizzazione del suindicato personale, dopo che l’Ente stesso aveva proceduto alla ricognizione dei soggetti aventi i requisiti di legge, risultano pretestuose, atteso che gli appellati costituiscono professionalità utilizzate per attività concernenti mansioni istituzionali e ordinarie dell’Ente Regione, essendo stati da sempre assegnati al Servizio di Protezione Civile della Regione Molise e sempre prorogati in ragione della specificità delle competenze acquisite e delle mansioni professionali svolte di Sala Operativa e Centro Funzionale (funzioni istituzionali e ordinarie), al fine di garantire continuità ed omogeneità organizzativa e funzionale al suddetto Servizio, come risulta dalla complessiva documentazione versata in atti.

Ne consegue l’illegittimità delle deliberazioni della giunta regionale n. 289/2019 e n. 338/2019 con cui la Regione ha provveduto ad approvare il Piano triennale dei fabbisogni di personale per il triennio 2019 – 2021, nella parte in cui ha contemplato, per l’annualità 2019, tra le diverse iniziative di assunzione, anche la procedura concorsuale finalizzata al reclutamento a tempo indeterminato di complessive quattordici unità di personale da assegnare al Centro Funzionale del Servizio Protezione Civile. Invero, tale procedura, avente ad oggetto la medesima posizione lavorativa degli odierni appellati, è stata adottata senza alcuna idonea motivazione ed in spregio alla posizione giuridica soggettiva dei medesimi, che da anni lavoravano (e lavorano tutt’ora) per il Centro Funzionale e per la Sala Operativa con contratti a tempo determinato espletando le medesime mansioni oggetto del concorso”.

Grande soddisfazione dei lavoratori precari che dopo 20 anni e numerose battaglie giuridiche vedono aprirsi la prospettiva della definitiva stabilizzazione grazie alla tenace battaglia giudiziaria condotta agli avvocati Vincenzo Iacovino e Vincenzo Fiorini.

 

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