Arcigay lancia l’allarme sul Green pass: “Privacy violata, si rischia discriminazione dei trans”
L’Arcigay, pur ritenendo il vaccino e il Green pass “uno strumento fondamentale e importantissimo contro il virus”, chiede di modificare il sistema di verifica della validità della documentazione: “Abbiamo riscontrato già situazioni spiacevoli durante la campagna vaccinale”. Le prime avvisaglie del clima omofobo e di intolleranza espresse sui social
Ormai lo sanno tutti: da oggi – 6 agosto – è obbligatorio il Green pass per sedersi in bar e ristoranti al chiuso, per andare al cinema e al museo oppure per recarsi ad un concerto, in palestra o in piscina, partecipare a fiere, congressi e convegni. Per poter accedere in tutti questi luoghi a rischio assembramento serve la certificazione verde Covid-19 rilasciata agli immunizzati (anche con prima dose), ai guariti dalla malattia o a chi ha fatto un tampone nelle ultime 48 ore.
Ma non per tutti esibire il documento sarà ‘liscio come l’olio’.
L’Arcigay, pur ritenendo il vaccino e il Green pass “uno strumento fondamentale e importantissimo contro il virus”, ad esempio lancia l’allarme perchè il sistema di verifica della validità della documentazione “per come è strutturato è lesivo della privacy delle persone trans che si ritroveranno a dover essere continuamente identificate con il nome di nascita”.
“Tante persone trans infatti non hanno i documenti adeguati per la complessità burocratica del nostro paese, come ad esempio nel mio caso”, dichiara Luce Visco, presidente di Arcigay Molise, che ha ricevuto la doppia dose di Moderna e si dichiara favorevole alla vaccinazione. “Questo è un evidente problema perché in tantissimi luoghi una persona trans, che già aveva difficoltà di accesso, adesso dovrà essere ancor di più costretta ad esibire documento e nome anagrafico, con relativa violazione della privacy”.

A suo dire si corre il rischio che tali persone vengano discriminate o vivano situazioni di imbarazzo che si sono già verificate durante la campagna vaccinale, nel momento in cui bisognava : “In un paese totalmente impreparato a gestire le persone trans, con tante segnalazioni di situazioni imbarazzanti e poco rispettose, questo spingerà ulteriormente le persone trans a isolarsi. E’ quanto registrato anche con le campagne vaccinali, dove spesso si poneva il dubbio se la persona sul documento fosse davvero quella presentatasi. Ciò porterà, in un momento di riapertura, ad un ulteriore isolamento per persone invece che vogliono tornare a vivere serenamente, anche da vaccinate e con green pass.
E’ necessario che si trovino soluzioni che garantiscano la privacy, evitando un continuo outing discriminatorio”.
Di più: per Luce Visco si rischiano anche episodi di violenza nei confronti dei trans. Le prime avvisaglie del clima di intolleranza ci sono state sui social. Ecco perchè sarebbero necessari alcuni correttivi a tale strumento.
“La continua identificazione infatti potrebbe essere anche un rischio violenza nei confronti delle persone trans. Sui social – argomenta – abbiamo già individuato dei commenti che puntano all’identificazione delle persone trans tramite strumento del green pass. Ribadiamo quindi l’importanza dello strumento del green pass e della sua applicazione, ma che possa garantire la privacy”.



