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Una questione delicata

Vendita Gemelli, niente da fare per la Regione malgrado gli oltre 100 milioni investiti nella clinica

Il Consiglio regionale approva un impegno di massima per il futuro della struttura sanitaria accreditata anche se la vendita è in corso e i giochi sembrano fatti. “Bisogna mantenere gli accordi sottoscritti negli anni scorsi”. Ricostruita la questione dal 1991 ad oggi, compresi i fondi pubblici utilizzati per il progetto. Il presidente Toma: "Non vogliamo essere ostaggio di speculazioni semmai ce ne fossero".

Tutto partì nell’ormai lontano 1991, quando furono stanziati i primi 70 miliardi di lire per la costruzione del primo lotto. Parliamo della ‘Cattolica’ di contrada Tappino, poi conosciuta come ‘Fondazione Giovanni Paolo II’ e ‘Gemelli Molise’. A quei primi fondi pubblici ne seguirono altri: nel 2002 ci fu un accordo per 66 milioni di euro per il completamento del secondo lotto a cui bisogna aggiungere i 30 per l’avviamento dell’attività per tre anni. Dunque, facendo un rapido calcolo, si superano i 130 milioni di fondi pubblici. Una cifra cospicua.

Nel corso del Consiglio regionale di oggi, il capogruppo del Movimento5Stelle Andrea Greco ha ripercorso le tappe dell’insediamento dell’ex Cattolica nel capoluogo di regione, per arrivare all’annunciata e prossima cessione delle quote al miglior offerente. Notizia che è rimbalzata da qualche settimana a questa parte. “Siamo preoccupati, visto che ci troviamo di fronte a uno dei due maggiori erogatori sanitari privati di sanità in Molise” dice l’esponente pentastellato. Che aggiunge: “Non dimentichiamo che come struttura accreditata Gemelli riceve poco meno di 40 milioni l’anno, di cui circa 14 per prestazioni su pazienti di fuori regione”.

Dunque, all’inizio fu Università Cattolica del Sacro Cuore, poi fondazione Giovanni Paolo II fino alla Fondazione Gemelli Molise. “Gli immobili – prosegue Greco – restano però in capo all’Università Cattolica del Sacro Cuore”. Sulla questione vendita il consigliere di opposizione non ha dubbi: “Da contratto la Regione Molise andava avvisata della cessione in atto, anche perché la stessa Regione è il player principale nei confronti di un erogatore costruito interamente con i soldi pubblici e vive di contributi statali dalla sua nascita. Per questo, riteniamo che bisognerebbe ricondurre tutto sotto la gestione pubblica e per tutelare i lavoratori bisogna entrare in partita, non stare a guardare il privato che arriva. Nessuno ci espropri di un bene che possiamo tranquillamente dire pubblico, e cogliamo questa occasione per far sì che la sanità pubblica faccia un passo in avanti”.

Sollecitazioni, tramite interpellanza, alle quali il Governatore risponde nel merito: “La struttura di cui parliamo ha iniziato la sua attività come Cattolica, per poi trasformarsi in Fondazione Giovanni Paolo II che è stata sciolta e il patrimonio è andato in devoluzione a favore del Policlinico Gemelli di Roma. Purtroppo, non c’è stata alcuna informativa sulla cessione di quote, io ho saputo da voci di corridoio di questa operazione, non ne era a conoscenza neanche il Cda del Gemelli Molise. Sono stato quindi invitato a una call conference dal managemet del Policlinico Gemelli che mi ha confermato la vendita in atto”.

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Le richieste di Toma: “Ho provato a strappare un rinvio, una sospensione per tre mesi dell’operazione, visto che non sapevano nulla della vendita neanche il Commissario ad acta e l’Asrem, quanto meno per conoscere i probabili acquirenti, l’importo, se si rispettassero gli impegni presi in sede di contratto stipulato. Ma mi è stato risposto che l’operazione non si sarebbe potuta sospendere perché il 9 (ci siamo sentiti il 7) sarebbero scadute le offerte, non sapevo nemmeno questo. Se avessero sospeso davanti alle buste chiuse sarebbero incorsi in responsabilità precontrattuale”.

I passi successivi: “Ho aspettato i termini per non interferire, ho acquisito la documentazione, ho contattato la Cattolica, proprietaria degli immobili, per chiedere in quale modo sarebbe stato previsto l’utilizzo degli immobili all’acquirente. Mi è stato prospettato un comodato d’uso o un diritto reale di usufrutto, una risposta evasiva. A questo punto ho scritto al rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Franco Anelli, coinvolgendo nella vicenda anche il Ministro della Salute, quello dell’Economia e il Commissario ad acta”.

Cosa dice la lettera? “Visto che i vertici non mi hanno dato delucidazioni particolari sulla cessione – scrive il presidente della Regione –, e considerando che la struttura dell’ex Cattolica è stata realizzata quasi interamente con soldi pubblici con il 95%, e la Regione ha contribuito con 10 miliardi, bisogna assicurare che l’unico scopo da contratto resti quello di “realizzare un centro di ricerca e formazione di alta tecnologia nelle scienze biomediche”. Se non assicura questo potrebbe configurarsi distrazione di fondi pubblici e anche causa di revoca di soldi pubblici. E’ necessario che si forniscano garanzie per evitare elusione delle finalità. In settimana attendo la risposta. Poi orienterò le mie azioni”.

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità un impegno di massima per il futuro della struttura sanitaria accreditata: “Bisogna mantenere gli accordi sottoscritti negli anni scorsi” dicono all’unisono dalla maggioranza e dalle opposizioni, che hanno sottolineato che bisogna “salvaguardare il rispetto della finalità pubblica e le prestazioni della struttura sanitaria”.

Il governatore è stato molto diretto: “Non vogliamo essere ostaggio di speculazioni semmai ce ne fossero. Vogliamo sapere cosa ne sarà di questa struttura, le attività che si svolgeranno e le strategie future. Combattiamo a favore della sanità, per questo serve fare chiarezza”.

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