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Tempo scaduto per la vendita del Gemelli: si aprono le buste. Almeno 6 offerte per un affare da 35 milioni

Giornata clou quella di domani quando si conosceranno gli imprenditori della sanità interessati al centro di eccellenza messo in vendita. Nessuna deroga è stata concessa alla proposta del presidente Donato Toma di avere tre mesi di tempo per valutare l'acquisizione e la possibile integrazione all'ospedale Cardarelli. Mentre infuria la polemica sul silenzio che ha circondato l'operazione, dal Consiglio di amministrazione si difendono: "Non sapevamo nulla fino a quando la proprietà non ci ha messo al corrente. Ed è legittimo, lo prevede la normativa vigente".

Non c’è nessuna possibilità per la Regione Molise di diventare proprietario del Gemelli Molise. L’ospedale di contrada Tappino, finora in mano ad una Fondazione nata senza scopo di lucro (la ‘Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS’ costituita nel 2018 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Istituto Giuseppe Toniolo), diventerà di proprietà di un imprenditore privato.

Almeno sei operatori, tutti già con interessi nel campo della sanità, hanno presentato un’offerta di acquisto rispondendo all’avviso pubblicato dalla proprietà per un affare da 35 milioni di euro sulla base di una perizia elaborata dal Tribunale. 

Domani – 9 luglio – sarà una giornata clou perchè saranno aperte le buste presentate dai possibili acquirenti e si conosceranno quindi i nomi di chi è interessato alla vendita del centro di eccellenza di contrada Tappino a Campobasso, diventato negli anni un centro di eccellenza nell’oncologia e nella cardiochirurgia in tutto il Molise e il Centro Sud.

Il ‘piano B’ della Regione Molise, ossia diventare proprietario del Gemelli, è naufragato: è stata respinta la proposta avanzata ieri sera dal governatore Donato Toma nella call conference con i vertici della Fondazione Policlinico Gemelli, i rappresentanti del Consiglio di Amministrazione del Gemelli Molise (a cominciare dall’amministratore delegato Celeste Condorelli), il consigliere d’amministrazione Nicola Lucarelli e i consulente giuridico di Toma, l’avvocato Giacomo Papa.

Non ci sarà nessuna deroga di tre mesi, un tempo considerato necessario per capire le possibilità di manovra dell’amministrazione regionale nell’operazione di cessione dell’ospedale e per verificare l’opportunità di un’integrazione al Cardarelli. La Regione, non potendo acquistare una struttura privata in grado di fare concorrenza al pubblico, avrebbe dovuto presumibilmente presentare una proposta di integrazione differente rispetto a quella già respinta nel 2018 dai Ministeri competenti.

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Nulla da fare però. Il Policlinico vuole evitare ricorsi e altre azioni di responsabilità. Impossibile dunque concedere una proroga rispetto a quanto previsto nel bando di vendita pubblicato diversi mesi fa e di cui il Consiglio di Amministrazione è venuto a conoscenza solo negli ultimi frenetici giorni, come confermano a Primonumero fonti interne allo stesso Cda e presenti ieri alla call conference. “Non sapevamo nulla della volontà del Policlinico Gemelli di Roma di vendere l’ospedale di Campobasso, lo abbiamo appreso negli ultimi giorni. E poteva farlo, è consentito dalle norme del diritto societario in vigore. Certo, non si può considerato un atteggiamento garbato, corretto ma è legittimo, è previsto dalle norme. Del resto – aggiunge chi ieri ha partecipato alla riunione – negli ultimi mesi il consiglio di amministrazione si è riunito ma non si è mai fatto cenno ad un’eventualità del genere”.

Ma è proprio su questa sorta di omissione si sono scagliati nelle ultime ore gli esponenti dei comitati della sanità, il sindacato Cobas e la Lega di Campobasso che ha chiesto un consiglio comunale monotematico sull’argomento.

“Nell’attuale Cda del Gemelli la Regione è rappresentata dall’avvocato Lucarelli, indicato proprio dal Presidente e, quindi, Toma come può ignorare completamente la vendita delle azioni?”, la domanda della sindacalista del Cobas Maria Luisa Di Bianco. “Di certo l’acquisizione del Gemelli Molise nel patrimonio pubblico risolverebbe la mancanza di un
ospedale di primo livello nella regione, dal momento che il Cardarelli è a tutti gli effetti ospedale covid, quindi un notevole passo in avanti per ridare dignità alla sanità pubblica, riequilibrare il rapporto pubblico – privato, nonché il giusto riconoscimento economico stipendiale agli operatori, che nella struttura hanno speso energie e professionalità, senza riconoscimento alcuno, anche nel periodo Covid”.

I ‘fari’ sulla cessione del Gemelli sono rimasti spenti fino a quando i vescovi hanno lanciato l’allarme dando concretezza ad un’indiscrezione che circolava probabilmente solo negli ambienti ecclesiastici. E forse non poteva che essere così dal momento che la Fondazione proprietaria del centro di eccellenza è in parte costituita dall’Istituto Toniolo che è presieduto dall’arcivescovo di Milano Delpini che viene nominato direttamente dal Papa.

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La vicenda viene seguita con apprensione dai pazienti del Gemelli: quando cambierà la proprietà, sarà sicuramente rivisto l’accreditamento con la Regione Molise per l’erogazione dei servizi sanitari. Una partita fondamentale, in cui giocherà un ruolo decisivo la commissaria alla sanità Flori Degrassi.

Il destino della struttura per ora è ad un bivio: bisognerà vedere se ci sarà solo un’acquisizione degli assets (ossia le quote del Gemelli) o se l’ospedale sarà venduto in toto, ‘pacchetto’ completo, ossia anche le attrezzature, le convenzioni, il personale, i contratti anche dei medici che il Policlinico Gemelli di Roma inviava nella ‘succursale’ molisana. La stessa sede che di punto in bianco, sembra per ripianare i debiti, ha deciso di dismettere.

Per chi si fosse perso qualche passaggio, ricordiamo che gran parte dell’edificio che ospita il Gemelli è stato costruito con finanziamenti pubblici e inaugurato nel 2002. E il Gemelli ha un contratto in comodato d’uso o di superficie dell’immobile di proprietà dell’Università Cattolica del Sacro Cuore che a sua volta è stata fondata dall’Istituto ‘Giuseppe Toniolo’.

Chi acquisirà il centro di contrada Tappino potrebbe decidere di ‘riconvertirlo’, cambiare la sua vocazione e porre dunque un problema anche all’interno della sanità molisana, per la quale era un punto di riferimento. Ecco perchè anche i 400 dipendenti della struttura stanno seguendo con ansia l’operazione di vendita: il loro posto di lavoro è a rischio? Il personale conserva lo spiacevole ricordo dei contratti di solidarietà che sono stati costretti ad accettare alcuni anni fa per evitare i licenziamenti.

Il governatore Toma ha ricevuto garanzie in tal senso. “Ho avuto assicurazioni sulla clausola sociale, sui lavoratori e sul mantenimento dell’attività in loco. Inoltre, l’immobile non è in vendita perchè è di proprietà dell’Università del Sacro Cuore”, ha chiarito a Primo Piano Molise. Lo stesso presidente ha chiesto di essere informato sull’iter “per rendere pubbliche e trasparenti le informazioni sulla vendita. La cessione comunque riguarda le quote o l’azienda”.

Poche ore dunque e sapremo chi si è aggiudicato l’ospedale. In gioco ci sono nomi eccellenti: la famiglia Angelini (proprietari di cliniche e dei centri di riabilitazione Sanstefar che operano anche in Molise), il proprietario di Neuromed Aldo Patriciello, la famiglia Iervolino (proprietaria dell’Università telematica Pegaso), il gruppo Humanitas (che vanta una serie di ospedali in tutta Italia), l’imprenditore Carlo De Benedetti e tre fondi stranieri, di cui uno riconducibile a Vito Gamberale, il dirigente con origini agnonesi.