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“Bernardeschi sei un tumore”: arbitro isernino sospeso 6 mesi per pesante insulto social al giocatore della Juve

Dopo la partita persa dalla Juventus contro il Barcellona lo scorso 28 ottobre, sul profilo facebook di Pasqualino Fattore è apparsa una frase vergognosa: “Bernardeschi sei un tumore”. Il fischietto pentro si è difeso affermando che fosse stato il padre a pubblicare il messaggio sul suo profilo. Ma la Commissione di disciplina l’ha condannato per la gravità dell’offesa e per il divieto per gli arbitri di rilasciare ogni tipo di dichiarazione su altri tesserati: “Il tutto stride col perdurare della pubblicazione per oltre un mese”.

Un fattaccio. Che è stato giustamente punito da chi di dovere. Qui si parla di un giovane arbitro molisano, della sezione di Isernia, sul cui profilo facebook è apparso un pesante insulto contro un calciatore della Juventus, Federico Bernardeschi. I fatti risalgono allo scorso 28 ottobre e il motivo, se così si può chiamare, sarebbe il non aver gradito la prestazione dell’esterno della Nazionale, subentrato a gara in corso contro il Barcellona.

“Bernardeschi sei un tumore” si è letto sulla sua pagina per oltre un mese, prima della cancellazione. Un’offesa che gli è stata imputata immediatamente e per la quale è stato sospeso dal 30 giugno al 30 dicembre. Sei mesi di stop a Pasqualino Fattore, che non potrà arbitrare in questo lasso di tempo. L’ha deciso la Commissione di Disciplina Regionale di Primo Grado Campania – Molise.

L’ignobile frase affidata a Facebook è stata notata subito dal presidente del Cra (comitato regionale Aia) Molise, Alessandro Petrella, che il 30 ottobre 2020, dopo due giorni quindi, ha trasmesso alla Procura Arbitrale la pagina in questione con il commento del collega Pasqualino Fattore della sezione di Isernia.

Come riporta il comunicato ufficiale della sentenza, “la pagina stampata del profilo Facebook dell’arbitro riporta il seguente commento, a seguito della gara di Champions League Juventus-Barcellona del 28/11/2020: “Bernardeschi sei un tumore”. L’attività istruttoria ha consentito di ricostruire la vicenda con chiarezza e non c’è motivo di dubitare – come lo stesso Fattore ha riconosciuto – che il commento è stato pubblicato sul suo personale profilo facebook ed è rimasto visibile per un tempo certamente prolungato, un mese ed oltre”.

Il protagonista della vicenda ha provato a giustificarsi in qualche modo, attribuendo ad altri il commento apparso sul suo profilo. In particolare, ha tirato in ballo il padre, il quale avrebbe preso possesso del suo profilo. Ma “l’Ufficio di Procura ritiene poco verosimile la riferibilità della pubblicazione del post al proprio padre, non fondata su prova alcuna, così come la possibilità che l’associato non se ne sia avveduto per oltre un mese e mezzo”.

E c’è anche un altro aspetto sottolineato: “Ad avviso della Commissione la sia pur possibile – ma non adeguatamente provata – attribuzione ad altri della materiale formulazione del commento e della sua pubblicazione, non esime il titolare del profilo personale dalle contestate responsabilità in quanto associato all’Aia. Maggiore doveva essere l’attenzione e la vigilanza da esplicarsi sui contenuti dello stesso ma il tutto mal si concilia anzi risulta essere davvero stridente col perdurare della pubblicazione per oltre un mese”.

Bisogna altresì aggiungere che agli associati dell’Aia è vietato rilasciare dichiarazioni pubbliche in qualsiasi forma relativamente alla valutazione del comportamento tecnico e disciplinare di altri tesserati Figc o Aia.