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In zona gialla con Terapie Intensive al 5% o al 15%: in Molise basterebbe poco. Green pass anche nei ristoranti (ma con una sola dose)

In dirittura d'arrivo la decisione dell'Esecutivo e sull'estensione del Green Pass e sul cambio di parametri per passare in zona gialla. Accolte le proposte delle Regioni che chiedevano di prendere in considerazione il tasso di occupazione dei posti letto invece che i soli contagi. Ma se il Governo pensa a un 5% per quanto riguarda le Rianimazioni (che in Molise vorrebbe dire che si cambia colore con 2 soli ricoveri) i Governatori sperano di innalzare tale soglia al 15%

Si specifica che la foto pubblicata si riferisce a un ristorante di Termoli nell’epoca pre-Covid quando non c’erano ancora le misure di prevenzione del contagio che esistono tuttora

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Fascia gialla con Terapie Intensive occupate al 5% e Green Pass anche per i ristoranti al chiuso. Si stanno profilando sempre più le ipotesi al vaglio del Governo e il Molise, come tutte le altre regioni, è in trepidante attesa. Anche perché, con questo cambiamento in vista, il nostro territorio passerebbe in zona gialla con 2, ripetiamo 2, ricoveri in Terapia Intensiva.

Partiamo dai nuovi parametri per l’eventuale cambio di colore delle Regioni. Come richiesto dai Governatori, la linea è quella di dare più importanza a fattori quali l’occupazione dei posti letto e non già al numero di contagi sic et simpliciter o al famigerato Rt (indice di trasmissibilità, indicatore che sconta peraltro deficit di tempistica e che finora è stato calcolato sui soli casi asintomatici). Il Governo e il Ministro della Salute sembrano d’accordo con l’indicazione proveniente dalle Regioni che vogliono dare maggior peso ai tassi di ospedalizzazione, oggi bassi malgrado il forte aumento dei contagi sospinti dalla variante Delta. Ma la negoziazione è ancora in atto. Oggi c’è la Conferenza Stato-Regioni, domani si riunirà la Cabina di Regia e il Consiglio dei Ministri dovrebbe decidere, con decreto, entro giovedì.

Non più contagi sopra i 50 casi ogni 100mila abitanti (alcune regioni li hanno superati) e Rt superiore a 1 ma calcolo sulla percentuale di posti letto Covid occupati. Se l’ipotesi, che appare al momento più quotata, è di passare in giallo con il 5% di occupazione dei reparti più critici o 10% di occupazione di quelli meno critici, il Molise potrebbe mutare colorazione con soli 2 ricoveri in Rianimazione (attualmente sono 0) o 17-18 (al momento ce n’è solo 1) in Malattie Infettive. Già, perché il calcolo va fatto sui posti letto totali comunicati all’Agenas e al Ministero. In Molise sono 39 (Terapia Intensiva) e 176 (area non critica). È sempre stato così, perché nel computo ci sono finiti anche i posti letto messi a disposizione (ora solo teoricamente) dai privati e non solo quelli dell’hub Cardarelli di Campobasso.

Ricordiamo che ci sarebbero 26 posti (10 a Campobasso, 10 a Termoli e 6 a Isernia) nei fabbricati messi a latere degli ospedali come Rianimazioni mobili. Come tutti sappiamo, quei posti non sono fruibili e non sono stati mai utilizzati (forse non lo saranno mai) in primis perché manca il personale, a partire dagli anestesisti. Così come non ci sono i posti della famigerata Torre Covid al Cardarelli, i cui lavori sono fermi e non si sa quando riprenderanno. Di fatto la Regione Molise non ha un centro Covid dedicato.

I Governatori, tra cui quello del Molise Donato Toma, spingono però per un ‘rialzo’ delle percentuali dei posti letto con cui si andrebbe in fascia gialla e sarebbero in pressing per innalzare al 15% il tasso delle Terapie Intensive e al 20% quello dei reparti ordinari. Per il Molise vorrebbe dire circa 6 posti letto in Rianimazione, invece che 2 come nella prima ipotesi. Quanto ai reparti meno critici, il numero passerebbe a 35. Ricordiamo che la fascia gialla (a differenza dell’attuale bianco generalizzato) prevede la reintroduzione dell’obbligo di mascherina all’aperto e restrizioni per quanto riguarda il numero di commensali consentiti al ristorante.

C’è poi il capitolo Green Pass, la certificazione verde che si vorrebbe estendere per mettere un freno all’aumento dei contagi e non doversi ridurre, ipotesi traumatica, a chiudere di nuovo. Quindi passaporto vaccinale, di questo si tratta, per i luoghi più affollati e a rischio assembramenti. Una questione che sta dividendo la classe politica (e l’opinione pubblica) ma il compromesso sembra essere stato trovato e sarebbe sul tavolo. Green pass per andare al ristorante al chiuso, nonostante le polemiche e le voci contrarie a questa ipotesi, ma con una sola dose di vaccino e invece con doppia dose per luoghi maggiormente affollati.

Una deroga a questa linea generale sarebbe la previsione che nelle aree dove c’è maggiore circolazione del virus sia prevista ovunque, quindi anche nei ristoranti, la doppia dose, garanzia di immunizzazione.

Insomma un Green Pass a ‘due velocità’ e forse con tempistiche diverse. In una prima fase di applicazione del decreto (che dovrebbe entrare in vigore il 26 luglio) potrebbe essere sufficiente una sola dose di vaccino (ma anche un tampone negativo, oppure il certificato di guarigione nei sei mesi precedenti) per andare nei ristoranti al chiuso e in tutti gli altri luoghi dove i protocolli già prevedono regole di distanziamento. Discorso diverso per i luoghi affollati, dove servirebbe il Green Pass da doppia dose. Parliamo di stadi, concerti, convegni, eventi, luoghi dello spettacolo, palestre, discoteche. Da settembre, poi, probabile che il Green Pass venga richiesto anche per autobus e metro ma su questo la discussione è più farraginosa.

Plausibile anche la proroga dello stato di emergenza — che scade il 31 luglio — per almeno tre mesi e dunque fino a fine ottobre.