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Dati in peggioramento, verso il ritorno delle zone gialle. Toma: “Un paradosso con ospedali vuoti”. Il Green Pass obbligatorio è quasi cosa fatta

Il Governatore del Molise, insieme ad altri, preme affinchè si cambino i parametri che definiscono il 'colore' delle regioni di modo che vengano presi in considerazione non tanto il numero di casi quanto le ospedalizzazioni. Ospedalizzazioni che al momento riguardano quasi esclusivamente non vaccinati. Con i contagi in aumento pressochè in tutt'Italia, il ritorno delle zone gialle è concreto e potrebbe avvenire già da fine luglio. Intanto il Governo sembra sul punto di introdurre l'obbligo di Green Pass per partecipare alla vita sociale al fine di scongiurare, di fatto, nuove chiusure. E anche il nostro sondaggio dice sì al certificato verde obbligatorio, a larghissima maggioranza.

La risalita dei contagi, sospinta dalla variante Delta, porta con sè il rischio di nuove chiusure. Per scongiurare questo rischio, vieppiù concreto, il Governo sembra essersi deciso (nonostante le differenti visioni di vedute interne) a un decreto che rende obbligatoria la certificazione verde per partecipare a eventi (pubblici e privati) e a luoghi dove possono crearsi affollamenti. A fare da ago della bilancia probabilmente l’analisi dei dati del monitoraggio di Iss e Ministero della Salute che oggi, come ogni venerdì, hanno messo nero su bianco i dati dell’epidemia.

Dati che – come si prevedeva – sono in peggioramento. L’Rt nazionale (con tutti i limiti, anche temporali, di questo indicatore) è passato dallo 0.66 allo 0.91 nel giro di sette giorni. L’incidenza dei casi a livello nazionale è passata da 11 ogni 100mila abitanti a 19: praticamente è quasi raddoppiata. Ancora, ben 19 territori (tra regioni e province autonome) sono stati definiti a ‘rischio moderato’. C’è anche il Molise tra questi, mentre fanno eccezione solo Valle d’Aosta e Provincia di Trento.

È chiaro, insomma, che si sia in presenza di un aumento (massiccio e veloce) della circolazione virale e i contagi (come il caso Guglionesi insegna) colpiscono soprattutto i giovani che – anche se non vaccinati – restano in genere asintomatici.

Torneranno le zone gialle? L’impatto sulle strutture ospedaliere – ottima notizia – resta molto basso. I dati del monitoraggio dicono che nessuna regione/provincia autonoma supera la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva o area medica. Il tasso di occupazione è al 2% per quanto riguarda entrambe. In Molise sappiamo che è 0. Ieri l’ultimo paziente in Malattie Infettive è stato infatti dimesso mentre la Terapia Intensiva del Cardarelli è Covid-free dal 3 giugno.

Ora, nessuna regione rischia di tornare in zona gialla a partire dalla prossima settimana ma già dal 26 luglio le cose potrebbero cambiare. A rischiare in questo momento sono soprattutto Sardegna e Sicilia (sopra i 30 casi ogni 100mila abitanti) e ancora Lazio, Veneto e Campania (tutte e tre sopra i 20 casi ogni 100mila abitanti). Il Molise attualmente ha un’incidenza pari a 14.6 ogni 100mila abitanti. Ma la progressione è evidente e chissà che non si arrivi presto a una incidenza di gran lunga maggiore.

I Governatori (ma il Governo sembra più che propenso ad accogliere questa richiesta) stanno chiedendo in queste ore di modificare i parametri che fissano il passaggio in zona gialla (che si avrebbe in automatico con più di 50 casi ogni 100mila abitanti). L’idea è quella di considerare maggiormente il tasso di occupazione degli ospedali e non già i soli numeri dei casi di infezione.

Dello stesso avviso il Governatore molisano Donato Toma che oggi, a margine della conferenza a Campobasso sulla rassegna culturale Poietika, ha detto espressamente ai microfoni che anche lui è tra coloro (Presidenti di Regione e Assessori alla Sanità) che stanno facendo pressing per questo cambio. Cambio in realtà molto in linea con il cambiamento dei dati di contesto della pandemia. Contagi in aumento, è vero, ma calo o comunque non aumento della ospedalizzazioni. “Sarebbe un paradosso. Tra qualche settimana il Molise potrebbe passare in giallo per l’aumento di contagi ma con 0 presenze di ricoverati per Covid negli ospedali e una Terapia Intensiva vuota”.

toma mascherina intervista

Cambio dei parametri sulle zone a colori che però deve andare a braccetto – ed è questo che si profila – con l’estensione dell’utilizzo del Green Pass per regolare gli accessi ad alcuni eventi o servizi.

La scelta sembra cosa fatta e sarà operativa (scrive il Corriere della Sera) a fine luglio o più probabilmente già la prossima settimana. Restano da definire alcuni dettagli, su tutti il nodo che riguarda i ristoranti al chiuso. Servirà anche per questi ultimi la certificazione? Sicuramente servirà per entrare negli stadi, per partecipare a concerti ma anche congressi, nonché per gli aerei e per i treni a lunga percorrenza. Probabilmente non servirà invece per autobus e metropolitane (sarebbe di più difficile applicazione il controllo), su cui però resterebbe il limite alla capienza.

Ieri Primonumero ha lanciato un sondaggio proprio sul Green pass obbligatorio per partecipare alla vita sociale. Perché delle due l’una, un po’ questo il ragionamento che ha fatto il Governo italiano (sulla falsariga di quello francese): o si mettono limitazioni per assicurare la sicurezza dei cittadini (a questo serve la certificazione che attesta che i partecipanti siano vaccinati) oppure si tornerà (non subito ma forse in autunno) a chiudere e imporre altre restrizioni. Ebbene, finora il 75% si è detto favorevole al Pass verde, il 23% ha espresso contrarietà perché lo vede come un obbligo a vaccinarsi (scelta invece, almeno per ora, volontaria) e solo il 2% è ancora indeciso.

Green pass obbligatorio per partecipare a eventi vari, sei d'accordo?

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Non sono mancati commenti social contrari – forse per partito preso? – alla questione che mettono in luce più in generale un residuo atteggiamento no-vax. Un commento su tutti, testuale: “Green pass x cosa,i vaccinati contagiano di più con le varianti,di cosa parliamo,basta”. Ora, non si comprende la fonte scientifica di tale convinzione. Noi ve ne proponiamo un’altra, peraltro molto in linea con quel che accade davvero nel mondo reale. Oggi un articolo di Margherita De Bac sul Corsera dal titolo ‘No vax e vaccinati con una sola dose: chi sono i ricoverati e le vittime di Covid’ riporta in maniera circostanziata alcune testimonianze di medici e primari dei reparti che accolgono pazienti con Covid. Storie che arrivano dal San Martino di Genova, dall’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, dal Federico II di Napoli ecc. Tutte raccontano – con le voci di dentro – quello ‘zoccolo duro’ di scettici del vaccino che nutrono nei riguardi della scienza – e del suo simbolo, in questo momento, per eccellenza – un’ostilità di fondo, paura, mancanza di fiducia e sospetti complottistici.

I dati però, che non si nutrono di questi atteggiamenti irrazionali, evidenziano come i pochi ricoverati sono per la maggior parte non vaccinati e persone che non hanno completato il ciclo vaccinale.

“È prioritario – segnalano Iss e Ministero nel monitoraggio diffuso oggi – raggiungere una elevata copertura vaccinale ed il completamento dei cicli di vaccinazione in tutti gli eleggibili, con particolare riguardo alle persone a rischio di malattia grave, nonché per ridurre la circolazione virale e l’eventuale recrudescenza di casi sintomatici sostenuta da varianti emergenti con maggiore trasmissibilità”.