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Allevamenti devastati dai lupi, nuovo allarme di Coldiretti: “Danni incalcolabili”

Questi predatori, un tempo a rischio estinzione, oggi hanno ripreso a popolare il territorio molisano minacciando le greggi. Per questo, dopo le quotidiane segnalazioni degli allevatori, il direttore Aniello Ascolese torna a denunciare: "Questa emergenza che ha raggiunto livelli non più tollerabili”. Predati puledri, capi bovini ed ovicaprini. Inoltre tale fenomeno ha provocato una diminuzione della produzione del latte e aborti nei capi gravidi.

Non solo i cinghiali, per i quali solo tre giorni fa il sindaco di Petrella ha chiesto l’intervento dell’Esercito. C’è un altro fenomeno che preoccupa gli allevatori molisani: l’eccessiva presenza di lupi che devastano le stalle. Foto e video testimoniano quotidianamente quanto avviene nelle campagne della nostra regione, materiale che è stato puntualmente inviato alla Coldiretti Molise che lancia un nuovo allarme dopo quello inviato lo scorso maggio. In quell’occasione è stata inviata una lettera all’assessore all’Agricoltura Nicola Cavaliere per chiedere interventi urgenti per arginare la presenza di tali predatori avvistati, fra l’altro, anche nei centri abitati (a Civitacamporano ad esempio, come dimostra la foto scattata qualche tempo fa dal sindaco Paolo Manuele).

Tre mesi dopo Coldiretti rilancia le preoccupazioni degli allevatori “vessati da un’emergenza che ha raggiunto livelli non più tollerabili”: si sfoga il direttore regionale di Coldiretti Molise, Aniello Ascolese, che più volte ha denunciato la drammaticità della situazione dettata dai danni provocati dalla fauna selvatica.

Non bastavano i cinghiali, che quotidianamente radono al suolo campi, scavano buche, attaccano gli agricoltori a lavoro e provocano incidenti stradali anche mortali perché oggi – aggiunge sarcastico Ascolese – in loro supporto arrivano anche i lupi”. Tali predatori, che nei decenni passati aveva corso il rischio di arrivare alla soglia dell’estinzione, oggi hanno ripreso a popolare il territorio molisano. E se questa presenza da un lato certifica la qualità dell’ambiente, al tempo stesso costituisce una minaccia e crea numerosi problemi agli allevatori.

Coldiretti ricorda quanto accaduto lo scorso anno, quando numerosi branchi che popolano i nostri monti hanno predato centinaia di capi, in particolare puledri, capi bovini ed ovicaprini. 

C’è un problema in più quando i lupi attaccano le greggi: spaventate dai lupi, pecore e mucche diminuiscono drasticamente la produzione di latte da cui si ricavano anche formaggi e altri latticini. I capi gravidi abortiscono. Insomma, la presenza dei lupi sta provocando un danno economico incalcolabile.

A detta di Coldiretti è impossibile recitare i pascoli nel caso degli allevamenti allo stato brado, le estensioni sono troppo vaste. Per questo motivo, lo scorso maggio Coldiretti aveva  chiesto alla Regione di intervenire con una mappatura delle zone, classificandole in relazione al tasso di rischio effettivo; questo per modulare diversamente le misure di prevenzione e distinguere all’interno della specie i veri lupi, dagli ibridi. Nel primo caso gli animali andranno sicuramente protetti, nel secondo sarà necessario mettere in campo un piano di prelievi, anche a salvaguardia della specie.

Lupi nelle campagne, Coldiretti lancia l’allarme: “Minaccia per gli allevatori”

L’appello ad arginare il fenomeno viene oggi rilanciato: “E’ necessario ed urgente – avverte il Delegato Confederale di Coldiretti Molise, Giuseppe Spinelli – intervenire su una questione che se non gestita, renderà impossibile l’allevamento allo stato brado: un’attività agricola fortemente orientata alla valorizzazione ed alla tutela della biodiversità. La situazione – spiega ancora Spinelli – è molto più grave di quanto non si pensi. L’incapacità di assicurare un equilibrio tra la presenza delle aziende e quella della fauna selvatica, ormai fuori controllo, rischia seriamente di determinare uno stravolgimento degli habitat naturali e l’abbandono delle aree interne e montane, con evidenti effetti sull’assetto idrogeologico del territorio che andrebbero a ripercuotersi sull’intera collettività, tanto più considerando i sempre più evidenti sfasamenti climatici. Il limite sta per essere superato e questo non possiamo permettercelo”.