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Ricoveri e decessi fermi, raddoppiano però i contagi. Variante Delta già in Molise? Lo capiremo entro l’estate

La settimana dal 14 al 20 giugno ha riportato su i contagi, legati però perlopiù a manifestazioni lievi o asintomatiche. Non si può escludere che la variante 'indiana', ribattezzata 'Delta', sia anche nel nostro territorio. In Italia la sua presenza è sottostimata e a giorni ci sarà una nuova indagine nazionale per fare il punto sulla sua diffusione. La prospettiva legata a questa mutazione del virus però non deve inquietarci: se anche ci dovesse essere un colpo di coda del virus, a settembre o prima, grazie ai vaccini potrebbe non comportare grosse conseguenze

I contagi da una settimana all’altra sono quasi raddoppiati in Molise. Il sospetto è che si sia in presenza della cosiddetta variante Delta ma la conferma non c’è, non ancora almeno. Però, ed è questo un aspetto fondamentale, l’aumento dei casi non corrisponde affatto ad un incremento di ospedalizzazioni: insomma, parliamo di manifestazioni asintomatiche o del tutto lievi e non già di forme di malattia grave.

E chissà che questo non sia che l’antipasto di quello che avverrà nei mesi a seguire, ma vediamo nel dettaglio cosa è successo nella nostra regione dal 14 al 20 giugno, raffrontando i dati con quelli delle settimane appena precedenti.

I contagi complessivamente sono stati 46, con picchi di 12 casi giornalieri (sia giovedì che sabato) ma con la domenica che ha frenato il tutto con i suoi 0 casi. Dunque quasi 7 nuovi contagi al giorno di media, mentre le guarigioni sono state in numero inferiore, circa 6 al dì. Nelle settimane precedenti i contagi erano stati 26 (la scorsa), 24 e prima ancora 35 e 36. Quindi si è fatto un bel balzo all’indietro. Va detto che i tamponi sono stati circa 2560, qualcuno in più rispetto alla settimana precedente (2498), però il tasso di positività è cresciuto, passando dall’1% della settimana scorsa (così come di quella precedente) all’1.8% di quest’ultima. Niente di eccessivo, beninteso, però il dato è più alto rispetto a quello delle 4 settimane precedenti.

Anche stavolta il centro che ha fatto lievitare i numeri è stato Campobasso, con +20 contagi (erano +11 nella settimana precedente), e dunque quasi la metà dell’intera regione. Tanto si è parlato del cluster del supermercato e di quello, in qualche modo legato, del ristorante di Guardialfiera, ma la situazione appare ora sotto controllo. Rilevante anche l’aumento di casi a Isernia (da +1 a +8) mentre Termoli da ben 3 settimane registra 0 casi.

Questa la situazione degli attuali positivi (complessivamente 84) nei vari comuni del Molise, con i dati aggiornati a ieri 20 giugno. A doppia cifra come si può vedere ci sono solo i capoluoghi (Campobasso con 31 e Isernia con 10).

mappa contagi 20 giugno

Il virus, dunque, circola ancora e continua a essere trasmesso da persona a persona. Però sono vieppiù rari i casi di malattia grave. In Molise nell’ultima settimana ci sono stati solo 2 ricoveri (come nelle due precedenti) in Malattie Infettive (mentre la Terapia Intensiva è vuota dal 3 giugno) e l’ultimo decesso risale al 28 maggio. Per la precisione, 23 giorni fa ci furono due vittime, le ultime due della triste conta.

Nell’ultima settimana ci sono state altresì 4 dimissioni dal reparto che ospita i malati Covid meno gravi, ovvero quei degenti che non hanno bisogno dell’apporto costante di ossigeno. Dunque allo stato attuale in Molise i ricoverati – che in tutta Italia calano di giorno in giorno e che sono, dicono gli esperti, persone non vaccinate – sono solo 6, due in meno della settimana scorsa.

Cosa ci dicono questi dati? Come interpretarli? Probabile che il piccolo picco di contagi sia legato alla diffusione della variante Delta, contraddistinta da un +60% di trasmissibilità rispetto alla media. Il ‘caso’ Gran Bretagna, che nelle ultime settimane sta assistendo a una risalita vertiginosa dei contagi, è emblematico, ma ci dà anche un’informazione preziosa. All’aumento di diagnosi non corrisponde un aumento altrettanto imponente di ospedalizzazioni e di vittime. Il perché è presto detto: effetto vaccini.

In Italia succederà la stessa cosa, magari dopo l’estate? Una risposta chiara è quella fornita dal virologo Fabrizio Pregliasco, che in una intervista al Corriere della Sera ha dichiarato: Vedremo quello che sta vivendo l’Inghilterra, un colpo di coda del virus. Non sarà una nuova ondata, ma un picco di risalita di infezioni lievi o asintomatiche che non porterà però al pesante incremento di ricoveri e decessi che abbiamo già vissuto perché il vaccino funziona anche con la variante Delta, seppur con una leggera perdita di efficacia. Aspettiamoci un aumento contenuto delle forme più gravi di Covid-19”. E ancora: “Mi aspetto un incremento dei contagi verso fine estate, quando la variante Delta sarà più diffusa, anche se il ‘liberi tutti’ è ormai una realtà e per questo l’impennata potrebbe arrivare anche prima. Credo che ci attenda un’estate abbastanza tranquilla. Il fatto di trascorrere più tempo all’aria aperta e i raggi ultravioletti che neutralizzano il virus sono due fattori che ancora una volta ci aiuteranno. Rispetto allo scorso anno abbiamo inoltre un’arma in più, i vaccini. Tuttavia temo che potremo andare incontro a una situazione simile a quella che sta vivendo la Gran Bretagna”.

La variante Delta, come noto, è già in Italia e “mi aspetto che, come è già successo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, diventi presto dominante anche da noi”, così sempre Pregliasco. Allo stato attuale infatti la variante ‘indiana’ sul territorio italiano è minoritaria, in media sotto l’1% secondo l’ultimo report dell’11 giugno, con un picco del 3% in Lazio e alcuni focolai anche in Puglia e Lombardia. Ma la situazione sta davvero in questi termini ‘numerici’? Probabilmente no, e probabilmente anche in Molise i numeri potrebbero essere diversi, ma senza un sequenziamento adeguato non possiamo averne contezza. Secondo una stima del Financial Times, in Italia (dove si sequenzia molto poco, nell’1.32% dei casi contro il 32.8% della Gran Bretagna, ndr) la prevalenza della variante Delta sarebbe addirittura al 26%. E proprio ieri il Ministero della Salute ha reso noto che è prossima una nuova indagine nazionale volta ad appurare la prevalenza delle varianti del coronavirus nel nostro Paese. In totale saranno sequenziati 777 tamponi distribuiti tra tutte le regioni secondo un campione geografico rappresentativo. Le regioni dovranno inviare i risultati del sequenziamenti entro il 1 luglio e i risultati dell’indagine verranno divulgati nel giro di pochi giorni.

Tornando al Molise, non c’è motivo di pensare che la regione sarà ‘risparmiata’ dalla diffusione di questa variante, candidata a divenire (come successe per quella ‘inglese’) predominante. Questo comporterà, probabilmente a settembre ma forse anche prima – se non già da ora -, un aumento delle infezioni. Infezioni che però non comporteranno grosse conseguenze. Una prospettiva, insomma, accettabile e con la quale si potrà facilmente convivere. Ma il ‘se’ è legato al ‘successo’ della campagna vaccinale. Sono i vaccini infatti a ‘bloccare’ – sebbene anche il periodo caldo contribuisca allo scopo – le conseguenze più nefaste del virus.

Vediamo allora, per concludere, come sta proseguendo la vaccinazione dei molisani. Dal 14 al 20 giugno – complice lo stop temporaneo dei richiami con AstraZeneca per gli under 60 – le somministrazioni totali settimanali sono calate a poco meno di 14.500. Ieri – domenica – la giornata che più ha abbassato la media: sono state infatti inoculate solo 385 dosi di vaccino. Nelle due settimane precedenti il totale si aggirava sulle 18mila unità, dunque il calo è evidente ma si spera si tratti di un caso singolo legato alle circostanze straordinarie.

Attualmente – al momento in cui si scrive – in Molise sono state effettuate oltre 242.400 vaccinazioni. Più del 56% ha ricevuto la sola prima dose mentre il 24% (dunque quasi 1 molisano su 4) ha completato il ciclo vaccinale. In Italia quest’ultima percentuale è al 29% circa.

E dalla questione delle vaccinazioni dipenderà anche lo scioglimento della riserva sull’obbligo di mascherine all’aperto. Oggi il Comitato tecnico scientifico si pronuncerà su questo ma l’ipotesi emersa è che si vada verso lo stop a partire da luglio, sebbene a determinate condizioni. Perché ormai dovrebbe essere chiaro: la prudenza non va mai abbandonata.