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Provvidenti, piccolo set cinematografico: due chiese, un campanile, un gomitolo di case sulla roccia come un nido

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Se dall’incontro tra te e un piccolissimo borgo, nel suo silenzio vibrano nell’aria mille emozioni, allora vuol dire che il luogo ti abbraccia con passione e ti vuole portare, senza indugio, nell’intimo del suo cuore. A Provvidenti, nel più piccolo comune del Molise, sale in alto la voce del silenzio. Poche case, poche strade. Pochi abitanti, poche voci sotto il sole. Poche persone sorridenti e fiere riempiono un vuoto atavico, che viene da lontano. Se sono qui da sole e chiacchierano felici sul sagrato del santuario, vuol dire che sono per davvero resilienti. Convinte e decise di continuare in questo non facile cammino di vita dove  ognuno è libero di decidere. Se Provvidenti sopravvive lo deve certamente a chi ci vive.

Provvidenti

E’ questo il clima che  si respira  nel gomitolo di case come un nido solitario intorno all’antica torre campanaria. Il campanile quadrato svetta sui tetti irregolari. Si vede da lontano con la sua chiesa. Sembra voler sfidare il cielo. Intorno fa il girotondo senza voce una catena corta di viuzze strette tra interrotti angoli di pietra. Talvolta un archetto, una piccola facciata, una scalinata scrostata, uno stemma invecchiato ti indicano la strada. Destano curiosità e un buon indizio per invitarti a non fermarti mai.

Provvidenti

Qui il tempo si è fermato. Con le sue pietre cadute resiste un piccolo mondo antico ancora da recuperare dopo il sisma. Tra luci ed ombre di una facciata poco chiara si affaccia la scultura della testa zoomorfa di un felino, presa, forse, solo per  caso da un adiacente fabbricato per essere salvata. Più avanti le finestre di una parete diroccata improvvisamente  aprono a tutto campo uno scorcio inedito sulla vallata verde sottostante. Tra pennellate di colori naturali, querce, macchie spontanee e spazi indorati, non manca l’armonìa di una natura gentile. E i versi ripetitivi di un canto libero che stride.

Provvidenti

Il borgo è immerso in un’oasi tranquilla dove si respira un clima da Laudate sie. Qui, da tempi immemori,  l’anello  solitario di casupole bisbiglia tutta la sua fede corale per la Madonna della Libera. Si dice che un abile artigiano ha ricavato la prima statua della Madonna scolpendo pazientemente un vecchio tronco di fico. Con queste note curiose e schiette, Provvidenti, da “borgo della musica” a prezioso “borgo del silenzio”, si fa sentire. Anche se non poche ferite sono ancora vive.

In questo itinerario di pietra mi guida Maria, animata da uno spirito accogliente e attivo. Intenta a segnalare le fonti materiali della storia locale. Da poter toccare via via con mano. Mi porta a vedere le pietre nascoste e, nella “Piazzetta del Duca”, quelle in bella mostra. Mi mostra con orgoglio le iscrizioni degne di nota, dedicate ai figli più importanti che hanno dato lustro a questa piccola realtà.

Provvidenti

Nella sua azione civica e sensibile mi spiega come sia importante ridare tono alla bellezza della pietra mediante interventi di restauro equilibrati, di buon gusto, in modo tale da eliminare tutto ciò che stona ed è frequentemente alquanto brutto.  Soddisfatta mi indica la nuova luce che illumina il campanile dell’Assunta. Bisogna vederlo di notte, precisa,  su questo zoccolo di pietra ben più antico. Il manufatto risale al 1380, momento in cui Giovanna I d’Angiò, regina del Regno di Napoli,  vive i suoi giorni più infelici. Provvidenti, invisibile e minuta roccaforte, ha radici nella roccia. Spesso rispuntano da un capo all’altro di una stradina o di un vicolo stretto. La durezza di uno spuntone, talvolta, come una pietra miliare appare su un piano che si restringe. Oppure si rialza in un crocicchio. Colpisce l’antichissima espressione sullo stemma di Provvidenti. Nel campo centrale la gloriosa “P” ricorda il suo nome latino: Providentia.

Una leggenda popolare vuole che Provvidenti sia sorto sulle cavità dove si provvedeva, appunto, a conservare in piena sicurezza il frumento proveniente dalle ville rustiche e dai campi circostanti. Per questo viene definito il granaio di Gerione, antico centro frentano, secondo lo storico Tito Livio occupato nel 217 da Annibale il Cartaginese. Dalla torre più alta di questa fiera città italica il condottiero africano riusciva a controllare i movimenti delle legioni romane. Alla base del monumento cittadino  un’iscrizione ricorda una pagina di storia misteriosa: “Qui gli abitanti di Providentia, che fu granaio di Gerione, convertitisi al cristianesimo, eressero un tempio a San Sebastiano”. A pochi passi un’altra lapide bianca è dedicata “Al generale delle Forze Armate Americane Rienzi Thomas Mattia figlio di Luigi Rienzi i cittadini di Provvidenti pongono questa epigrafe a ricordo delle sue origini”. Il generale partecipò in Europa alla seconda guerra mondiale. Nel 1945 fu inviato come comandante  del 96° Battaglione in Cina, Birmania e India. Curiose in questo caso le note biografiche sul personaggio scritte da Oscar De Lena: “Quando il generale era bambino, mentre un giorno camminava a fianco del padre, un cavallo della polizia urbana sferrò un calcio al povero padre che, per le ferite riportate, poco dopo morì. Il ragazzino, rimasto orfano, fu preso sotto protezione dalla polizia che lo seguì nei suoi studi fino alla laurea conseguita nella famosa Accademia Militare di West Point”. A pochi passi dal monumento, infine, una scultura realizzata dall’artista Antonio Giordano ricorda il frate Corrado De Vito di Provvidenti, vescovo in India. A vantaggio dei poveri realizza 38 scuole, 4 orfanotrofi, 30 dispensari, 3 ospedali. Diventa consigliere del primo ministro indiano Fanali Nheru e della figlia Indira Gandhi che in seguito sarà assassinata. Tanti esempi. Tanti racconti appassionanti ancora in piedi. Da non dimenticare mai. Tante storie che spezzano il silenzio. Grazie alle “pietre vive” che nel cammino del tempo sfidano l’oblìo.

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