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Molise, la campagna prosegue con il Pfizer. AstraZeneca verso stop ai giovani ma “seconda dose senza rischi”: lo dice il prof Galli

Ieri arrivate 14.040 dosi del farmaco consigliato anche sui giovanissimi, mentre è atteso il pronunciamento del Cts e del ministro sull'uso di Astrazeneca per gli under 55. A fugare i dubbi dei molisani che devono fare la seconda dose di AstraZeneca è stato, sui canali televisivi, il direttore delle Infettive del Sacco di Milano: "Chi ha già fatto la prima dose del vaccino anti-covid Astrazeneca senza problemi può andare avanti tranquillamente con la seconda senza aspettarsi guai".

Il proseguimento della campagna vaccinale in Molise, dove finora le dosi somministrate sono circa 219mila, andrà avanti con il Pfizer. Ieri 9 giugno nuova consegna in quantitativi importanti del farmaco che, così come il Moderna, si basa sulle molecole di Rna messaggero modificato, le quali consegnano alla cellula un messaggio per sintetizzare la proteina Spike del covid-19.

Sono arrivate infatti ben 14.040 dosi Pfizer, così come previsto, che a partire da oggi e nelle prossime settimane copriranno le fasce di popolazione che hanno aderito alla piattaforma della Regione Molise. A oggi, 10 giugno, la percentuale di somministrazioni sulle dosi consegnate è pari al 91,5%.

Il 52% dei molisani ha ricevuto la prima dose, il 21% anche la seconda. In ordine di utilizzo questi sono i vaccini somministrati in Molise: al primo posto Pfizer, seguito da AstraZeneca, quindi da Moderna e infine da Johnson&Johnson.

Come ormai abbiamo imparato due di questi vaccini sono a Rna messaggero (Pfizer e Moderna), altri due invece sono a vettore virale. Utilizzano in pratica una versione modificata del virus dello scimpanzé che non è più in grado di replicarsi come veicolo Dna per dare le istruzioni idonee a sintetizzare nelle cellule umane la proteina Spike, quella che protegge dal rischio di sviluppare la malattia da covid-19.

La risposta immunitaria è ugualmente efficace, ma fino a questo momento sono state osservate rarissime reazioni avverse in seguito alla somministrazione di AstraZeneca su persone giovani, in particolare donne. Gli ultimi casi riguardano una 18enne di Sestri Levante ricoverata per una trombosi al seno cavernoso in seguito all’Open Day con AstraZeneca e una 34enne del savonese che parimenti ha avuto un malore causato da una trombosi poco tempo dopo la vaccinazione con il preparato dell’azienda anglo-svedese.

In seguito a questi episodi diversi immunologi, non senza suscitare un comprensibile disorientamento sull’opinione pubblica, hanno manifestato l’inopportunità di dare AstraZeneca a persone di età inferiore ai 55 anni, specie se di sesso femminile. Su tutti Antonella Viola dell’Università di Padova. La sua sintesi: “Oggi si può scegliere quale vaccino dare perché le dosi non mancano, quindi si dovrebbe evitare di fare AstraZeneca ai giovani”.

Questo non perché sia stato provato in maniera scientifica il nesso di causa-effetto, ma perché clinicamente sono state osservate reazioni avverse in seguito alle somministrazioni di AstraZeneca.

Comprensibile la confusione innescata e le divisioni nel mondo scientifico. Il ministro della Salute Speranza dovrebbe decidere a ore per uno stop al vaccino AstraZeneca sui più giovani. La questione è al vaglio del comitato tecnico scientifico che dovrebbe pronunciarsi, tenendo conto dei casi clinici, con un parere più stringente sull’uso di questo vaccino che ha avuto una vita finora abbastanza travagliata. Questo secondo le indiscrezioni che si rincorrono sulla stampa in queste ore.

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Esattamente un mese fa era stato deciso, sulla base delle indicazioni dell’Aifa, l’uso preferenziale di AstraZeneca nelle persone di età superiore ai 60. Le regioni italiane si erano orientate in maniera diversa proprio in assenza di una “prescrizione” chiara. In Molise non ci sono stati Open Day con AstraZeneca ma solo con il Johnson & Johnson, il monodose statunitense. Duemila dosi in un giorno, martedì scorso, richieste in larghissima prevalenza da trentenni.

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Ora però il problema di AstraZeneca si pone per quanto riguarda le seconde dosi. Quanti già si sono sottoposti alla vaccinazione con questo preparato riceveranno infatti lo stesso farmaco anche nella seconda dose, indipendentemente dall’età.

Comprensibile l’apprensione di molti cittadini che si trovano a dover completare il ciclo vaccinale. Ma in attesa del parere del Cts e poi del pronunciamento definitivo da parte del ministero della salute, il professor Massimo Galli, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano e autorevole esponente del mondo scientifico, rassicura sul fatto che “chi ha già fatto la prima dose del vaccino anti-covid AstraZeneca senza problemi può andare avanti tranquillamente con la seconda senza aspettarsi guai, perché le manifestazioni negative a questo vaccino, pur essendo molto rare, intervengono nell’arco di un periodo ristretto successivo alla prima dose, entro i primi giorni, al massimo le prime due settimane dalla somministrazione”.

Anche Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute, a Rainews24 ha dichiarato: “In questo momento chi ha fatto la prima dose con un vaccino è bene che faccia la seconda dose con lo stesso vaccino. Perché quelle che sono state le prove sperimentali che hanno portato all’approvazione di questi vaccini sono state fatte sulla somministrazione di due dosi per lo stesso vaccino, e hanno dimostrato adeguate condizioni di sicurezza e di protezione”.