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Matrimoni, senza green pass non si può festeggiare. Gestori dei ristoranti obbligati a controllare le certificazioni

Gli invitati non potranno partecipare ad un banchetto nuziale senza avere la certificazione verde, ma l'ultimo Dpcm fissa obblighi precisi in capo ai gestori dei ristoranti e delle sale ricevimenti. Al di là degli accertamenti della Polizia e dei Carabinieri, proprio questi ultimi dovranno procedere ad un controllo-filtro degli 'imbucati' senza green pass per evitare che una festa si trasformi in un focolaio.

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    Di per sé l’organizzazione di un matrimonio è già abbastanza complicata. Non solo bisogna acquistare vestiti e bomboniere, prenotare la sala ricevimento, il gruppo musicale, il fotografo e l’operatore per il video-ricordo della festa. E poi, bisogna organizzare la lista degli invitati, senza ovviamente dimenticare nessuno, nemmeno la lontana zia con la quale non ci si sente da tempo.

    Quest’anno c’è un’incombenza in più sia per gli invitati che per i gestori dei ristoranti che ospitano le cerimonie. I primi dovranno dotarsi del green pass per poter partecipare al banchetto nuziale. Lo ricordiamo ancora una volta: la certificazione viene generata in automatico e messa a disposizione dopo aver effettuato la prima dose o il vaccino monodose da 15 giorni; al completamento del ciclo vaccinale; se si è risultati negativi a un tampone molecolare o rapido nelle 48 ore precedenti; se si è guariti dal covid nei sei mesi precedenti.

    I ristoratori invece hanno obblighi precisi sulla verifica delle certificazioni verdi.

    Il dpcm del 17 giugno scorso, oltre a specificare le modalità di rilascio, il funzionamento e la possibile revoca del green pass in modo da facilitare la partecipazione agli eventi pubblici (matrimoni compresi), fissa anche alcune regole sulla verifica delle certificazioni stesse.

    Infatti i controlli sono affidati ai pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni (quindi Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale), ma devono controllare che i partecipanti a un evento pubblico o a un banchetto abbiano la certificazione verde anche i titolari delle strutture ricettive (per l’accesso alle quali serve il green pass), oppure i loro delegati, oppure il gestore del locale presso il quale si svolge una serata di intrattenimento, un concerto, oppure un loro delegato. In caso di viaggi i controlli sono affidati ai gestori o a loro delegati di aerei e navi.

    Dpcm Draghi sul controllo delle certificazioni verdi green pass matrimoni

    I dettagli sono esplicitati nell’articolo 13 del dpcm, dedicato proprio alla verifica delle certificazioni verdi: tramite la lettura di un apposito codice a barre occorre “controllare l’autenticità, la validità e l’integrità della certificazione e di conoscere le generalità dell’interessato” garantendo al tempo stesso la privacy (non sono visibili le informazioni che ne hanno determinato l’emissione).

    E’ in questa parte del decreto che diventano stringenti le regole per una serie di categorie che vengono puntualmente specificate, oltre alle forze di polizia: il personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi; i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi nonché i loro delegati; il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali in cui si svolgono eventi ed attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde covid-19 nonché i loro delegati; il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali pressi quali si svolgono eventi e attività per partecipare quali è prescritto il possesso di certificazione verde covid-19 nonché i loro delegati.

    Quindi al di là dei controlli della Polizia e dei Carabinieri, per essere in regola con spettacoli, concerti e cerimonie bisogna procedere a un controllo-filtro, cioè verificare che tutti i partecipanti o gli invitati abbiano la certificazione verde. 

    IL TESTO DEL DPCM DEL 17 GIUGNO

    In pratica parliamo disposizioni più stringenti e puntuali a tutela della salute pubblica, stabilite proprio per evitare che le cerimonie, che spesso si svolgono in luoghi chiusi con centinaia di persone, diventino il possibile veicolo di un contagio. L’occhio preoccupato delle istituzioni è proprio a questi momenti di ‘aggregazione’ (o ‘assembramento’?): anche il governatore Donato Toma aveva dichiarato qualche giorno fa a Primonumero che se sarà necessario è pronto ad adottare un’ordinanza per regolamentare meglio le feste e il numero degli invitati.

    Questi ultimi, del resto, hanno la possibilità di fare i ‘furbetti’ e di provare ad ‘imbucarsi’ al matrimonio senza green pass. Ma devono essere i gestori delle sale ricevimenti attenti in tal senso: a loro vengono assegnati determinati obblighi e responsabilità nella verifica delle certificazioni verdi.

    Il dpcm non esplicita esattamente le sanzioni per i ristoratori, ma rimanda all’articolo 4 comma 9 del decreto legge 25 marzo 2020 numero 19 convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 2020 numero 35 (‘Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da covid-19′). Norma che stabilisce che “il Prefetto assicura l’esecuzione delle misure (urgenti per evitare la diffusione del covid, ndr) avvalendosi delle Forze di polizia” e che esplicita le sanzioni (compreso il rischio di chiusura e sospensione dell’attività) nel caso in cui il gestore di un locale commetta delle violazioni.

    Senza dubbio parliamo di una serie di norme in cui è difficile orientarsi e che si aggiungono alle Linee guida approvate il 20 maggio in Conferenza delle Regioni, in cui un capitolo è dedicato proprio ai matrimoni. E’ il ‘vademecum’ per organizzare tutto: buffet, tavoli e perfino le scalette musicali.

    Insomma, c’è da tenere duro. Ma dopo il matrimonio c’è sempre l’happy end. Del resto, come si suol dire, e vissero tutti felici e contenti...

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