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Maria Centracchio, il judo e la favola Olimpiadi: “Io, caparbia e combattente. Chissà che non arrivi qualcosa di bello…”

La judoka isernina, 26 anni, è la prima donna molisana a partecipare alla competizione a cinque cerchi e ha un grazie speciale: “A mio padre, ci capiamo con uno sguardo”. Bernardo Centracchio è un’istituzione nelle arti marziali molisane ed è sempre stato al fianco della figlia. L’atleta racconta i momenti in cui tutto è diventato realtà: “E’ stato un momento di sollievo, di grande gioia, si è coronato il sogno di una vita”.

334 italiani parteciperanno tra luglio e agosto alle Olimpiadi di Tokyo. Un numero che potrebbe ancora crescere nei prossimi giorni con gli ultimi pass. Tra questi, ci saranno anche due molisani. Un fatto storico, mai avvenuto: ai nastri di partenza la judoka isernina Maria Centracchio e il coach di basket venafrano Andrea Capobianco. Un record. In precedenza gli unici atleti a prendere parte alla competizione a cinque cerchi erano stati lo schermidore di Casacalenda Aldo Masciotta argento nel 1936 a Berlino e il pallavolista campobassano Pasquale Gravina, argento ad Atlanta 1996 e bronzo a Sidney 2000.

Maria Centracchio, 26 anni, figlia del maestro Bernardo che nella nostra regione è un’istituzione nelle arti marziali, è tra i sei qualificati del judo nella categoria -63 kg. E la soddisfazione è davvero tanta, soprattutto dopo aver sudato le proverbiali sette camicie prima di tagliare il prestigioso traguardo: “E’ stato un momento di sollievo, di grande gioia, si è coronato il sogno di una vita” racconta con emozione e trasporto a Primonumero.

Maria Centracchio judo olimpiadi

Un percorso a ostacoli, fatto anche di momenti brutti e difficili per la tesserata delle Fiamme Oro: “Il percorso che mi ha portato fino a Tokyo è durato tanto tempo. L’anno scorso, prima della pandemia, la mia posizione in classifica era più salda rispetto a quella finale. Un anno in cui ho vissuto tante difficoltà: prima la mononucleosi, poi il covid, mi hanno fatto perdere un po’ di ritmo. E quindi l’essere riuscita a restare in classifica è stato un sollievo grandissimo”.

Sul tatami (la stuoia sulla quale si svolgono le gare) è praticamente da sempre: cosa serve per arrivare e mantenere questi altissimi livelli? “Non esistono formule magiche, ogni atleta è diverso. Io so di essere riuscita a conquistarmi le mie soddisfazioni grazie alla caparbietà e alla voglia di arrivare sempre più in alto superando le difficoltà”.

Maria Centracchio judo olimpiadi

Come d’altronde è stata tosta emergere in una terra che non regala niente e che obbliga gli atleti a oltrepassare i confini regionali per trovare la propria strada spesso: “E’ vero, è molto difficile emergere. Il nostro è uno sport che è impossibile portare avanti da soli, servono tanti partner. Io fin da quando ero piccola sono stata abituata a girare l’Italia e il mondo per trovare le condizioni più favorevoli. E tutto ciò è stato possibile grazie a mio padre”.

Maria Centracchio judo olimpiadi

Papà Bernardo è fondamentale nella storia di Maria. Un padre-atleta-maestro fondamentale per la crescita oltre che personale sicuramente agonistica della judoka pentra. Un rapporto speciale, indissolubile, che sarà decisivo anche in Giappone, dove la Centracchio si giocherà tutte le proprie carte: “Mio padre mi conosce benissimo. Già solo con uno sguardo ci capiamo. Abbiamo passato tante cose insieme, superato tante tappe, se sono arrivata qui è soprattutto grazie al fatto che ha sempre investito su di me”.

Maria è stata campionessa italiana nel 2017 e under 23 nel 2012 mentre due anni fa ha conquistato un grande bronzo ai Campionati Europei.

È chiaro che porsi degli obiettivi precisi a un evento del genere è quanto meno azzardato, considerando tutte le variabili che potrebbero fare la differenza. Ma chissà che proprio i tanti sacrifici fatti e la gavetta fatta non diano quella spinta in più all’atleta molisana: “Ho iniziato in questi giorni la preparazione per la prima gara che ci sarà tra poco più di un mese. L’Olimpiade è particolare, può succedere qualsiasi cosa. E poi il judo non è matematica, il mio obiettivo è viverla con gioia dando sempre il massimo. E chissà che non riesca a fare qualcosa di bello. Infine, vorrei far arrivare un bel messaggio di speranza per la nostra terra”.