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Lotta ai cinghiali, la Corte Costituzionale stoppa la Regione. Allungare il periodo di caccia non si può

La Suprema Corte ha dato ragione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri che aveva impugnato la legge regionale del 30 aprile 2020

L’allungamento del periodo della caccia in Molise è incostituzionale. La Suprema Corte ha infatti bocciato la legge regionale del Molise del 30 aprile 2020 che aveva disposto la possibilità di estendere il periodo del prelievo venatorio per contrastare il proliferare dei cinghiali sul territorio.

Nella Legge di Stabilità dell’anno scorso infatti, la Regione Molise aveva modificato un comma a una precedente legge del 1993. Un comma secondo il quale “Ai fini della tutela del patrimonio agroforestale, socio-economico, sanitario e nel riequilibrio ecologico della fauna selvatica, qualora la presenza sul territorio regionale di una specie faunistica venabile risulti eccessiva, la Giunta regionale, ai fini della riduzione delle criticità arrecate, può con propri atti estendere il periodo del prelievo venatorio per l’intero arco temporale inteso dall’inizio al termine dell’intera stagione venatoria”.

La Legge era stata impugnata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri rilevando che “tale norma invaderebbe la competenza esclusiva statale nella materia tutela dell’ambiente e dell’ecosistema“.

Tesi che ha trovato l’approvazione della Consulta. “Queste disposizioni, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte – si legge nel dispositivo – detterebbero infatti standard minimi di tutela della fauna sull’intero territorio nazionale, non derogabili in peius (in peggio, ndr) nell’esercizio della competenza legislativa residuale regionale in materia di caccia”.

In sostanza il periodo di prelievo venatorio può deciderlo solo ed esclusivamente lo Stato e le Regioni devono adeguarsi. Si tratta di una battuta d’arresto per il Molise nella difficile battaglia contro la proliferazione dei cinghiali.

Restano valide altre possibilità, come quella della caccia di selezione (limitata però nel periodo già previsto per la caccia), oppure la possibilità fornita agli agricoltori regolarmente registrati e formati, di sparare ai cinghiali sui loro terreni.

Sulla questione è molto critico l’ex assessore regionale all’Agricoltura Vittorino Facciolla. “La legge regionale sulla caccia ai cinghiali è ‘fuori legge’. Quello che accade nella nostra regione da oltre tre anni ha dell’incredibile. Questo è ancora più vero se si parla dell’assessorato all’Agricoltura.
Era palese che la norma regionale sulla caccia al cinghiale fosse illegittima ma adesso arriva la conferma dalla Corte Costituzionale che ha dato ragione alla Presidenza del Consiglio che aveva presentato ricorso contro la legge della Regione Molise.

Questa volta l’errore commesso dall’assessore Cavaliere è quello di aver esteso il periodo di caccia al cinghiale per tutta la durata della stagione venatoria, lo ha fatto con l’articolo 12 comma 5 della legge della Regione Molise 30 aprile 2020.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha presentato un ricorso contro la legge regionale in virtù della legge n.157 dell’11 febbraio 1992 ‘Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio’ che prevede standard minimi di tutela della fauna sull’intero territorio nazionale, non derogabili in peius nell’esercizio della competenza legislativa residuale regionale in materia di caccia’.

In buona sostanza il nostro assessore, invece che mettere in campo norme aventi valenza regionale o misure mitigative anche a valere sul Programma di Sviluppo Rurale (che aveva la necessaria capienza) per difendere le proprietà degli agricoltori fortemente danneggiate dagli ungulati, ha fatto altro e con la sua legge sulla caccia al cinghiale ha invaso il campo di competenza che, in questo caso, è esclusivamente dello Stato.

A guardare i risultati di questo triennio è chiaro che l’assessore Cavaliere ha completamente trascurato l’ambito dell’Agricoltura, tralasciando ogni attività o programmazione, per dedicarsi esclusivamente a quello della Caccia.

La brutta notizia è che non è stato capace di fare neanche quello rendendo così palese un fallimento a 360°”.

LA SENTENZA