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Le rubriche di Primonumero.it - L'Ospite

La scomparsa delle classi sociali

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    di Arcangelo Pretore

    E’ un dato di fatto che le Classi sociali non sono più socialmente definibili , sono scomparse , diluite nell’ampio mare  dello spazio sociale  dei luoghi  su cui insistono  gli  aggregati umani, siano essi   paesi,  città, nazioni  . Una scomparsa  che  sarebbe piaciuta  a Karl  Marx, poiché con queste anche l’antagonismo  di classe : classe operaia  avverso la  classe padronale ; una lunga storica  contrapposizione   di  cui  oggi restano   come  pallidi simulacri gli officianti professionalizzati  del “caro estinto” ( molti di loro , impropriamente   istituzionalizzati – sono associazioni –  il loro ruolo lo svolgono o lo hanno svolto  praticamente a vita ),  ovvero  i chierici  dei sindacati e di quel che resta dei  partiti  storici . Allora, a quei tempi,  sì che gli    emuli  “di Don Sturzo , di Longo e Berlinguer , le  masse   le rappresentavano  in modo organico ( in senso gramsciano)  . Scomparse le Classi non  si è risolto il conflitto,  in modo subdolo , sotterraneo e  spiazzante ( nel senso che non impegna più le piazze con le  sempre meno riproponibili  prove muscolari ) paradossalmente  l’antagonismo  si è perfino accentuato  e, camaleontico , si è reincarnato  in due nuove fluide formazioni antagoniste : i dominanti ed i dominati. In vero  nel complesso mare del  mondo del  lavoro  c’è il vasto  comparto  degli autonomi ,  all’incirca un terzo della forza lavoro  in Italia ;  imprenditori che apparentemente  non hanno padroni , benché  anche loro fanno capo ad  un diretto super dominante  padrone: il mercato , la cui stretta  dipendenza   è stata   drammaticamente  messa in risalto  proprio  durante  il  periodo pandemico : un tempo  grigio che ha visto le  chiusure forzate di  molti settori del terziario ; attività , quasi ogni giorno  sotto  l’attenzione dei mezzi di comunicazione  per le insostenibili  penalizzazioni  dovute all’azzeramento della domanda; perdite  che  hanno indotto  una drammatica diseconomia  di settore prima  largamente sottostimata poiché imprevista e forse imprevedibile; un trend   che  ha messo a dura prova l‘esercizio di tante fragili attività terziarie autonome .   Il rapporto tra  dominanti e dominati , semplificando ,  è riconducibile   a  due categorie sociali  definite , da   :  coloro che contano e coloro che non contano ;  coloro che  sanno e coloro che ignorano ;  coloro che hanno gusto per le cose del mondo ( e di genere)  e coloro che non  ne  hanno. Volutamente ho enfatizzato in primis il contare -nella sua  doppia accezione  del vocabolo –  poiché è più facilmente riconducibile  a coloro che  hanno  il denaro  cash, subito   spendibile, e coloro che ne hanno una disponibilità limitata o non ne hanno . Poiché il limite incerto , sempre mobile , tra  dominanti e dominati  è provvisoriamente  fissato e si misura  mettendo in campo le molto distanti  possibilità di consumo  dei due “schieramenti” ; una dominanza , dei veri ricchi  oggi   ostentata , ma non “guerreggiata “, tuttavia  ancor più  antagonista  di ieri .

    La classe subalterna che in passato  speranzosa aveva inneggiato al Sol dell’Avvenire  per realizzare in Terra  il comunismo  ( ovvero una società senza classi e quindi  di conseguenza  senza la proprietà dei beni ), avendogli , l’Imperialismo  oramai globalizzato  e iperdominante , saggiamente e liberalmente  accordato , come il  biblico ricco Epulone  , le  briciole della ricchezza mondiale,  ha permesso ,  almeno ad Occidente , di raggiungere  mediamente  un benessere  che   può dirsi perfino  soddisfacente  ( è incontestabile ,  Il  riuscito  e  consolidato   mix pubblico privato dell’economia  dei  più  progrediti Stati- nazione  che  ha  aumentato il reddito  medio pro capite,  ha reso fruibili e universali  i servizi sanitari,  ha allungato la speranza di vita media ;  con le proteine  nobili  dovuto  all’aumentato consumo di carne ha innalzato la statura media degli italiani , con la scolarizzazione di massa ha  quasi debellato l’analfabetismo ) . Purtroppo  con ingenuità , forte della  relativa sua  mutata capacità di consumo la classe dominata  si è messa  a rincorrere e  a scimmiottare sullo stesso terreno , il consumismo  del ristretto gotha  dei ricchi  invece di continuare,  inutilmente ,almeno ad Occidente  a sognare con messianica attesa  lo screditato comunismo già realizzato . Un uniformismo di facciata , quello del libero accesso ai consumi , accolto  con  superiore accondiscenza  se  non  con  riprovazione  dai  dominanti, i pochi  che invece sono  ricchi di fatto,   i quali  rilanciando  hanno   adottato un inarrivabile  stile consumistico d’alto bordo . I primi infatti possono avere lo yacht ormeggiato al porto di Ischia ,  i dominati no ;   i primi  possono avere eventualmente una seconda residenza alle Baleari  , loro no.

    Gli uni , passando alla settima arte , possono preferire “ , il visionario “ “L’angelo Sterminatore” di Bunuel  o, del medesimo regista , fate voi “ Bella di giorno”, gli altri un dozzinale  film holliwoodiano;  i dominanti , La Sinfonia n° 40  di W. Amadeus Mozart   , i dominati , magari l’Orietta Berti del “ fin che la barca và “. Chiedo venia per  le  arbitrarie citazioni,  a confronto , sono evidenti forzature , spero  di qualche utilità , per rimarcare le  distanze socioculturali  tra le nuove classi emergenti .  Ma a non volere essere generici sulla spropositata crescita delle disuguaglianze è bene riflettere su alcune cifre  che  di tale ingiustizia economica danno debito  conto . L’industria  dell’auto  impegna nel settore in Italia  circa  1,25 milioni di addetti , la spesa  dell’ex   Fiat, per  stipendi e salari  ammonta a 27 miliardi di euro , il fatturato  del settore è di 344 miliardi di euro , il 20% del Pil ;  detratto il gettito fiscale di  76,3 miliardi ( 2019), la differenza   sostanzialmente  è da  ripartire tra costo di produzione e profitto ; le conclusioni vanno da sé .

    Si evince  da un semplice confronto dei dati  come  un’ élite di dominanti   incassi   larga parte dei profitti  . Senza entrare in merito  della complessa gerarchia  dirigenziale  delle grandi aziende  e dell’azionariato , entrambi  beneficiari  dei profitti , delle cedole, delle munificenze  del comparto . Per  avere un’idea della scandalosa asimmetria  tra chi possiede la ricchezza e  spesso è  nel contempo percettore anche dei redditi annui più esorbitanti è opportuno mettere  a confronto   le  cifre dei compensi   dei dirigenti aziendali  apicali con  le retribuzioni di un lavoratore  di media fascia  . E, per validare il vertiginoso aumento  oggi della disuguaglianza  è   illuminante  portare ad esempio  quello del recordman alla guida di Unicredit  Andrea Orcel  che percepisce un compenso  annuo di 7,5 milioni  di euro .  Non oso neanche  calcolare quante volte lo stipendio medio annuo di un comune lavoratore  “dominato “ stia in quella cifra ! (  Fonte : il Sole 24 ore , 18 aprile 2021, l’Espresso , 18 aprile 2021 ).

    Il dato , con altri redditi  altrettanto esorbitanti ;  in  merito, ad ulterire esemplificazione ,  si  tenga conto degli spropositati compensi delle star dello sport e dello spettacolo . Sono   tali compensi  di qualche utilità  per dar conto di quanto sia a dismisura aumentata  in termini di ricchezza posseduta la distanza che separa i ricchi dai medi detentori della ricchezza della nazione. Il centile superiore  ( l’1%) degli italiani  detiene  all’incirca  il 20%  della ricchezza  della  nazione  ;   con qualche stacco , più o meno alla stessa stregua  di quel lo 0,7 %  ( circa 35 milioni)  della popolazione umana   che detiene il il 44% della ricchezza mondiale  . Cifre  messe in campo  per sottolineare  quanto oggi sia  scivolata  in basso la   classe media  ( ma, se ne sarà accorta?) e quanto  la disuguaglianza  economica ( e l’ingiustizia sociale ) sia  oggi aumentata  anche  In Italia . Secondo la stima di Credit Suisse , altra fonte accreditata,  la quota  di ricchezza detenuta   nel 2014 dall’1% più ricco degli italiani  era  del 21,7% della ricchezza totale della nazione.

    E,  in concomitanza, è preoccupante rilevare  di come , in modo criptico,  sia  aumentato  l ‘antagonismo tra dominati e dominanti , il quale ,  invece di acuirsi nella società  e  uscire allo scoperto si è  stemperato e  perfino   mitigato  ,  riassorbito in parte  da  un apparente liberalismo che nell’accesso al consumo  teoricamente  sembra  porre democraticamente tutti sullo stesso piano . In fondo tutti possono competere liberalmente per accedere all’acquisto  di  oggetti o ai servizi di maggior benessere individuale e familiare .

    C’è  che le disponibilità economiche  della  nutrita schiera  massificata  dei dominati per tanti  è ferma  sulla  soglia di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese oberato dalle spese , dal mutuo  della casa da pagare, da quel 30 % di figli giovani  in età lavorativa di fatto disoccupati .  Nell’attuale società dei consumi , da approfondite  ricerche sociologiche  risulta  che l’appartenenza sociale si gioca sostanzialmente su tre “capitali” : Il capitale economico, che dipende in larga parte dalla lotteria della nascita;  il capitale culturale e di orientamento sociale che ancora una volta dipende dal background familiare e, infine , ma non per ultimo , dal   capitale relazionale  sociale che scaturisce , si forma e si consolida coniugando  con efficacia  primi due  . Come si è prima rilevato l’attuale organizzazione  dello Stato  attraverso i suoi servizi universali garantisce un certo benessere che ha  mitigato  se non eliminato lo sfruttamento  più bieco ,  attenuato dall’uso  pervasivo  delle, comunque alienanti  tecnologie , ma anche da una  interessata  “ gentilezza” premiale  all’interno dei luoghi di lavoro ; quest’ultimo aspetto  del premio aziendale  rappresenta   un espediente economico  aggiuntivo che comunque, in modo fiduciario  di fatto incrementa la produttività del lavoro .

    E, se lo sfruttamento , che vedeva  nel tardo ottocento i lavoratori delle miniere  impegnati per dodici ore  a  lavorare seminudi in condizioni ambientali  pietose  non è  più riproponibile  ;  oggi   il discrimine  si è   spostato dall’inumano  sfruttamento  del passato  a quello  più fine dell’esclusione  sociale ,  per censo ,per cultura , per la scarsità delle relazioni sociali importanti ,  stabilendo, di fatto,  però per pudicizia  ,  senza esplicitarlo ,  il limite  spesso invalicabile tra dominanti e dominati  poiché l’ascensore sociale da tempo  è  bloccato proprio dalla sinergica cogenza  combinata dei tre aspetti  che sottendono  l’occupazione di un  determinato  spazio sociale .

    Da ciò  ,di conseguenza,  discende  che una  rideterminata “classe ” oggi è definita dal modo in cui viene  PERCEPITA  , nonché dal suo modo di essere, dal suo comportamento sociale . Ed è probabilmente tale esclusività  di appartenenza  ai dominanti  che  determina l’esclusione;  pertanto  è all’interno dell’approccio consumistico che si gioca  l’attuale perdurante e rinnovato   antagonismo  sociale  ; una   partita  in cui :  “ il gusto , in quanto padronanza  pratica del modo in cui si distribuiscono le varie  proprietà – i tre capitali – che consenta  su sentire e presentire  ciò che probabilmente si  verificherà o non si verificherà , e in modo inscindibile , di sentire o no affinità con un individuo  che occupa una determinata  posizione nello spazio sociale , funziona come una specie di senso dell’orientamento sociale , per cui indirizza  coloro che occupano un determinato posto  nello spazio sociale  verso le posizioni sociali consoni alle loro “proprietà “: economiche intellettuali e  di relazionalità sociale” , da : La distinzione, Pierre Bourdieu, Il Mulino, Bologna .  Per essere più espliciti , nel nostro attuale tempo post moderno, post fascista,  post comunista  tale critica del gusto  estetico  si esplicita  meglio richiamando  quanto   scritto  dal su citato sociologo : “ Le prese di posizione  oggettivamente e soggettivamente estetiche , ad esempio la cosmesi del corpo , l’abbigliamento o l’arredamento  della casa  costituiscono altrettante occasioni  per  provare o  per  affermare la posizione che si occupa  nello spazio sociale  come rango sociale da conservare o distanza sociale da mantenere “   D’altronde se lo status , almeno ad Occidente  lo fa il censo , il sapere individuale , familiare e dinastico i poveri , non avendo una congrua capacità di consumo,  oramai sono del tutto inutili , possono perfino fisicamente  sparire come accade a coloro che  sulle  squassate carrette del mare  dalla Libia  tentano l’approdo   alle nostre coste ; in molti , nullatenenti , mettendolo in conto in partenza  , disperati,   annegando , sprofondano  miseramente  nelle acque del Mediterraneo .  L’esempio  nostrano  che afferisce ad un’altra discriminante povertà ,  quella culturale , è rappresentata da coloro che, in questo sciagurato periodo pandemico ,  per  paura , per  poca  meditata scelta rifiutano il vaccino ; lo fanno o  per timore di remotissime complicanze post vaccinali o perché diffidenti (  è di recente  accaduto in Campania  che   in tanti  non si siano  presentati  per ricevere la seconda dose del vaccino  AstraZeneca  ) .

    Costoro ,  se infettati,  privi   un’ adeguata   preventiva  copertura  vaccinale  rischiano  davvero  di morire  a causa del Coronavirus , com’ è accaduto  a quei   circa cinquecento   deceduti   in più  rispetto ai circa 1500 decessi quotidiani attestati  correntemente in precedenza in Italia , decessi  che in una successione ininterrotta di giorni   nel nostro periodo pandemico più tragico ( all’incirca la primavera del 2020)  hanno destato scalpore  soprattutto   per la   disperante e  toccante  solitudine con cui troppi malati  se ne sono andati  . Allo stesso tempo  lor signori:  politici, referenti istituzionali , super ricchi , volti noti dello schermo… certo  che si fanno vaccinare ; anzi ,  nel farlo  fanno sfoggio  anche  del  non  necessario  passaggio  mediatico, il quale  oltre a riaffermare con l’adesione  al protocollo la loro visibilità, indirettamente in modo aggiuntivo  gli stessi   vip ci  avvertono , ci segnalano,  che qualora qualcosa dovesse andare storto, loro  troveranno sempre un modo altro  per cavarsela .

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