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Il seme e la sua forza

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di don Mario Colavita

 

Oggi ricorre la festa di Sant’Antonio di Padova

Nella Bibbia il numero “sette” è il numero sacro perché è il simbolo di Dio attraverso il quale si proclama la sua perfezione e completezza, indica il sabato cioè il settimo giorno dove egli riposò dopo i sei giorni della creazione e sta come ad indicare un “sigillo alla creazione stessa”.

Sette è il numero dell’armonia e della perfezione. Sette sono le parole del primo versetto della Genesi, i giorni della creazione e così potremmo citare abbondanti passi della bibbia dove ricorre la simbologia del sette.

Sette è il numero che ricorda un percorso generativo-formativo come gradi di trasformazione personale e comunitario.

La parabola del seme introduce il discorso di Gesù sul Regno di Dio, un modo molto pratico per comunicare la bellezza di Dio. Diremo oggi un messaggio comunicato bene. Attraverso immagini semplici e comprensibili Gesù annuncia il regno di Dio, la forza e la bellezza del vangelo.

Si parla del regno di Dio, dell’uomo, del seme e della terra. Del seme viene  sottolineata la forza che ha dentro, espressa in sette tappe: il seme germoglia, si allunga, presenta lo stelo, poi la spiga, il chicco pieno, il frutto maturo e infine la mietitura.

Nella parabola c’è sempre qualcosa che ci interessa. Nel raccontarla Gesù suscita curiosità, interesse ma anche partecipazione.

Chi dei personaggi sei? come puoi prendere parte alla storia? In tal modo l’ascoltatore non diventava un passivo ma partecipa attivamente al discorso.

Seminare è l’opera di Dio ma è anche il compito dell’uomo credente. Seminare la parola di Dio, il messaggio di amore, perdono, pace, giustizia, fraternità, veicolati dalla parole del vangelo, è una vocazione, è nella natura della Chiesa e del cristiano.

La forza del regno di Dio sta nella sua piccolezza, non è qualcosa di grande e di rumoroso, non è un albero imponente, al contrario il Regno è simile al granello si senapa, ma quando viene seminato diventa “più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nodo alla sua ombra” (Mc 4,32).

In questa domenica facciamo memoria di sant’Antonio di Padova (1195-1231); grande predicatore e camminatore del vangelo. Ha tanto camminato che i piedi gli si erano consumati.

Il venerdì del 13 giugno del 1231 colto da malore volle essere traportato a Padova, morì all’Arcella, un piccolo borgo vicino alla città. A 11 mesi dalla morte il papa lo dichiara santo, nel 1946 la chiesa lo proclama dottore della Chiesa con il titolo “Doctor evangelicus”.

Ci ha lasciati tanti sermoni che lui ha preparato riferendosi alla sacra scrittura e alla tradizione dei padri della chiesa e dei concili.

Non poteva mancare nei suoi scritti un riferimento al passo del piccolo seme.

Nella piccolezza Antonio di Padova vede la grandezza di Dio: “[Gesù Cristo] fu come il granellino di senape, seminato nel giardino della beata Vergine Maria: per la povertà e l’umiltà fu il più piccolo di tutti i semi, cioè di tutti gli uomini, nella sua natività”.

Grande la predicazione di Gesù, al punto che la sua risurrezione è paragonabile al grande albero: “e allargò i suoi rami con la predicazione degli Apostoli, e così gli uccelli del cielo, cioè i fedeli della chiesa, accorrono per mezzo della fede, e per mezzo della speranza e della carità prendono dimora tra i suoi rami, cioè nel suo insegnamento e nei suoi esempi” (Sermone Domenica XIII dopo Pentecoste).

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