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Variante Delta sotto investigazione, Scutellà: “Timori ragionevoli”. E da ex portiere ammonisce: “Festa post partita esagerata, non siamo fuori dall’emergenza”

Sebbene in Molise non siano stati registrati casi c'è preoccupazione per la diffusione di questa nuova mutazione del virus che secondo un recente studio inglese è più trasmissibile e in grado di aggirare le difese dei vaccini. Intervista al microbiologo Massimiliano Scutellà anche sugli assembramenti post partita di domenica scorsa. L'ex portiere dei Lupi 'votato' alla scienza afferma: "La gioia della vittoria sportiva è degenerata, conteniamo l'entusiasmo perchè non siamo ancora fuori dalla pandemia"

La variante Delta che ha reinfettato un sanitario a Milano già vaccinato con prima e seconda dose, il cosiddetto mix and match, l’utilizzo combinato di due vaccini differenti dopo l’ennesima restrizione decisa su Astrazeneca e, non ultimi, gli assembramenti di domenica scorsa nel post partita Rieti-Campobasso che ha portato la squadra capoluogo in serie C.

Di questo (e non solo) abbiamo parlato col dottor Massimiliano Scutellà, responsabile del laboratorio di biologia molecolare all’ospedale Cardarelli nonché ex portiere del Campobasso nella prima metà degli anni Novanta.

Dall’uomo che da un anno e mezzo, ininterrottamente, legge e referta i tamponi molecolari di tutta la regione, ci siamo fatti spiegare qualcosa in più su questa nuova variante indiana che in Gran Bretagna è presente oltre il 90% e che si sta diffondendo in Lombardia. Una variante che, da quanto le cronache e le posizioni degli esperti riferiscono, sarebbe più contagiosa e pericolosa.

Dottor Scutellà, esattamente di cosa si tratta? Nella vostra attività di sequenziamento sui tamponi molisani vi è capitato già di incontrarla? E soprattutto: possiamo stare tranquilli sulla copertura vaccinale rispetto a questa variante?

“La variante VUI-21APR-01 – sviluppata in India nota anche come B.1.617 – include una serie di mutazioni tra cui E484Q, L452R e P681R, la cui contemporanea presenza desta ragionevole preoccupazione per la potenziale maggiore trasmissibilità e il possibile rischio di reinfezione. Denominata anche variante Delta, è oggi considerata come Vui, quindi Variante under investigation, in attesa di acquisizione dati che riguardano infettività, virulenza e capacità di interferire con la risposta vaccinale. Desta preoccupazione per il rischio di riportare la pandemia a livelli di allarme come è stato mesi fa per la variante inglese. Tuttavia il Ministero della Sanità afferma che non ci sono prove che queste varianti causino malattie più gravi o rendano i vaccini attualmente impiegati meno efficaci. Sono in corso approfondimenti per capire meglio l’impatto delle mutazioni sul comportamento del virus e per garantire che vengano presi tutti gli interventi di salute pubblica appropriati”.

“Uno studio inglese, pubblicato sulla rivista Lancet, dimostra come nel corso di infezione da variante Delta ci siano una quantità di anticorpi neutralizzanti prodotti dalle 5 alle 8 volte inferiore rispetto a quelli contro la forma originale di Sars-Cov2. Inoltre la variante Delta, secondo gli studi finora disponibili, avrebbe una contagiosità tra il 40 e il 60% maggiore rispetto al ceppo inglese, di per sé già più aggressivo del 50% rispetto alla forma originale di Sars-Cov-2. A preoccupare sarebbe soprattutto la presenza congiunta delle mutazioni E484Q e L452R, finora mai rilevate insieme. In particolare, la prima mutazione sarebbe la responsabile della maggiore trasmissibilità del virus mentre la seconda potrebbe permettergli di aggirare le difese del vaccino”.

“In Italia la variante Delta è al momento molto contenuta, rappresenta meno dell’1% dei casi di contagio totali, ma i recenti casi di Milano destano preoccupazione. In un momento in cui le nuove diagnosi sono in calo e il virus circola poco, l’attenzione deve essere massima nel monitoraggio delle varianti circolanti. In Molise ad ora non sono documentati casi di variante Delta ma in questa frase epidemica in cui dobbiamo mantenere alte le misure di contrasto alla pandemia e procedere nella vaccinazione della popolazione diventa centrale avere la capacità di monitorare efficacemente la circolazione delle varianti attraverso il sequenziamento per isolarle tempestivamente e impedirne la diffusione”.

L’altro argomento, anche questo centrale in questi ultimi giorni, riguarda il cosiddetto mix and match, l’utilizzo combinato di due vaccini differenti. Le novità su Astrazeneca utilizzabile solo sulla popolazione over 60 non solo ha costretto le Regioni, Molise compreso, a riprogrammare la campagna vaccinale ma stanno ingenerando anche una rinnovata preoccupazione nella popolazione. L’assenza di dati certi (ma non l’assenza di efficacia del doppio vaccino) sta alimentando un clima di sfiducia nella campagna vaccinale e anche la sensazione di essere utilizzati – mi passi il termine – come cavie. Lei cosa pensa di questa vaccinazione eterologa?

“Di fronte alla decisione di stop al vaccino AstraZeneca agli under 60 e l’indicazione a effettuare, per chi ha già avuto la prima dose del vaccino anglo-svedese, una vaccinazione eterologa, il Comitato Tecnico Scientifico rassicura come l’utilizzo di una seconda dose con un vaccino anti-Covid diverso rispetto a quello utilizzato per la prima somministrazione sia sicura ed efficace. Tuttavia gli esperti restano divisi tra chi giudica positiva tale soluzione e chi invita invece ad un approfondimento e riflessione”.

“Da un lato la vaccinazione eterologa è già stata attuata da diverse settimane in Paesi europei importanti come  Germania, Francia, Danimarca Svezia, Norvegia e Regno Unito mostrando risultati incoraggianti, anzi stimolando una risposta immunitaria anche migliore. Infatti il sistema immunitario, ricevendo stimoli diversi per una stessa malattia da vaccini diversi, ci si aspetta che risponda in maniera ancora più efficace. I vaccini a RNA messaggero risultano più efficaci nel dare produzione di anticorpi mentre quelli ad adenovirus stimolano maggiormente i linfociti T quindi è logico pensare come si possa ottenere una sinergia della stimolazione immunitaria dall’associazione di due vaccini diversi. Inoltre non è la prima volta che si ricorre a una vaccinazione eterologa, infatti è già accaduto con l’influenza e l’epatite B quindi in teoria non ci sono ragioni per pensare che non si possano usare due vaccini diversi. Tuttavia i trial clinici a supporto di queste indicazioni non sono numerosi, dunque molti esperti esortano alla cautela e all’acquisizione di un numero di dati più ampio. Come cittadini dobbiamo fidarci delle indicazioni date dal Cts”.

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Prima di ‘votarsi’ alla medicina lei è stato uno sportivo. Da ex portiere nei Lupi (nella foto il primo da sinistra) cosa pensa di quelle migliaia di tifosi e sostenitori che domenica si sono riversati per le strade della città dopo la vittoria del Campobasso?

“Come tifoso ed ex rossoblù ho esultato e gioito per la vittoria e la promozione in Lega Pro del Campobasso calcio che mancava da 33 anni. Una gioia incontenibile che, al fischio finale della gara di Rieti, ha coinvolto migliaia di persone in festeggiamenti e caroselli ed è esplosa in un abbraccio tutt’altro che virtuale e molto passionale. La gioia di una vittoria sportiva e il desiderio incontrollato di evasione da un anno angosciante e nefasto è però degenerato in assembramenti pericolosi con il rischio di creare nuovi cluster. Non siamo ancora usciti dalla pandemia e la pericolosa situazione delle varianti incombe sul rischio di creare nuovi focolai epidemici. È opportuno quindi ancora contenere l’entusiasmo della ripresa osservando ancora le misure di contrasto alla pandemia”.