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I borghi delle aree interne, luoghi privilegiati delle comunità energetiche rinnovabili

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    di Angelo Sanzò – Presidente Comitato Scientifico Legambiente Molise

     

    L’energia, disponibile e utilizzabile, per l’espletamento delle attività umane, è fondamentalmente presente in natura nelle due ben note forme: rinnovabili e non rinnovabili. Un’ulteriore distinzione, relativa alla loro origine, è quella che separa le forme di energia provenienti, direttamente o meno dai raggi del Sole, da quelle del tutto indipendenti da quanto può fornire la stella a noi più vicina. Sono da ascrivere a questa seconda categoria, il nucleare e la geotermia. Quest’ultima, in quanto legata al calore intrappolato e prodotto all’interno del nostro pianeta, l’altra ovvero il nucleare, perché in grado di fornire energia in seguito al trattamento e la manipolazione di particolari elementi chimici. Quella dovuta alla fissione di atomi pesanti, quale l’Uranio, in primo luogo, è tuttora utilizzata in un gran numero di centrali presenti e funzionanti in molti Paesi del mondo, l’altra, ancora in fase di studio, è basata al contrario sulla produzione di atomi più pesanti, tramite la fusione di particelle più leggere.

    L’importante distinzione di forme di energia, rinnovabili e non rinnovabili, riguarda, come già detto, anche quelle derivanti, direttamente o meno dalla luce e dal calore del Sole. Appartengono, cioè, alle prime, sia il fotovoltaico, in quanto fornisce all’utenza, sotto forma di energia elettrica, quella sottratta direttamente ai raggi solari, che l’eolico e l’idroelettrico, perché capaci di restituire energia in modo indiretto, tramite, cioè, il susseguirsi delle fasi del ciclo idrologico e/o i differenti livelli di temperature e pressione che l’atmosfera, da luogo a luogo, assume in ragione della diversa insolazione.

    Diverso è, invece, il discorso relativo ai materiali destinati alle combustioni. Pur essendosi formate, in ogni caso, ad opera del processo clorofilliano e quindi per l’attività solare, possono e debbono essere considerate rinnovabili quelle di formazione recente o attuale ovvero in equilibrio con la produzione e il consumo delle sostanze assorbite ed immesse nell’ambiente di loro pertinenza. Al contrario, invece, sono definite, con ragione, non rinnovabili, tutti i cosiddetti combustibili fossili che, pur formatisi in seguito al processo foto sintetico, in remote epoche geologiche, non hanno la possibilità temporale di controbilanciare le sostanze immesse nell’involucro atmosferico che le contiene.

    Al netto delle combustioni e del nucleare tuttora in uso, dunque, è ben chiaro quali sono le fonti energetiche cui fare riferimento, al fine di non dover incorrere in processi produttivi di energia alieni dall’immissione nell’ambiente di sostanze nocive o comunque tossiche o inquinanti.

    Le basi per la messa in atto, per quanto possibile e almeno in particolari e circoscritti ambiti territoriali, di produzione e consumo di energia elettrica di fonti rinnovabili, sono contenute in un recente e in qualche modo rivoluzionario strumento legislativo.

    Con l’Articolo 42 bis del Decreto Legge 30 Dicembre 2019 n. 162 e l’Articolo 119 del Decreto Legge n. 34 del 2020 è entrata in vigore, in via sperimentale, una disciplina per promuovere l’implementazione e la messa in opera delle Comunità Energetiche Rinnovabili.

    Una Comunità Energetica consiste, innanzitutto, in un numero di utenze di energia elettrica appartenenti ad una specifica collettività, quale un condominio, un quartiere e/o comunque un insieme di fruitori interconnessi alla medesima maglia distributrice di elettricità. In aggiunta al ruolo di consumatore, la stessa collettività assume quello di produttore, diventando di conseguenza quel nuovo soggetto, definito, nell’acquisito moderno linguaggio, col termine di prosumer, ovvero consumatore-produttore di energia.

    Siamo, cioè, in presenza di un nuovo modello sociale di produzione-consumo congiunto di energia rinnovabile, posto alla base di dovuti, inevitabili cambiamenti culturali, finalizzati sia ad un maggiore risparmio energetico, che a sistemi di consumo più efficienti.

    Il singolo produttore o per meglio dire una comunità di partecipanti è in grado di produrre quantità di energia, sufficienti a soddisfare il proprio fabbisogno, diventando, cioè, capace di rendersi autonomo e indipendente da forniture esterne.

    È possibile, cioè, che un insieme di utenti, collegati, in un raggio di poche centinaia di metri, alla stessa cabina di trasformazione e distribuzione secondaria di bassa tensione ovvero un piccolo borgo o parte di esso, corrisponde, di fatto, ad una comunità energetica, per la produzione e il consumo di energia elettrica rinnovabile.

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