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Focolaio in un supermercato di Campobasso, continua il tracciamento. J&J agli over 60 tramite i medici di famiglia

E' in corso la ricostruzione della mappa epidemiologica dopo i contagi accertati tra alcuni dipendenti di un ipermercato cittadino. Si tratta di persone piuttosto giovani che avevano ricevuto solo la prima dose di vaccino o non erano state convocate. Oggi intanto riprendono i richiami con Astrazeneca, mentre non si sono mai fermate le iniezioni di Janssen, che dopo la circolare del ministro Speranza e il parere del Comitato Tecnico Scientifico viene riservato agli over 60 e somministrato negli studi dei medici di famiglia. Una trentina i medici di base coinvolti.

Il +7 nella casella dei positivi di Campobasso riportato nel bollettino Asrem di martedì non è sfuggito, soprattutto di questi tempi con il virus in ritirata e la campagna di immunizzazione a buon punto. Il focolaio accertato lunedì 14 giugno è scoppiato all’interno di un noto supermercato del capoluogo e riguarda almeno cinque dipendenti, oltre a due ragazzini.

Si tratta di persone piuttosto giovani: alcune avevano appena ricevuto la prima dose di vaccino (il vaccino, ormai lo abbiamo imparato, protegge dopo il ciclo completo dal rischio di sviluppare la malattia da covid 19), mentre altre erano in attesa di essere convocate per la somministrazione del farmaco anti-Covid. Del resto solo negli ultimi giorni a Campobasso le iniezioni hanno riguardato i quarantenni.

Le condizioni di salute dei positivi non desterebbero preoccupazione, tanto è vero che finora non c’è stato bisogno di alcun ricovero in ospedale. Nè si registrano particolari criticità, tanto è vero che l’ipermercato è stato regolarmente aperto in questi giorni. Al momento i dipendenti che stanno lavorando sono risultati negativi al tampone molecolare. Altri 3 invece sono in quarantena.

Al tempo stesso si sta indagando sull’origine del contagio ed è stata attivata la consueta procedura per il tracciamento dei contatti che nelle prossime ore non è escluso possa far emergere altri positivi e far lievitare il numero di contagi a Campobasso, la città del Molise che attualmente annovera il maggior numero di infezioni da Sars-Cov-2.

14 giugno – 10 contagi, 7 a Campobasso: il virus non molla il capoluogo

 

Un po’ di apprensione indubbiamente c’è, sia da parte delle istituzioni politiche locali che da parte delle autorità sanitarie, visto che a parlare di focolai sembra di fare un passo indietro, ornando a settimane nelle quali la situazione epidemiologica era sicuramente più critica. In realtà, in queste ultime settimane i dati sull’andamento dell’infezione in Molise sono stati talmente buoni che la nostra è stata una delle prime regioni d’Italia ad entrare nella fascia bianca.

C’è tuttavia un altro fattore che potrebbe mutare il quadro epidemiologico in città: gli assembramenti registrati in occasione dei due giorni di festa per la promozione in serie C del Campobasso calcio. In quest’ultimo caso bisognerà aspettare almeno quindici giorni per capire se la folla che si è riversata in strada domenica 13 giugno per festeggiare i rossoblù, in gran parte senza mascherina, provocherà un’impennata dei contagi. Non è avvenuto a Milano, quando i supporter dell’Inter hanno festeggiato la vittoria dello scudetto: in 30mila scesero in piazza. E l’augurio è che non avvenga nemmeno ora.

“Gli assembramenti sono pericolosi, rischiamo nuovi cluster”, ha detto anche il responsabile del Laboratorio Analisi dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, il biologo Massimiliano Scutellà. “Non siamo ancora usciti dalla pandemia e la pericolosa situazione delle varianti incombe sul rischio di creare nuovi focolai epidemici. È opportuno quindi ancora contenere l’entusiasmo della ripresa osservando ancora le misure di contrasto alla pandemia”.

E senza il vaccino c’è una protezione inferiore rispetto all’infezione. Probabilmente il caso dei dipendenti del supermercato di Campobasso, fra l’altro una categoria considerata a rischio, lo dimostra.

In Molise solo da oggi, 17 giugno, riprenderanno i richiami con Astrazeneca, e solo a chi ha più di 60 anni, dopo lo stop degli ultimi giorni. Invece le dosi di Janssen, vaccino a vettore virale come quello anglosvedese, vengono regolarmente somministrate in questi giorni secondo le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico che ha deciso di “raccomandarlo” alle persone con età superiore ai 60 anni. Le iniezioni di Janssen, il monodose che è stato utilizzato anche per i Vaccine day organizzati nei giorni scorsi nella nostra regione, attualmente viene impiegato negli studi dei medici di famiglia, proprio come si prevedeva fin dall’inizio: in Molise gli ambulatori coinvolti sono una trentina.

Dunque, a differenza di quanto accaduto con il Vaxzevria, Janssen è stato regolarmente somministrato nella nostra regione. Anche perchè, secondo il Comitato Tecnico Scientifico, pur avendo analogie con AstraZeneca, al momento i dati sul Johnson & Johnson “non permettono di trarre valutazioni conclusive rispetto al rapporto beneficio/rischio”.