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Le rubriche di Primonumero.it - L'Ospite

Disastro Bifernina: il racconto

Nel Molise c’è la strada SS 647 meglio conosciuta come Bifernina. Si tratta dell’arteria che da Bojano conduce a Termoli, costruita negli anni  settanta del secolo scorso e che  avrebbe dovuto risolvere l’isolamento delle zone interne della 20^ Regione. Lunga circa 75 chilometri è stata costruita  nel fondo della valle del fiume Biferno, da qui il nome.  E infatti la strada, che voleva essere una superstrada, che assorbisse il traffico che dal Molise Centrale, provincia di Isernia inclusa,  superando  la zona di Campobasso,  arriva  sino al mare,  passando  lontano dalla SS 87. La Nazionale 87 è quella che si inerpica sulle colline attraverso i territori di Campobasso, Casacalenda e Larino, sino a Termoli sull’Adriatico e che corre invece sulla sommità delle colline arrivando a superare i 900 metri sul livello del mare in prossimità di Campolieto.

La strada Bifernina è caratterizzata da 33 viadotti che scavalcano il fiume ansa dopo ansa. I ponti più importanti sono il Molise I e il Molise II nella direzione Termoli – Bojano, della lunghezza rispettivamente di   3,6 e 4,9 chilometri . Questi due viadotti corrono quasi per tutta   la loro complessiva lunghezza sull’acqua della diga del Liscione prospiciente il comune Guardialfiera. Attualmente su questi due viadotti sono in corso lavori di ammodernamento con una spesa prevista di 140 milioni di euro.  Sei cantieri contemporaneamente con sei semafori, che nel fine settimana provocano file chilometriche tanto da bloccare l’intero spazio tra un semaforo e l’altro.  Già negli anni scorsi ci sono stati lavori di manutenzione che saranno costati ancora tanto danaro, considerato che i lavori vanno effettuati su piattaforme “appese” ai viadotti.   Li chiamano lavori di ammodernamento probabilmente per celare la vera natura di interventi costosissimi di manutenzione. Ora la manutenzione di una strada che solitamente corre sul terreno è quasi sempre riferita al rinnovo del manto bituminoso che col traffico e le intemperie si deteriora; quando invece la strada corre in cima a un ponte, che si solito serve a scavalcare un fiume, un dirupo, le cose si complicano. Si complicano perché i ponti sono quasi sempre realizzati in cemento armato e per essere tali vanno incontro ad altri inconvenienti,   come la corrosione dell’anima di ferro che  costituisce, come dire, la colonna vertebrale di un pilastro, di una trave. Da qui i costosissimi interventi di manutenzione, che nel caso nostro, cioè di viadotti che risultano appoggiati in fondo a un lago,  sotto decine di metri di acqua non risultano neppure ispezionabili e la effettiva condizione di stabilità del manufatto appare quasi impossibile a meno che non si vogliano utilizzare palombari. Infatti del perché il 25 gennaio 2000 sia crollato un ponte sulla Bifernina, nel tratto tra il bivio di Morrone del Sannio e il bivio di Lupara, non s’è saputo niente, forse perché non vi furono vittime se non i contribuenti che hanno dovuto accollarsi l’onere della ricostruzione.

Allora è lecito chiedersi: ma era davvero necessario realizzare la Bifernina su ponti e viadotti, non era più pratico, più prudente e più economicamente sostenibile costruire l’arteria sul terreno magari a mezza costa, sulle colline che sovrastano l’attuale struttura?

E’ da irresponsabili utilizzare risorse di altri, di altri non ancora nati, che ne dovranno sostenere i costi ignorando a quali parametri si siano ispirati i sicuramente poco dotti progettisti. Senza essere sparagnini – quello che ci vuole, ci vuole – ma non si può essere disinvolti nell’utilizzo di risorse pubbliche che è noto non sono infinite.  I comportamenti di quanti hanno progettato le opere in questione certamente non sono stati ispirati a disciplina e onore. Cioè non sono stati obbedienti ai canoni alti di una professione esercitata nel rispetto di leggi, norme e buon senso, ma al sensazionalismo e alla fama professionale illusoria. A mio giudizio i progettisti dell’opera e più precisamente quelli che hanno pensato di realizzare due viadotti di 8,5 chilometri sull’acqua dell’invaso del Liscione, hanno dato sfogo alla loro vanità professionale, perpetrando un vero proprio crimine contro i contribuenti chiamati a sostenere l’onere del loro smisurato  egocentrismo.

Nicola Lustrato