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Da Borgo Mezzanone ai campi di Campomarino per fare i braccianti schiavi. Imprenditore 50enne di Termoli ai domiciliari

L'imprenditore agricolo residente in Molise è stato arrestato insieme con altre 6 persone (3 in carcere) nell'operazione Schermo dei Carabinieri di San Severo che indagano su caporalato e sfruttamento nelle campagne delle province di Foggia e Campobasso

I braccianti venivano caricati al mattino presto dai ghetti di Borgo Mezzanone e Rignano su furgoni e camion vecchi e malandati per un viaggio che costava loro persino 5 euro. Poi erano costretti a lavorare per ore sotto il sole e al caldo asfissiante nelle terre spesso aride dei campi di Campomarino, San Severo, Manfredonia e altre località tra Puglia e Molise per pochi spiccioli, senza cibo e con acqua di pozzo per dissetarsi.

Fra gli sfruttatori, secondo gli inquirenti, c’è anche un cinquantenne di Foggia residente a Termoli, titolare di una delle imprese agricole finite nel mirino dell’operazione Schermo che nella giornata di ieri ha scoperchiato una organizzazione dedita al caporalato.

Il cinquantenne L.L. residente a Termoli è agli arresti domiciliari così come altri tre imprenditori agricoli, rispettivamente un 63enne di San Giovanni Rotondo, una 49enne di San Severo e un 54enne di Mola di Bari ma residente a Ordona. In carcere invece due foggiani, di 69 e 43 anni, e un 32enne senegalese considerato il caporale dell’intera faccenda.

Secondo le indagini portate avanti dalla Procura della Repubblica di Foggia e condotte dal Nucleo operativo e radiomobile della compagnia Carabinieri di San Severo e da quelli del Nucleo ispettorato di Foggia, gli indagati avevano messo in piedi un sistema capace di aggirare le regole riguardo al lavoro dipendente nei campi.

Tramite una piccola cooperativa apparentemente legale assumevano i lavoratori che poi venivano girati a titolo oneroso alle altre aziende agricole che li sfruttavano per raccogliere i pomodori, altri ortaggi e frutta nei campi delle province di Foggia e Campobasso in condizioni igienico sanitarie precarie e in forte stato di bisogno.

carabinieri foggia caporalato

Gli inquirenti hanno fatto notare anche in che condizioni viaggiavano queste persone, trattate come se la loro vita valesse zero. Condizioni che erano già emerse per altro nell’incidente avvenuto nell’agosto 2018 sulla statale 16 all’altezza del bivio di Ripalta quando ben 12 braccianti morirono in un incidente stradale mentre tornavano da una giornata di lavoro nei campi.

All’epoca 7 di quei braccianti lavoravano per conto di una impresa agricola di Campomarino finita in una delle due indagini scaturite da quell’incidente. Indagine da cui è scaturito un processo a carico, fra gli altri, di tre molisani per caporalato. Ora l’operazione Schermo riporta d’attualità il tema dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura.