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Corea del Nord, Myanmar, Cuba: Carla Vitantonio, da attrice a capo-missione per Ong

La vita a tutto gas della scrittrice di Limosano che ha sposato un cubano e dal 2012 al 2016 è stata l’unica italiana a vivere sotto il regime di Kim Jong-un. “Voglio avere sempre l’impressione di poter fare qualcosa per gli altri nel mio piccolo” spiega prima di presentare il suo secondo libro: dopo ‘Pyongyang Blues’ ecco ‘Myanmar Swing’. “I titoli dal sapore musicale? Derivano dall’atmosfera che mi ha accompagnato in questi Paesi: blues perché in Corea c’era sempre la malinconia della perdita. Swing perché la Birmania era più sorridente, imprevista, sotto sforzo ma interessante”.

Quando la incontriamo è seduta al tavolino di un bar, in compagnia del marito sposato a Cuba, e sorseggia il suo adorato thè. Carla Vitantonio, una vita a mille all’ora, vissuta da cittadina del mondo. Anzi no, “da straniera del sud globale” tiene a precisare. Attrice, cooperante per Ong, scrittrice. E chissà quanti altri sogni ha ancora da realizzare. Lei è di Limosano, ne va orgogliosa (“sono limosanese doc” dice quando le diamo della campobassana, ndr), e in questi giorni è a Campobasso per presentare il suo secondo libro: ‘Myanmar Swing’, editore Add. Lo farà martedì 15 giugno alle 18.30 alla Sala Alphaville di via Muricchio: letture di Michele Di Cillo, conduzione di Mariagrazia Fascitelli.

Carla Vitantonio

Secondo perché arriva dopo il successo di ‘Pyongyang Blues’. Libri che raccontano le sue esperienze lavorative in due Paesi tutt’altro che facili: la Corea del Nord, la dittatura chiusa e inaccessibile per antonomasia, e la Birmania, il Myanmar che negli ultimi mesi sta vivendo il caos post colpo di Stato. “Sono andata via dal Myanmar quando non succedeva ancora tutto questo e si viveva la svolta democratica che era seguita all’elezione di Aung San Sun Kyi”. E da un paio di anni è a L’Avana.

“I titoli dal sapore musicale derivano dall’atmosfera che mi ha accompagnato in questi Paesi: blues perché in Corea c’era sempre la malinconia della perdita. Swing perché la Birmania era più sorridente, imprevista, sotto sforzo ma interessante”.

Carla riassume così la sua inconsueta passione: “Voglio avere l’impressione di poter fare qualcosa nel mio piccolo. Mi interessa il sud del mondo, soprattutto le crisi dimenticate. Purtroppo anche nel mondo dell’aiuto umanitario c’è qualcosa di più o meno sexy, si parla tanto di Palestina, Yemen per esempio ma nessuno calcola quelle della Repubblica Centrafricana o la Corea del nord”.

Libro Carla Vitantonio

Ma com’è iniziato tutto? Come si è ritrovata a Pyongyang? “Ero, e sono, un’attrice professionista e mi ero anche laureata all’Università – racconta –. La crisi del 2009 si fece sentire, resistetti altri due anni e poi presi un Master di secondo livello in diplomazia rischiando il tutto per tutto, investii gli ultimi soldi che avevo e diciamo che mi andò bene. Infatti, dopo il disastro nucleare di Fukushima, i possibili concorrenti di Carla Vitantonio volevano evitare a tutti i costi l’Asia: “Feci uno stage in ambasciata in Corea del Sud e fui mandata come ‘antenna’ in Corea del Nord, dovevo organizzare le attività culturali e leggevo l’italiano”. Unica italiana presente in quell’angolo di mondo, per anni. “Pensavo di tornare di lì a poco, avevo sub-affittato il mio appartamento di Bologna. E invece…”.

Nella Primavera del 2012 si ritrovò nella dittatura più ermetica all’indomani della morte di Kim Jong-il, padre dell’attuale capo supremo del Paese. “Eravamo protetti ma c’erano limitazioni alle quali ti abitui. In Corea hai più paura, possiamo dirlo, e fanno di tutto per farti sentire sotto controllo. Magari trovi le tue cose spostate a casa. Questo ti fa sentire che sei in balia, che non hai il controllo. E’ la mostruosità di un sistema che non ti fa sentire padrone della tua vita, in cui si vive la normalità di tutti i giorni, ci si innamora, i ragazzi cantano e ballano ma solo le odi al partito”. La sua attività era volta a aiutare persone disabili.

Il Myanmar, la Birmania, viene definita “molto più tossica, nel senso che era sotto i riflettori, tutto era più competitivo, e il lavoro era più pericoloso visto che lavoravamo con le mine anti-uomo. Si lavorava con le guerriglie ma anche col Governo. Sono andata proprio quando stavo iniziando a divertirmi: avevo messo su un cabaret, la gente veniva con un entusiasmo incredibile, era bellissimo”.

Libro Carla Vitantonio

E ora è a Cuba: “E’ un Paese che negli ultimi anni è cambiato molto. Certo, l’economia è centralizzata, resta socialista, anche se c’è stato il Congresso che ha dichiarato la fine dell’epoca Castro. L’aria del Che si respira ancora ma, ripeto, le cose stanno cambiando. A Cuba si afferma da un punto di vista filosofico che la rivoluzione è un processo continuamente in corso, ma è un falso storico perché la rivoluzione è un atto non un processo. E infatti il Che non aveva accettato la fine della rivoluzione ed era andato a cercare altre rivoluzioni altrove. C’è crisi economica: io appartengo alla classe più abbiente essendo straniera ma faccio ore di fila per mangiare. I giovani vorrebbero che le cose cambiassero pur restando nel solco della tradizione della rivoluzione”.

Sembrano lontani i tempi in cui Carla recitava nei teatri di mezza Italia con i suoi monologhi, ‘Otto’ su tutti, fece quattrocento repliche. Lontani ma vicini, “perché ho vissuto tutto con grande intensità. Dal gruppo teatrale allo Scientifico con la professoressa Maria Carla Calì, purtroppo scomparsa di recente, e il professor Domenico Oriente. Poi il teatro nei centri sociali, i primi passi da monologhista a Pescara, la trasmissione radiofonica a Bologna”. Un viaggio vissuto d’un fiato, mentre la tazza del thè attende ancora di essere consumata…