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Consolidato il palazzo sospeso nel vuoto, revocato lo sgombero dopo 34 mesi. Sul sisma 2018 il M5S: “39 milioni in cassa, ma la Regione non riesce a spenderli” foto

Finisce l'emergenza per le famiglie residenti nel "perimetro di crollo" di Palazzo Vernucci, alto 25 metri e coinvolto da un intervento di messa in sicurezza per 300mila euro di fondi sisma. La ricostruzione però va a rilento, come denunciano i consiglieri regionali Primiani e De Chirico

Lavori ultimati in via Martiri d’Ungheria a Guglionesi, nell’edificio che tanto ha fatto penare cittadini e amministrazione comunale. Palazzo Vernucci è stato “messo al sicuro” con un intervento di rafforzamento e consolidamento. E, di conseguenza, è stata revocata l’ordinanza del sindaco Mario Bellotti che prevedeva lo sgombero “temporaneo” delle abitazioni che si trovano nel cosiddetto perimetro di crollo, cioè le case che, in caso di crollo dell’edificio, avrebbero rischiato di essere travolte o danneggiate. I residenti di via Jacobitti, via Firenze e via Martiri d’Ungheria non hanno più alcun obbligo di permanenza fuori casa per ragioni di sicurezza. Il loro disagio si è protratto ben oltre i tempi inizialmente stimati e promessi: lo studio dell’intervento e la tipologia di lavoro (iniezioni speciali sulle fondazioni) hanno richiesto ben più degli iniziali 9 mesi messi in conto. Di fatto lo sgombero (almeno sulla carta) di circa 20 famiglie si è protratto per quasi tre anni, e cioè dall’agosto 2018 a oggi.

Ora il “calvario” è concluso: Palazzo Vernucci, alto 25 metri e considerato pericolante in seguito al terremoto del 14 e 16 agosto 2018, non rischia più di sbilanciarsi in caso di nuove scosse e finire addosso ad altre abitazioni.

I lavori, fatti da una ditta di Vasto che ha vinto l’appalto, sono terminati a distanza esatta di un anno dall’avvio dell’intervento, possibile grazie a un accordo tra Comune e Regione Molise e finanziato con 300mila euro di fondi destinati al terremoto e alla ricostruzione. Il cantiere era stato aperto ufficialmente il 20 aprile 2020.

La consegna dell’opera, il cui studio era stato seguito dal professor Monaco dell’Università di Bari che aveva ottenuto l’incarico dall’Amministrazione Bellotti, mette al riparo i “vicini di casa” da eventuali rischi e restituisce la stabilità all’edificio, ma non equivale a garantire l’agibilità degli appartamenti per i condomini.

Palazzo Vernucci, l’edificio in bilico nel vuoto verso la messa in sicurezza: al via i lavori

Ora infatti tocca ai singoli proprietari degli alloggi intervenire sui rispettivi appartamenti per poter (eventualmente) tornare a viverci o per poterli vendere. In realtà quello stabile è disabitato fin dal 2017, quando anche l’ultimo dei 30 condomini aveva lasciato casa in forza di una ordinanza di sgombero comunale, motivata da ragioni di incolumità personale.

Il terremoto di agosto 2018 ha fornito l’appiglio necessario per un consolidamento delle fondazioni utilizzando denaro della ricostruzione. Denaro che in larga parte non è stato speso, come denunciano oggi i consiglieri del Movimento 5 Stelle Primiani e De Chirico.

Dei 39 milioni di euro messi a disposizione dal Governo Conte per la ricostruzione del basso Molise finora non è stato speso neanche un euro. Lo ha ammesso Donato Toma, nelle vesti di Commissario per la ricostruzione del sisma 2018, rispondendo a una nostra mozione presentata a febbraio scorso”. La struttura commissariale, che può contare su 4 dipendenti a supporto dell’attività del commissario alla Ricostruzione (che è lo stesso Toma) ha a disposizione la somma in una apposita contabilità speciale ma l’iter “prosegue con troppa lentezza”, spiegano i consiglieri regionali. Donato Toma dal canto suo ha riferito di aver inviato ai Comuni tre solleciti, ad ottobre, a novembre e a gennaio, e che solo il 30 marzo gli enti locali hanno inviato alla struttura regionale le schede contenenti le indicazioni delle ricostruzioni previste. Da queste schede risulterebbero 333 edifici privati da ricostruire in tutto il cratere sismico, per circa 42 milioni di euro di fabbisogno stimato e oltre 50 edifici pubblici per circa 10 milioni di euro stimati.

“Continueremo a vigilare sulla regolarità delle procedure, sia tecniche che politiche, e a sollecitare il Commissario sugli impegni presi di fronte alla Presidenza del Consiglio dei ministri”.
Primiani, De Chirico e i colleghi del Movimento chiedono da tempo linee guida per la ricostruzione, quelle linee guida “che proprio Toma aveva promesso ai Comuni ormai mesi fa; proprio da quelle linee guida, infatti, dipende la possibilità degli enti locali di assumere tecnici.
Bisogna porre rimedio a queste mancanze e accelerare, perché le comunità non possono più attendere e perché di mezzo c’è l’interesse non solo del basso Molise ma dell’intero territorio.
Come detto, infatti, la Regione non è finora riuscita a spendere neanche un euro dei 39 milioni disponibili per la ricostruzione. In queste condizioni viene quindi da chiedersi come farà l’ente regionale a gestire nei prossimi mesi i milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza”.