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Comunità montane: tempo scaduto per i commissari, ma il carrozzone costa ancora 1,8 mln di euro l’anno

L’ipotesi di riforma ferma da un anno in prima commissione dovrebbe cancellare le comunità montane del Molise che costano ancora quasi 1,8 milioni di euro l’anno in favore di tre nuovi enti per la gestione esclusiva dei comuni di montagna. Portare a termine la liquidazione, sostituire i commissari, trasferire il personale tra i nodi ancora da sciogliere. Connessa all’estinzione della ‘Molise Centrale’ anche la questione della discarica di Montagano “che tra non molto sarà piena” come avverte anche il consigliere regionale Andrea Di Lucente, delegato dal presidente Toma per trovare una soluzione alla cancellazione di questa complessa macchina succhia soldi.

Sono state soppresse dieci anni fa ma costano ancora ai contribuenti molisani quasi 1,8 milioni di euro l’anno. Torniamo a parlare delle mai estinte comunità montane per le quali c’è una ipotesi di riforma che dovrebbe farle scomparire per sempre, assieme a tutti i problemi che si trascinano da tempo.

Generico giugno 2021

Tre nuovi enti divisi per aree territoriali, dentro solo i comuni di montagna, travaso del personale e via i commissari liquidatori: è in sintesi questa l’idea del consigliere regionale Andrea Di Lucente (Popoplari per l’Italia), a capo della commissione consiliare incaricata di predisporre una soluzione all’annosa faccenda ben più spinosa di quanto percepito dall’opinione pubblica.

La cancellazione del carrozzone per eccellenza – probabilmente meno inutile di quanto si pensi – non è solo questione di risparmio di denaro pubblico: le comunità montane, che sono dieci guidate da quattro commissari liquidatori, assolvono a compiti delicati. Prendiamo il caso della più importante di esse, la Molise Centrale, titolare di tutte le autorizzazioni dell’impianto di smaltimento rifiuti di Montagano.

Il suo commissario, l’avvocato Domenico Marinelli, ha riferito a Primonumero in questa intervista il suo più grande timore sulla discarica: la saturazione completa prima che si arrivi a una soluzione.

Che le aree di contrada Colle Santo Ianni siano al limite lo sa benissimo anche l’imprenditore altomolisano Di Lucente il quale tra la campagna vaccinale (è delegato alla digitalizzazione) e le nuove sfide personali nel mondo del calcio (è presidente del Vastogirardi ed è in trattativa per acquistare l’Ancona) deve trovare anche il tempo di affrontare una sfida che – per sua stessa ammissione – “in 11 anni nessuno è riuscito a vincere e se è così un motivo ci sarà”.

Di motivi, in realtà, ce ne sono parecchi. Sta di fatto che ora la patata bollente della legge di riforma è nelle sue mani. Di Lucente, però, non sembra intimorito e ribadisce che “le comunità montane chiuderanno, non siamo una Regione a statuto speciale quindi non possiamo mantenerle in vita”. La liquidazione di questi enti – che è la fase precedente all’estinzione vera e propria – ha trovato molti ostacoli ed è andata parecchio a rilento: la vendita di tutto il patrimonio, dai mezzi, agli arredi agli immobili, “si è protratta più del dovuto” tanto che ad oggi l’estinzione è ancora impossibile.

Il 30 giugno, tra pochissime settimane, scadrà anche l’ultima proroga concessa ai commissari liquidatori. Oltre a Marinelli ci sono Carlo Antonio Perrella (Matese –Fortore Molisano), Giovancarmine Mancini (Cigno Valle Biferno – Trigno Medio Biferno – Trigno Monte Mauro) e Pompilio Sciulli (Comunità Montane del Volturno – Centro Pentria – Alto Molise – Sannio). L’ultima proroga secondo Di Lucente che in accordo con la maggioranza e il governatore Donato Toma sta valutando la possibilità di piazzare al posto dei quattro commissari un dirigente regionale o un esterno.

Ammesso che ne trovino uno. I commissari prendono 1100 euro netti al mese per il loro incarico (il grosso del costo lo fa il personale) assumendosi delle responsabilità gravose come accade già all’avvocato Marinelli che sempre nella sua intervista ha detto di essere sotto la lente dalla Procura di Campobasso per indagini sui rifiuti.

Sul tema ‘monnezza’ però il presidente della prima commissione mette le mani avanti: “E’ un problema che riguarda il settore ambiente. Quando la discarica sarà piena la comunità montana potrà solo alzare bandiera bianca e dire ai comuni che ne fanno parte di andare altrove a smaltire”.

Guglionesi? Isernia? Anche questi impianti hanno i loro problemi e pensare che una cinquantina di comuni, compreso Campobasso, possano conferire lontano da Montagano è una soluzione “impraticabile” come ha spiegato con dovizia di particolari il commissario Marinelli. Significherebbe mettere sulle strade del Molise camioncini di rifiuti ogni giorno da mezza regione verso altre discariche.

Ecco perché la legge di riforma del consigliere Di Lucente è tanto importante. Il 1° giugno, giorno del nostro colloquio, lo stesso ha riferito che nel giro di una decina di giorni ci sarebbero state novità sulla proposta intanto già sul tavolo di Toma.

“Per mantenere in vita il settore montagna bisognerà ridurre a mio avviso il numero dei comuni che ne fanno parte o che ne faranno parte. Oggi sono più di 100 (quasi tutti ad esclusione di quelli del Basso Molise, ndr) la mia idea è di portarli a 30, massimo 35, andando a fissare dei parametri di accesso calibrati sull’altitudine raggiunta dagli stessi”.

Insomma dentro i tre nuovi enti (Alto Molise, Mainarde-Matese e Molise centrale) dovrebbero andarci solo i veri comuni di montagna. Per individuarli Di Lucente ha pensato al criterio dell’altezza della casa comunale e a quello dell’altezza massima del territorio.

Un esempio? “Il Comune di San Massimo, che svetta a poco più di 600 metri (non tantissimi), rientrerebbe nel nuovo ente montano per via della presenza nel suo territorio del suggestivo altopiano di Campitello Matese che di metri ne conta ben 1450. Vastogirardi, invece, è un comune montano puro e coi suoi 1200 metri non avrebbe alcun limite di accesso nell’ente o unione montana che dir si voglia”.

“Non tutti sono d’accordo su questa linea da me proposta – svela il consigliere – ecco perché dobbiamo rivederci quanto prima (questo diceva qualche settimana fa, ndr) per decidere se andare avanti su questa soluzione o sull’ipotesi di una agenzia della montagna”.

Uno dei nodi più spinosi ha a che fare col personale, sia per i tempi di un contenzioso già in atto sulla mancata stabilizzazione dei dipendenti delle comunità montane (e lì sui tempi non c’è alcuna certezza come pure nessuna responsabilità politica diretta) sia per il trasferimento stesso dei dipendenti da un ente che deve sparire a un altro che deve nascere. “Stiamo cercando la forma giuridica più idonea e meno dolorosa per passare beni e personale”. Una operazione “di fantasia” secondo il giudizio lapidario del consigliere 5 Stelle Andrea Greco (componente anche lui della I commissione).

Insomma, sebbene Di Lucente scarti a priori una soluzione ponte, non è affatto scontato che l’estinzione delle comunità montane coinciderà con la nascita del nuovo ente.

Nel frattempo il 27 maggio scorso la giunta Toma ha deliberato sulla ripartizione del contributo regionale alle comunità montane (Dgr numero 150). Un acconto di euro 882.945,83 a coperture della metà delle spese del personale e comprensivo anche dei compensi dei commissari liquidatori fino al 30 giugno 2021. L’altra tranche di pari importo porterà il totale della spesa a euro 1.765.891,72, di cui quasi 100mila euro per i commissari (incassano 24mila euro lordi l’anno) e 166 mila euro per circa trenta dipendenti già parzialmente in servizio negli uffici della Regione Molise.

Nella stessa delibera si parla anche della legge di riforma affidata alla prima commissione. La sua predisposizione è stata decisa con l’approvazione dell’ultima legge di stabilità. Era il 30 aprile del 2020.

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