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Apoteosi Campobasso. Che commozione davanti alla Coppa per la serie C

Lacrime di gioia hanno rigato i volti dei tifosi che oggi dopo il match dei rossoblù contro il Fiuggi hanno assistito alla cerimonia di premiazione. Poi l'omaggio al presidente Mario Gesuè: "Grazie per questo sogno"

Si sono riviste le lacrime. E si sono risentite le urla di gioia. Anche oggi, a tre giorni dalla “sbornia” rossoblù di domenica, la cerimonia di premiazione per il Campobasso che così entra ufficialmente in serie C ha spezzato il respiro e piegato le ginocchia.

Quando attorno alle 13.30 si aprono i cancelli dello stadio e da lì a poco iniziano ad arrivare i tifosi, negli occhi è ancora fissa la grande festa vissuta domenica in occasione della vittoria contro il Rieti. Ma oggi, quando poco dopo il novantesimo la squadra riceve il trofeo, le lacrime hanno solcato i volti della curva e della tribuna.

La gioia di 72 ore fa, a tratti finanche irriverente, fa spazio alla commozione, ad un trasporto emotivo intimo e personale. E ad applausi interminabili.

Lunghe emozioni dovevano essere e lunghe emozioni sono state, come sottolineano orgogliosi i supporter presenti (nonostante il giorno feriale). Sono gli stessi che per tutto il match, ancora oggi, incitano l’undici in campo a Selvapiana.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche i commenti destinati al presidente Mario Gesuè che “poteva anche mollare soprattutto per le pesanti ripercussioni causate dal fermo dovuto al covid. Non lo ha fatto e se siamo qui con questi eroi a festeggiare, dopo 32 anni, è grazie anche alla sua audacia e alla sua coerenza”.

A pochi minuti dal 90esimo proprio lui si alza dalla tribuna centrale per dirigersi verso il campo e il primo boato di applausi è per lui.

E ancora per lui anche l’apoteosi finale. La curva lo chiama e lo cerca, lui risponde alzando il trofeo e spingendolo prima verso il suo cuore e poi verso i tifosi. Immagini che accapponano la pelle.

Anche Andrea Vertolo (ufficio stampa della società) è in campo dopo il triplice fischio. Il trofeo piazzato a metà del rettangolo di gioco, ci siamo. Chiama uno ad uno i giocatori, i dirigenti, lo staff tecnico e per ogni nome lo stadio esplode.

Ma ci pensa l’inno di Mameli a far scendere per un momento il silenzio intriso di commozione per poi riprendere ad urlare a squarciagola davanti al trofeo che si alza al cielo. Verso i campi della serie C.