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Accendono fuochi pirotecnici per i rossoblù, Daspo a 5 tifosi: “Volevamo festeggiare, non siamo criminali”

I provvedimenti sono stati emessi, finora, a carico di cinque tifosi anche per i botti accesi domenica sera in piazza durante la celebrazione per i rossoblù

Per ora i provvedimenti adottati dalla questura sono cinque Daspo a carico di altrettanti tifosi. Sotto tiro, il post match di Campobasso-Porto Sant’Elpidio e i festeggiamenti rossoblù avvenuti in città domenica scorsa dopo il passaggio matematico della squadra in serie C.

Quei fuochi d’artificio accesi in piazza dei Cannoni hanno provocato segnalazioni giunte in Questura che si sono poi concretizzate nella diffida inviata a carico di almeno due ultras. Per altri tre invece i fatti contestati risalgono alla settimana precedente.

Quando in queste ultime ore i tifosi della curva hanno iniziato a ricevere le notifiche del provvedimento che rischia di allontanarli dallo stadio (da un minimo di un anno a un massimo di 5 anni) non hanno esitato ad esprimere il proprio sbigottimento. Lo hanno scritto sui social, lo hanno riportato sugli striscioni che erano ieri fuori allo stadio, lo hanno espresso al loro legale che dovrà fare il possibile per smontare le motivazioni alla base dei provvedimenti che sono in via di definizione.

L’avvocato Vincenzo Fiorini ha già infatti avviato il ricorso. Valuterà le motivazioni che hanno indotto la questura ad intervenire e procederà di conseguenza rispetto alle imminenti valutazioni del giudice. Ma i tifosi sono amareggiati perché “non abbiamo causato disordini, abbiamo solo festeggiato e coinvolto la città in una celebrazione di cori, colori, gioia che si aspettava da anni”.

Punire per festeggiamenti a suon di fuochi d’artificio è un altolà che sta facendo discutere in città. Perché domenica scorsa “a celebrare il ritorno nel calcio professionistico c’erano tutti. Nessuno si è fatto male, nessuno ha provocato incidenti, nessuno ha infranto le regole, perché punirci?”.

Sono un fiume in piena mentre uscendo dallo studio del loro avvocato provano a valutare con freddo raziocinio il provvedimento che li ha colpiti, ma denunciano con amarezza “un’ingiustizia causata anche anche da una sorta di pregiudizio verso chi sceglie di abbracciare la filosofia ultras – dicono -. Però essere un ultrà non significa necessariamente botte e tafferugli. Domenica, a Campobasso, dal pomeriggio fino a notte fonda non è accaduto nulla di tutto questo. Domenica abbiamo solo organizzato un omaggio alla squadra che seguiamo da anni anche nei campi più impensati e che finalmente ha raggiunto il traguardo che merita. Domenica volevamo soltanto svegliare i cuori di tutti. Non ce lo meritiamo”.