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Vaccini, dosi quasi terminate e PalaUnimol chiuso pomeriggio: “Viaggio a vuoto da Termoli con 6 semafori sulla Bifernina”

Restano poco più di duemila dosi complessivamente nei frigoriferi degli ospedali molisani: le nuove forniture sono attese entro le prossime 24 ore, in caso contrario si correrà il rischio di dover rallentare il ritmo. Il disguido in cui è incappata una giovane donna partita da Termoli per fare il richiamo Astrazeneca, che ha scoperto suo malgrado che la struttura gestita dall’Università degli Studi del Molise era chiusa. Per fortuna è riuscita a risolvere il problema di ritorno nella cittadina adriatica. Altri sono stati rimandati a casa perché l’atteso lotto sollecitato da Asrem non è arrivato.

Sono poco più di 2 mila le dosi di vaccino che restano nei frigoriferi degli ospedali molisani. Bastano a coprire a malapena una nuova giornata di campagna. Se le nuove forniture non arriveranno entro le prossime 24 ore – come tutti auspicano e come sollecitato già da Asrem – il Molise correrà il rischio (lo stesso annunciato ma per fortuna scongiurato la scorsa settimana in extremis) di dover rallentare drasticamente il ritmo delle vaccinazioni.

 

La percentuale di dosi utilizzate sul totale inviato finora alla nostra regione sfiora il 99%. Tradotto in numeri: sono 17.770 le dosi somministrate ai molisani, 2mila delle quali nella giornata odierna. Giornata che però ha fatto registrare più di un disagio soprattutto fra quanti avevano la prenotazione per il PalaUnimol di Campobasso.

Il grande centro vaccinale del capoluogo ha iniziato oggi le somministrazioni dei richiami Astrazeneca agli insegnanti, vista la scadenza degli 84 giorni a partire dal debutto del vaccino in Molise lo scorso 8 marzo. “C’era una doppia fila – racconta una prof che si è sottoposta al richiamo durante la mattinata – una riservata alla somministrazione delle prime dosi e l’altra per noi che dovevamo fare il richiamo”. Tuttavia il PalaUnimol, dove si viaggia spediti e senza intoppi, ha esaurito in fretta il lotto disponibile. Poiché quello nuovo non è arrivato, contrariamente alle speranze del personale, nel pomeriggio la struttura ha chiuso i battenti.

 “Ho trovato le porte sbarrate – racconta una giovane donna partita da Termoli con una convocazione priva di orario – per fare il richiamo. Abbiamo fatto 60 chilometri da Termoli, con 6 semafori (6, avete capito bene) sulla Bifernina che rallentano oltremodo il traffico. Io avevo il giorno libero e mio marito ha cambiato il turno per accompagnarmi”. Un viaggio a vuoto e una giornata persa. Fortunatamente, di rientro nella cittadina adriatica, con l’esasperazione alle stelle, è riuscita a risolvere il problema del richiamo direttamente in ospedale, dove era disponibile qualche “avanzo” di vaccino Astrazeneca.

Altri sono stati meno fortunati perché, non avendo ricevuto la comunicazione relativa al rinvio dell’appuntamento per il richiamo, si sono presentati e sono stati rimandati a casa. “Altri ancora – riferisce un altro docente – hanno saputo di dover fare il vaccino al PalaUnimol con un messaggio arrivato alle ore 20 di ieri, domenica”. Peccato che alle 11 del mattino, dopo un inizio col botto, le dosi del farmaco anglo-svedese fossero di fatto terminate.

 

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