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Un murale per ripartire, e per ribaltare i pregiudizi. Il dono degli artisti alla gente di mare

È stato ultimato il graffito sulla facciata del mercato ittico, che raffigura San Basso nell'atto di benedire 'Termoli'. Un omaggio alla città dopo un periodo di difficoltà e di isolamento legati alla pandemia. L'idea è stata di Alessandro Cristina, writer termolese che ha coinvolto nel progetto il figurativista abruzzese Andrea Ranieri. "Di solito siamo visti come imbrattatori, non si pensa mai all'arte di strada come veicolo di un messaggio sociale oltre che di riqualificazione urbana"

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Bombolette spray per raffigurare il Santo Patrono che benedice la gente di mare e dunque, metaforicamente, una città intera. C’è stato anche dello scetticismo verso quest’opera che ora campeggia sulla facciata del mercato ittico, cuore dell’attività del porto di Termoli. Ma ora che il murale è stato ultimato il pregiudizio ha lasciato il posto all’apprezzamento, pressochè unanime.

Un plauso collettivo che ha stupito anche gli artisti, i writers Alessandro Cristina (39enne di Termoli) e Andrea Ranieri (35enne di Ortona, meglio noto come Emeid), che hanno portato a termine – nei tempi concordati – il lavoro, nonostante le difficoltà non siano mancate.

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Per l’abruzzese Andrea la difficoltà è stata, oltre che tecnica, di tipo emozionale. “Quando sono arrivato qui, nonostante avessi già visto il bozzetto, mi è venuta l’ansia. Sentivo una grossa pressione perché mi sono reso conto che andavo a realizzare una figura importante per la comunità termolese, la figura di un santo tra i cui devoti ci sono anche persone anziane”. Insomma, non esattamente un pubblico cui i graffitari sono abituati. Il carico di aspettative era grande e Andrea lo percepiva. Discorso diverso per Alessandro: “Ero sicuro che sarebbe venuto un ottimo lavoro, piuttosto mi preoccupavano le difficoltà organizzative che in corso d’opera, man mano, si presentavano. Ma le abbiamo risolte”.

Il termolese, nome d’arte Norh, ha scelto il collega e amico abruzzese – cui è stato affidato il compito di realizzare la figura di San Basso – non a caso. “Andrea è secondo me uno dei più bravi figurativisti che abbiamo in Italia”. La difficoltà più grande era infatti proprio la rappresentazione del santo. Perché – ci spiegano i due street artist – il volto era molto piccolo e c’erano dettagli (come la mitra sul capo di San Basso) complessi. Il risultato però è stato eccezionale e la soddisfazione ora è grande.

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Quattro giorni di lavoro intenso e no stop, da venerdì a lunedì. “Cominciavamo alle 8.30-9 al mattino e andavamo via la sera alle 22”. La parete presentava due difficoltà ulteriori: la grandezza e il fatto che non fosse liscia. Ci si è messo poi anche il caldo a complicare il quadro oltre che l’attività di vendita del pesce che non poteva certo fermarsi. Lunedì sera 10 maggio però l’opera è stata ‘consegnata’ alla città, come promesso.

L’idea alla base di questo progetto artistico è stata infatti proprio quella di ‘ricompensare’ in parte la gente di mare, i termolesi, di tutto ciò che la pandemia le ha tolto. Questo l’obiettivo ultimo di Alessandro, ideatore di tutto sin dall’estate scorsa, ispirato da un disegno di Stefano Leone, noto fotografo termolese. “Sono molto legato all’aspetto sociale e culturale della festività di San Basso. Circa un anno fa, passando di qui in bicicletta, ho riflettuto sulla mancanza – causa Covid – di questo importante momento per la città e sul conseguente isolamento”. Così ha pensato di omaggiare i suoi concittadini pensando a tutto quello che hanno perso per via della pandemia. “Pescatori, ristoratori, imprese che non hanno potuto lavorare, operatori del settore turistico, giovani che non hanno potuto vivere la festa”. Dunque l’idea di un disegno che ricreasse iconicamente l’unione perduta e che è stato realizzato ora anche per essere un simbolo di ripartenza.

“È stato un nuovo inizio anche per noi writers, che in tutti questi mesi non abbiamo potuto lavorare”. Alessandro spera che questa esperienza, che definisce “genuina”, possa essere anche un punto di partenza. “Mi piacerebbe ad esempio fare dei lavori alle case popolari”. Questa iniziativa servirà, forse, a cambiare un po’ la percezione che solitamente si ha di questo tipo di arte. Le parole di Andrea in questo senso sono emblematiche. “Noi ci scontriamo spesso col pregiudizio delle persone, che ci percepiscono come ‘imbrattatori’, come persone che deturpano le città”. Raramente invece si pensa all’arte di strada come mezzo per la riqualificazione di un’area urbana, proprio quello che è successo qui.

Quello che oggi si può ammirare al porto di Termoli non sarebbe stato possibile, però, senza l’aiuto e il supporto (economico ma non solo) della struttura comunale e delle associazioni che hanno sposato entusiasticamente il progetto. Alessandro ci tiene a citarli tutti: “Armatori e associazione San Basso 7.0, Il Mosaico, il Circolo Canottieri. E dunque un grazie va in particolare a Paola Marinucci, a Enrico Miele e a Nico Balice”.

alessandro cristina e andrea ranieri

Andrea, dopo giorni di soggiorno a Termoli (città che conosceva a malapena), ha fatto ritorno nella ‘sua’ Ortona. Ha cominciato a fare graffiti, ci racconta, nel 2000, mentre lavorava nella falegnameria del padre. Poi pian piano sono arrivate sempre più commissioni (diversi i suoi progetti in cittadine abruzzesi ma non solo, ndr) e allora quella che era un’attività sporadica è diventata il suo lavoro.

Alessandro, che ha sempre coniugato le sue attività artistiche con lavori in altri settori, si dice “fiducioso dopo questa esperienza” e sta già pensando a nuovi progetti. “Saprei già chi coinvolgere, sono in contatto con writers di tutt’Italia”. Il suo desiderio inconfessato è che Termoli possa fare un salto di qualità rispetto all’arte urbana, un po’ come successo a Campobasso.

Questo progetto è riuscito a riconnettere diverse cose e diverse persone. “Non ci aspettavamo questa ondata di apprezzamento. In genere lavoriamo ‘in anonimo’, siamo disabituati a questa vicinanza con le persone. È stato bello”.

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