Quantcast

Tentano il suicidio ma era tutta una finta: 4 giovanissimi denunciati per procurato allarme

Era sembrato un drammatico incidente l'episodio avvenuto lo scorso 20 novembre in un centro di accoglienza di Bojano. Tuttavia, l'attività investigativa dei carabinieri è servita a smascherare il finto suicidio architettato probabilmente per accedere ad una retribuzione. La Procura per i minorenni ha emesso l'avviso di conclusione indagini, contestando a tutti e quattro il concorso nel reato di procurato allarme presso l’autorità

Era sembrato un drammatico tentativo di togliersi la vita che aveva sconvolto il centro per minori stranieri non accompagnati di Bojano. In realtà, era stata tutta una messinscena e i quattro ragazzi minori protagonisti della bravata sono stati smascherati e denunciati per procurato allarme.

Si sono concluse le indagini avviate dai carabinieri della cittadina matesina che avevano sin da subito notato alcuni elementi poco chiari della vicenda che aveva turbato la comunità. Tutto era accaduto lo scorso 20 novembre, quando due giovanissimi erano rimasti vittima di quello che sembrava un gravissimo incidente.

Uno dei ragazzi, all’epoca quattordicenne, ospite della struttura di accoglienza, era caduto dalla finestra del primo piano. Era precipitato da un’altezza di circa 5 metri dal suolo ed aveva impattato su un terrapieno. Nonostante le gravi ferite riportate e che hanno richiesto il trasferimento con urgenza a bordo di un’ambulanza del 118 pronto soccorso dell’ospedale “Veneziale” di Isernia, l’adolescente non era in pericolo di vita.

Due migranti di 14 e 16 anni cadono dal balcone, uno è in prognosi riservata. In corso le indagini dei carabinieri

Oltre a lui, anche un amico – di poco più grande – aveva tentato di lanciarsi da una finestra utilizzando una tenda legata ad un termosifone, probabilmente sempre per togliersi la vita. Non ci era riuscito per il pronto intervento di altro ospite che lo aveva trattenuto e aveva richiamato l’attenzione degli operatori della struttura giunti in soccorso.

Quando hanno iniziato a chiarire cosa fosse accaduto, i carabinieri si sono accorti che qualcosa non quadrava nelle prime dichiarazioni raccolte sul posto e dalla ricostruzione delle dinamiche. Da qui sono iniziati una serie di riscontri, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Campobasso.

All’esito dell’attività investigativa, gli investigatori hanno fatto luce sull’accaduto: i quattro giovanissimi avevano inscenato il tentativo di suicidio di due di loro, uno si era lanciato dalla finestra e l’altro invece era stato trattenuto in tempo.

Il gruppetto di minori stranieri – è emerso sempre dalle indagini – avevano anche deciso di dividersi i compiti: uno dei quattro, ad esempio, doveva chiedere aiuto agli operatori della struttura e per rendere più credibile la messinscena doveva agire con concitazione. Insomma, doveva far ritenere che quanto stesse accadendo fosse un reale tentativo di suicidio.

Infine i Carabinieri hanno definito anche il ruolo del quarto giovane, che altro non doveva fare che fingere di trattenere il suo amico dal tentativo di lanciarsi dalla finestra e trarlo in salvo.

La Procura per i Minorenni, condividendo le risultanze investigative, ha emesso l’avviso di conclusione indagini, contestando a tutti e quattro il concorso nel reato di procurato allarme presso l’autorità (Art. 658 c.p.), per aver – con la loro condotta – attivato i carabinieri che prontamente sono intervenuti, il servizio di emergenza sanitaria e la Procura medesima.

Probabilmente i quattro giovani stranieri, che sono stati successivamente trasferiti in altre strutture e godono di buona salute, avevano inscenato l’insano gesto  “per indurre gli operatori a farli accedere alla fase successiva del programma ove sarebbe prevista anche una retribuzione“, riferiscono i Carabinieri.

Dunque, con la loro attività gli uomini dell’Arma non solo hanno fatto chiarezza sull’accaduto ma sono riusciti a “restituire la serenità agli operatori della struttura, che al pari di tanti altri si dedicano quotidianamente a tale attività”. L’episodio del resto “aveva gettato qualche ombra sulle modalità in cui avveniva”, concludono.