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Il caso a roma

Si infrange la ‘favola’ del cavallo pentro: abusi ed esposti perchè “gli allevatori lucrano coi fondi Ue”

Arriva sul tavolo del ministro della Transizione Ecologica Cingolani il caso di Pantano della Zittola, sito di interesse comunitario a Montenero Valcocchiara (provincia di Isernia) nonchè luogo di pascolo del cavallo pentro, una delle 5 razze tutelate in Italia. Le denunce delle associazioni animaliste e del WWF trovano una sponda politica nel consigliere regionale M5S Angelo Primiani: chiesti controlli sull'erogazione dei finanziamenti europei. "Ci sono allevatori che operano nell'illegalità e sanzionati in alcuni casi con multe irrisorie, mentre si sta distruggendo un'area dall'alto valore ambientale", sottolineano.

Pantano della Zittola è – o forse sarebbe meglio dire era – una sorta di paradiso, un ‘anfiteatro’ naturale continuo al Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise e nel quale pascolano i cavalli della razza ‘pentra‘, una delle cinque tutelate in Italia. Qualcuno probabilmente sarà già stato in questo incantevole posto dove fino a qualche anno si svolgeva un Rodeo in grado di richiamare migliaia di persone.

Le premesse per rendere questo affascinante luogo, dichiarato sito di interesse comunitario nonchè una delle torbiere dell’Appennino, un’area di alto valore anche turistico e ricettivo ci sarebbero tutte, soprattutto in un momento nel quale sta prendendo piede il cosiddetto ‘slow tourism’ (il turismo lento, ndr).

Nelle realtà, a Pantano della Zittola (che rientra nel Comune di Montenero Valcocchiara, paese della provincia di Isernia) si consumano “illegalità e abusi”, come denunciano da tempo animalisti e ambientalisti che hanno trovato una sponda politica nella loro battaglia per il rispetto delle regole e la tutela degli animali e del sito coinvolgendo il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Angelo Primiani. Che ipotizza l’impiego non corretto dei soldi pubblici. 

In favore degli allevatori fino a poco tempo fa venivano stanziati fondi regionali come prevedeva la legge numero 26 del 2005. Ora la Regione Molise eroga i finanziamenti del Piano di sviluppo rurale, quindi parliamo di fondi europei, volti anche ad adeguare le strutture di ricovero degli animali nel rispetto di determinati requisiti igienico-ambientali. “Ma le stalle sono come quelle di 70 anni fa e la Regione non controlla”, insiste Primiani.

Inoltre, denuncia il consigliere grillino, “il Parco nazionale eroga 500 euro per ogni cavallo predato. Ma questo indennizzo viene utilizzato in maniera distorta da alcuni allevatori che preferiscono lasciare il puledro allo stato brado e nel mirino dei predatori (come i lupi, ndr) proprio per ottenere i fondi piuttosto che curare gli animali sostenendo costi maggiori“.

Primiani qualche giorno fa ha svolto un sopralluogo nella zona per accertare le segnalazioni delle associazioni e di alcuni allevatori. Quanto ha visto con i suoi occhi lo racconta in un incontro con la stampa convocato questa mattina – 19 maggio – a Campobasso.

conferenza cavallo pentro Angelo Primiani M5S Calvanese

L’esponente M5S parla di “una situazione sconcertante“, nello specifico di “staccionate e costruzioni abusive che stanno interferendo con i corsi d’acqua”, di “recinzioni costruite col filo spinato” e di “torrenti deviati con i guardrail“. “Mentre il Comune non provvede a rimuoverle, si sta danneggiando l’ambiente, oltre che mettere a repentaglio il benessere degli animali. Fra l’altro, secondo la normativa nazionale, i pascoli allo stato semi-brado possono essere effettuati tutto l’anno ad eccezione della stagione invernale, dal 1 dicembre al 30 aprile, perchè il pascolo deve rigenerarsi e in questo arco di tempo gli animali essere ricoverati nelle stalle”.

A detta del consigliere regionale pentastellato, tutto questo non succede. Lo confermano anche i rappresentanti di Stop Animal Crimes e WWF Giancarlo Calvanese e Giuseppina Nitro in conferenza. Tanto è vero che i cavalli affamati arrivano a spingersi in paese. La loro presenza sulle strade è al tempo stesso un pericolo per gli stessi equini oltre che per gli automobilisti. L’ultimo grave incidente si è verificato alla fine dello scorso gennaio: il conducente di una vettura è finito in ospedale, l’animale è stato abbattuto. Oppure i cavalli vengono aggrediti e predati dai lupi del Parco. 

Che a Pantano della Zittola ci fossero della criticità era noto già dal 2015: una relazione dell’Arpa che il consigliere regionale cita ha messo in luce che “le emissioni di nitrati erano superiori del 600% rispetto al limite di tollerabilità”. Il che crea un altro danno all’ambiente.

Inoltre, i Carabinieri hanno sanzionato gli allevatori che non rispettavano la legge con sanzioni considerate irrisorie, mentre l’associazione Stop Animal Crimes e il WWF si sono rivolti alla Procura di Isernia e hanno presentato almeno due esposti. 

“Si prefigurano i reati di abbandono e maltrattamento degli animali“, sottolinea Giancarlo Calvanese. A suo avviso “andrebbe fermata l’erogazione dei finanziamenti pubblici agli allevatori inadempienti”. “Noi abbiamo presentato un esposto nel 2008 sul degrado del sito Pantano della Zittola” che è anche “un luogo di svernamento degli uccelli migratori”, sottolinea la rappresentante del WWF Giuseppina Nitro. “Ci rivolgeremo alla Commissione europea per avviare una procedura di infrazione”.

Invece l’avvocato Laura Iallonardi, che sta tutelando gli interessi degli allevatori che si sono messi in regola ma continuano a constatare quelle che ritengono situazioni irregolari, evidenzia: “Il Comune (di Montenero Valcocchiara in cui Pantano della Zittola ricade, ndr) non si sta adeguando alle prescrizioni e alle nuove direttive sull’assegnazione dei pascoli” e “nei confronti degli allevatori inadempienti, che danneggiano i più piccoli, abbiamo chiesto il blocco dei finanziamenti”. 

Il consigliere regionale M5S, dopo aver presentato due mesi fa un’interrogazione alla Giunta a cui non è stata data risposta, coinvolgerà la delegazione parlamentare ed europarlamentare su tale caso. Inoltre, aggiunge, “ho scritto al ministro Roberto Cingolani affinchè possa essere sviluppato un piano di transizione ecologica: le azioni repressive e gli interventi dei Carabinieri Forestali non bastano, occorre una soluzione politico-istituzionale per far emergere dall’illegalità gli allevatori. Nessuno vuole pregiudicare le attività agricole e gli allevamenti su quel territorio, ma non si può operare nella piena illegalità“.

(foto Geo Magazine)

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