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“Richiami”. Una poesia per ricordare il mondo del lavoro martoriato dalla pandemia

Oggi Festa del Primo Maggio. Una poesìa per ricordare il mondo del lavoro martoriato ovunque da una pandemìa che stride. E’ tratta da “Versi in quarantena”, Editrice Lampo, Campobasso. Ci ricorda, tra non poche preoccupazioni, sempre attuali, che tale ricorrenza è cambiata profondamente a causa del virus pandemico che ha cambiato pelle. Il testo si riferisce  all’anno passato. Ma l’insegnamento è tuttora valido nel cammino dei nostri giorni. Il titolo è Richiami.

“Primo Maggio/Il distanziamento sociale/ è l’unica medicina/per combattere il coronavirus/nel silenzio generale/delle piazze/vuote/di musica/e di fracasso/la voce della natura/è roboante/Ci sgrida ancora/per essere rispettata/per dirci/in futuro così/sarà difficile/andare avanti.

Il richiamo è forte. Sui gradini del tempo senza lavoro si muore. Si sbriciola la famiglia. Si perde la propria identità. Si perde il senso della vita. In tanti il lavoro l’hanno perso. Per tanti lavoratori non sarà facile ritrovarlo. Da più parti si avverte che in questo Primo Maggio c’è ben poco da festeggiare. Le conseguenze della pandemìa, ovunque, anche  nei piccoli centri, sono state disastrose. Unite al calo dei consumi. Aggravate dal calo della disoccupazione e dello spopolamento. Qui soffrono le poche attività in prima linea. Si lavora con orgoglio per portare a casa un pezzo di pane tra le norme rigorosamente da rispettare, per evitare un altro preoccupante contagio.

Nell’area del cratere l’azione del Covid 19 ha spazzato vìa non pochi titolari di attività agricole. Il colpo inferto a questa terra di mezzo è terribile. Si mettono mano ai risparmi. Ma anche quelli, come mestamente dichiarano diverse famiglie, sono venuti meno, per via dell’alto tasso di anziani cancellati da questo terribile coronavirus. Nei piccoli  paesi molisani, dove il clima è ancora ottimale e per la sua qualità fa ben sperare in futuro, si vedono in giro sempre meno persone. Tra vicoli, piazzette e piccoli agglomerati completamente vuoti, che potrebbero ospitare, senza problemi, migliaia di persone. Nelle campagne il tono del lavoro è diverso. Va avanti tra non poche difficoltà. L’attaccamento alla terra, per le aziende agricole, è decisamente forte. E’ un sentire atavico. Lo dimostrano i tanti campi olivetati pieni di vitalità. Dove il lavoro stagionale continua, tra colonne di fumo grigio, per via della  bruciatura delle “frasche”, e tra le tante chiome argentee, rigogliose, degli ulivi.

Si spera che in questo periodo d’emergenza le misure del Governo possano rilanciare un’efficace azione di ripartenza. Senza dimenticare il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza. In questo momento così particolare sale in alto il tono di una voce che colpisce e fa riflettere chiunque. E’ lo slogan di questo incerto Primo Maggio 2021, lanciato da Cgil Cisl Uil, che grida:  “L’Italia si Cura con il lavoro”.

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