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Prof Unimol indagato, Gervasoni si difende: “Legittima critica politica”. Ma il ministro chiede provvedimenti

Clima sempre più arroventato attorno al docente di Storia contemporanea indagato per vilipendio al presidente della Repubblica a mezzo social. Mentre l'Ateneo molisano valuta interventi anche su sollecitazione del ministro Messa, l'insegnante replica: "Sono tweet di critica politica, non minacce". 

Le 24 ore successive alla notizia delle indagini che coinvolgono Marco Gervasoni, ordinario di Storia contemporanea all’Università del Molise, sono piuttosto turbolente. Il caso ha assunto infatti una rilevanza mediatica di livello nazionale: il ministro dell’Università Cristina Messa ha chiesto al rettore Luca Brunese di intervenire nei confronti dello stesso professore indagato per vilipendio al presidente della Repubblica a mezzo social.

“Sono certa che l’Università del Molise prenderà seri provvedimenti contro il professor Gervasoni e comunque li solleciterò a farlo”: il commento dell’esponente del Governo Draghi nel corso di una trasmissione – ‘Breakfast Club’ – in onda su Radio Capital.

Offese sul web il presidente della Repubblica, indagato professore dell’Università del Molise

Molto probabilmente l’Unimol attenderà l’esito dell’inchiesta giudiziaria prima di decidere sul futuro dello storico e saggista 53enne, finito al centro di un’altra bufera mediatica. E poco tempo fa aveva proceduto contro di lui: Gervasoni aveva ricevuto un richiamo formale dopo aver offeso sui social (“Ma che è, n’omo?”, il commento pubblicato sul suo profilo Twitter) Elly Schlein, la vice presidente dell’Emilia Romagna, a cui il settimanale L’Espresso aveva dedicato una copertina. Ancora prima l’insegnante aveva fatto parlare di sè per aver definito Ilaria Cucchi “La Liliana Segre dei poveri” e per un altro post sulla Sea Watch, nave della ong tedesca battente bandiera olandese che trasportava migranti.

post Gervasoni sea Watch

Dopo questo tweet la Luiss (altra prestigiosa università in cui insegnava) decise di non rinnovargli il contratto.

Questa volta, però, è diverso: c’è un’indagine in corso e ieri (11 maggio) i Carabinieri del Ros, su ordine della Procura di Roma, hanno eseguito due decreti di perquisizione con il supporto in fase esecutiva dei comandi provinciali Carabinieri di Roma, Latina, Padova, Bologna, Trento, Perugia, Torino e Verbania. In totale ci sono undici indagati per minacce a offese al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. 

Nelle scorse ore Gervasoni si è difeso dalle accuse: “L’unico reato per cui sono indagato – ha spiegato all’Adnkronos – è vilipendio al presidente della Repubblica a mezzo social su twitter. La cosa curiosa è che il mio profilo è pubblico, e tutti possono andare a vedere cosa ho scritto, quindi non so perché ci sia stato bisogno di cercare altre prove scaricando tutti i miei materiali e portando via due pc“.

Poi ha aggiunto: “Sul mio profilo i post contro il presidente della Repubblica ci sono, perché io l’ho criticato diverse volte, però sono tweet di critica politica, assolutamente non minacce”.

Oltre al direttore di Libero Vittorio Feltri, anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni si è schierata con il professore dell’Università del Molise: “Mi auguro ci siano ragioni solidissime per una retata con perquisizioni affidate ai Ros nei confronti di 11 persone tra cui giornalisti, professori e professionisti accusati di una ‘rete sovranista’ su internet e forse di ‘vilipendio al presidente della Repubblica’. Attendiamo di conoscere le gravissime accuse alla base di questa azione giudiziaria, in mancanza delle quali ci troveremmo davanti a un episodio che ricorda sinistramente i peggiori regimi autoritari”.