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Mattanza a Busso, 10 cani padronali e randagi uccisi con antigelo e veleno per topi. Partono le denunce

Un primo esposto ai Carabinieri da parte della padrona di uno degli animali uccisi con un mix di sostanze letali che, stando alle prime ricostruzioni, sembra siano state nascoste in alcune esche lasciate nelle vicinanze del campo sportivo. L'associazione Stop Animal Crime denuncia: "Sono morti tra atroci sofferenze". Mentre ci si interroga sui responsabili del crudele gesto, il sindaco Michele Palmieri invita le famiglie a denunciare. Intanto servirebbe almeno una segnaletica che avverta del pericolo, e la bonifica della zona.

Giura di non aver mai visto atrocità del genere chi ha visto le povere bestiole avvelenate a Busso. Nel centro a pochi chilometri da Campobasso, dieci cani sono stati uccisi con un mix di sostanze altamente letali.

Liquido antigelo (quello che solitamente utilizziamo per le auto) e veleno per topi, come sarebbe emerso dall’esame necroscopico svolto da un veterinario di Bojano su uno dei cani morti. Dieci in tutto. Alcuni randagi, cinque padronali, probabilmente lasciati liberi di circolare in paese tanto da spingersi fino all’impianto sportivo di Busso. Qui qualcuno, probabilmente disturbato dal loro girovagare, avrebbe lasciato i bocconi avvelenati, completamente indifferente al fatto che qualche bambino avrebbe potuto raccoglierli e ingerirli.

“Sembra che i bocconi avvelenati siano stati posti vicino al campo sportivo del paese”, conferma a Primonumero il sindaco Michele Palmieri confermando la mattanza scoperta venerdì scorso. “Probabilmente il veleno era mischiato in alcune polpette o nella pasta“. Un formato di pasta piccolo è stato scelto dal crudele autore di questa strage: le ‘farfalline‘, solitamente impiegate per preparare minestroni o pastine per i più piccoli, come si vede nelle terribili immagini che abbiamo ricevuto in redazione e che preferiamo non mostrarvi.

I cani sono morti tra sofferenze atroci. I rappresentanti dell’associazione Stop animal crime, che nei giorni scorsi sono stati a Busso proprio per capire cosa fosse successo, raccontano che “alcuni padroni hanno sentito come scoppiare il fegato di queste povere bestie”. Il mix di sostanze tossiche è stato come una bomba che ha lacerato gli organi vitali. E’ “un gesto crudele di chi ancora si vendica sui più deboli”, commentano ancora gli animalisti.

“Per il paese ad ogni modo è stato un fulmine a ciel sereno, non si era mai verificato un episodio del genere”, aggiunge il primo cittadino che ha invitato le famiglie dei proprietari dei cuccioli avvelenati a sporgere denuncia ai Carabinieri affinchè, anche sulla base del referto medico veterinario, si possa far luce su un episodio sconcertante e risalire all’autore della mattanza. Almeno un esposto è stato presentato all’Arma da parte di una signora che ha visto il suo amico a quattro zampe spirare fra grandi sofferenze.

Secondo quanto riferiscono le associazioni ambientaliste, ci sarebbero dei sospetti su un residente in paese. Elemento che il sindaco non conferma: “Non riesco a individuare una persona che possa aver commesso un gesto così atroce”.

Avvelenare gli animali è reato, come stabilisce la legge. Il nostro codice penale (art. 544-bis) punisce chi “cagiona la morte di un animale” con “la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”. Inoltre chi “per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se deriva la morte dell’animale”.

Al di là dell’aspetto penale, c’è anche un altro risvolto: il Comune è obbligato ad adottare le misure previste in un’ordinanza del Ministero della Salute ‘Divieto di utilizzo di esce e bocconi avvelenati’ per prevenire rischi per la salute dell’uomo e degli animali, oltre a pericoli dovuti alla contaminazione ambientale. L’ordinanza (rinnovata nel 2019) impone obblighi ai proprietari degli animali morti dopo aver ingerito esche avvelenate: deve segnalare “l’episodio ad un medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento, corredata da referto anamnestico”.

Il sindaco invece (è sempre l’ordinanza a prevederlo) deve dare “immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine da effettuare in collaborazione con le autorità competenti”, oltre a disporre la “bonifica del luogo interessato, anche con l’ausilio di volontari, guardie zoofile o nuclei cinofili antiveleno e organi di Polizia giudiziaria” a “segnalare, con apposita cartellonistica, la sospetta presenza nell’area di esche o bocconi avvelenati e a intensificare i controlli da parte delle autorità preposte”.

Un’azione fondamentale per evitare che oltre ai cani possa ingerire quel miscuglio letale anche un bambino.

Tutte queste operazioni sono state avviate a Busso? 

“Stiamo cercando di capire cosa è successo, sicuramente è un episodio da stigmatizzare”, spiega il sindaco. Che si sofferma sulle iniziative intraprese dalla sua amministrazione per contrastare il randagismo. “E’ un fenomeno abbastanza diffuso. Come amministrazione da anni abbiamo stipulato una convenzione con un canile e promosso le adozioni tramite un’associazione. Dal mio insediamento, ossia dal 2017, non meno di dieci cani sono stati dati in affidamento. Inoltre, a dimostrazione della sensibilità della mia amministrazione per questo problema, il vice sindaco ha sostenuto le spese mediche per un cane ‘adottato’ dal paese e che è malato. Purtroppo ci sono anche i cani che vivono ai margini del paese che non riusciamo a controllare, mentre per i cani padronali c’è un’ordinanza sindacale che obbliga i proprietari a tenerli al guinzaglio e a microchipparli”.