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L’accordo per i terreni e gli investitori cinesi che non ci sono. South Beach, l’ora dei dubbi foto

Il Tavolo tecnico in Regione frena sul progetto faraonico invitando a un forte ridimensionamento, ma intanto la società cinese indicata da George Cohen come potenziale partner non ha mai risposto all’invito del Comune di Montenero. Mentre la storia di quei terreni ha un passato burrascoso

South Beach. Due parole in inglese che alimentano l’immaginazione e nascondono una storia capace di attraversare i continenti e intrecciare passato e futuro. Perché l’impressione è che le tante domande di questo progetto nascondano altre domande invece che risposte, aprano a nuovi dubbi.

A cominciare dalle più elementari: ad esempio, chi sono gli investitori dietro al progetto? E perché i cinesi, con le loro agenzie governative e banche d’affari controllate dal Governo che non fa uscire uno spillo di capitale senza un rigorosissimo controllo interno, si sarebbero incaponiti a voler investire proprio a Montenero di Bisaccia? E ancora: di chi sono quei terreni, in gran parte privati, che costituiscono il cuore dell’insediamento faraonico che sta spaccando l’opinione pubblica locale?

Se fino a due mesi fa quelle due parole inglesi – South Beach – non dicevano nulla ai molisani, salvo un vago riferimento alla spiaggia di Miami, a fine marzo 2021 le cose sono cambiate con una determina della Regione Molise. Un atto che ha tolto i veli a un mastodontico investimento da 3,6 miliardi di euro da parte dell’imprenditore canadese George Cohen realizzabile con “fondi cinesi”. Grattacieli da 25 piani e ville di rappresentanza in riva al mare, 4 alberghi e 200 fra bar e ristoranti per circa 5 milioni di metri cubi alla marina di Montenero di Bisaccia, contrada Marinelle, fra il fiume Trigno e il torrente Mergolo. Un progetto presentato in realtà un anno prima, ma quasi dimenticato a causa della pandemia.

South Beach monica

Al momento c’è ben poca chiarezza sui reali investitori dell’opera. La proposta avanzata dall’uomo d’affari canadese George Cohen si è fatta forte del sostegno di una società cinese detenuta dal Governo di Pechino. A farne il nome, nelle carte presentate mesi fa al Comune di Montenero, è stato proprio Cohen.

South Beach inchiesta 2 varie foto contucci

Si tratta della Beijing Urban Construction Group, una società edile molto solida, al punto da aver gestito importanti appalti per la costruzione delle strutture realizzate per l’edizione delle Olimpiadi di Pechino 2008. La BUC Group viene presentata da Cohen come potenziale partner dell’investimento. Potenziale quindi, non effettivo.

Ma ad alimentare i dubbi sulla reale partecipazione (e sul reale interesse) della compagnia cinese al progetto di South Beach c’è anche il fatto che il Comune di Montenero, davanti a tale comunicazione, nel novembre scorso ha preso la palla al balzo invitando sia Cohen che la Beijing Urban Construction Group a un incontro ufficiale in Comune con l’intento di verificare il piano di investimenti e avviare un confronto coi potenziali partner dell’investimento. A sei mesi da quella nota firmata dal sindaco Simona Contucci, l’invito è rimasto disatteso. Non solo nessun imprenditore cinese è stato accolto a Montenero, ma da Pechino non sono mai giunte risposte.

South Beach inchiesta 2 varie foto contucci

Lecito domandarsi se la BUC sia anche solo semplicemente messa al corrente che un imprenditore canadese, dall’altra parte del mondo, l’ha chiamata in causa garantendo che nessuno più dei cinesi sarebbe lieto di mettere una montagna di soldi in un progetto di turismo di lusso per 11mila alloggi in un deserto acquitrinoso attraversato dalla Statale 16.

South Beach marina Montenero idrovora spiaggia

In questi mesi il Comune adriatico ha avviato una serie di verifiche, sia sul progetto che sugli investitori stessi, interessando le autorità giudiziarie a scopo cautelativo. Per altro i professionisti locali che stanno seguendo il progetto per conto di Cohen non hanno smentito che il coinvolgimento della società cinese sia tutto da verificare, e anzi hanno fatto trapelare l’ipotesi che l’imprenditore canadese abbia le capacità “da solo, solo con le sue forze” per affrontare il maxi investimento presentato nelle carte giunte al Comune anche come ‘Project Miami’.

South Beach inchiesta 2 varie foto contucci

Da qui il nome South Beach per un’idea che intende trasformare radicalmente un’area attualmente semi abbandonata, fatta di terreni paludosi e un lembo sempre più stretto di spiaggia selvaggia. Un’area oggi ampia circa 160 ettari che in realtà è quasi interamente privata e in mano a due soli proprietari. Si tratta dei fratelli Alessandro e Carmine Sarni, noti imprenditori pugliesi a capo di una nota società attiva nella ristorazione e nella grande distribuzione. Se il nome vi è familiare è facile capire perché: i Sarni sono titolari di una grossa catena di ristorazione sulle autostrade e nei centri commerciali su gran parte del territorio nazionale.

Se si eccettuano poco meno di 8 ettari che invece appartengono al Comune di Montenero e al Consorzio di Bonifica Trigno e Biferno, i Sarni risultano titolari di quasi tutti gli altri 150 ettari attualmente esistenti. Ma come sono giunti a mettere le mani su quel pezzo di Molise?

Secondo quanto si può ricostruire avvalendosi di cronache d’epoca e articoli giornalistici datati, quegli appezzamenti in gran parte incolti vennero acquistati dai fratelli Sarni nel lontano 1990 grazie a una legge dello Stato risalente al 1956 che regolamentava la cosiddetta proprietà contadina. In sostanza una norma che prevedeva questo: i vecchi terreni del Demanio pubblico – come quelli fra il Trigno e il Mergolo – potevano essere venduti con consistenti agevolazioni fiscali solo a condizione che gli acquirenti fossero coltivatori di proprietà limitrofe.

South Beach mappa

I due fratelli originari di Ascoli Satriano (provincia di Foggia) all’epoca non avevano questi requisiti e avrebbero presentato – sempre sulla base di quanto in quegli anni venne scritto da diversi giornali – una documentazione poi risultata falsa, grazie alla quale avrebbero eluso il pagamento di tasse per oltre un miliardo di lire. Come si legge nelle cronache dell’epoca, la compravendita finì al centro di accertamenti giudiziari e contabili che ne hanno anche rallentato un successivo utilizzo a scopo edilizio negli anni a seguire, quando poi la situazione sarebbe stata sanata.

Ma il vero limite a un’espansione urbanistica di quell’area sono in realtà i grossi vincoli naturali e paesaggistici esistenti, a cominciare dall’erosione costiera che ha trasformato i circa 188 ettari acquistati trent’anni fa dai Sarni in meno di 160 ettari attuali. Erosione costiera che è stata chiaramente analizzata nelle prime sedute del Tavolo tecnico istituito dalla determina dirigenziale di fine marzo. Al contrario di quanto hanno gridato ai quattro venti molti commentatori, il Tavolo tecnico non ha affatto spianato la strada al progetto. In un primo approfondimento avvenuto in queste settimane sono emerse anzi lacune importanti che il progetto, almeno per come è stato presentato, non colmerebbe. E criticità difficili da superare.

south beach disegno grafico

A cominciare appunto dall’erosione costiera, che tra l’altro ha quasi cancellato l’idrovora del Consorzio, che difatti è stata dismessa perché non assolveva più alla sua funzione. Chi conosce bene quell’area da oltre mezzo secolo racconta che una volta l’idrovora era ben distante dal mare: oggi le onde la percuotono con una forza capace di trasformarla prima in ruggine e poi di frantumarla pezzo dopo pezzo. Di questo passo fra dieci anni non ne resterà granché.

Terreni marina Montenero South Beach

Ebbene, gli enti chiamati a confrontarsi su South Beach hanno messo un freno anche all’idea progettuale di ripascimento costiero ritenendolo niente affatto risolutivo del problema. Il Tavolo tecnico ha rilevato inoltre carenze nel progetto sul rischio sismico, nonché sulla capacità di approvvigionamento idrico di un’area che già oggi soffre le pene dell’inferno ogni estate per mancanza d’acqua. Le prime fasi del confronto hanno però indicato nettamente la strada da intraprendere mettendo nero su bianco che a causa di vari vincoli esistenti è il caso di ridimensionare l’intervento. In poche parole: tutto quelle costruzioni di cemento, con grattacieli da 25 piani e villette in riva all’Adriatico, non si possono fare. Almeno non così.

Ma ancor prima che il Tavolo tecnico venisse richiesto dal Comune di Montenero e istituito dalla Regione Molise, ben prima che la dicitura inglese South Beach divenisse d’uso comune per i molisani, quei terreni sono stati al centro di approfondite discussioni tra gli attuali proprietari e i futuri possibili acquirenti.

Sono proprio i referenti locali di George Cohen ad assicurare che esisterebbe una scrittura privata tra l’imprenditore di Montreal e i fratelli Sarni per l’opzione di acquisto dei terreni fra il Trigno e il Mergolo. Una scrittura privata risalente a circa due anni fa, mentre invece la proposta arrivata al Comune di Montenero risale al febbraio 2020, pochi giorni prima che il mondo venisse stravolto dalla pandemia da Covid-19. Nessuna proposta di acquisto è giunta al Comune, né al Consorzio di bonifica.

E questo porta ad altre domande fondamentali. Cosa porta un importante imprenditore canadese in Molise? Come mai sceglie di realizzare un investimento così ampio in un territorio ancora paesaggisticamente vergine e turisticamente poco evoluto puntando sul cosiddetto turismo di lusso? O più semplicemente: chi è davvero George H. Cohen?

                                                                                                                (fine Parte I)